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Mongiana, il Sud che l’Italia ha dimenticato: il canto di Eugenio Bennato riaccende la memoria

Il cantautore celebra le Reali Ferriere, che furono il cuore pulsante dell’industria borbonica. La canzone diventa un inno delle Serre calabresi, una terra ricca di storia e sacrificio

Di Giusy Staropoli Calafati
28 Novembre 2024
In SOCIETÀ
Mongiana, il Sud che l’Italia ha dimenticato: il canto di Eugenio Bennato riaccende la memoria

Eugenio Bennato e parte delle Ferriere di Mongiana

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Eugenio Bennato, irriducibile cantautore della musica popolare italiana, presenta il suo nuovo singolo dedicato a un sogno antico ma mai sopito: Mongiana. Con questo brano straordinario, Bennato riporta alla luce una storia dimenticata, radicata nell’identità italiana e, in particolare, calabrese. Non è solo una canzone, ma un invito a riflettere su una memoria collettiva che l’Italia ha spesso scelto di accantonare, evitando di confrontarsi con le sue ingiustizie e privazioni.

Mongiana rappresenta il progresso industriale di un Meridione all’avanguardia, un centro di innovazione che l’Italia post-unitaria ha tentato di oscurare. Le sue Reali Ferriere furono il cuore pulsante dell’industria borbonica, dimostrando come il Sud fosse capace di grande sviluppo e innovazione. Tuttavia, con l’Unità d’Italia, quella realtà fu smantellata, lasciando dietro di sé un’eco di ingiustizia che Bennato trasforma in musica, rendendola un appello a riscoprire, ricordare e rendere giustizia.

Le Reali Ferriere

Eppure, Mongiana continua a dividere. Da un lato c’è chi, come Bennato, celebra le sue Ferriere come il più grande insediamento industriale del periodo preunitario; dall’altro chi ridimensiona la sua importanza, rifacendosi alle note di Giuseppe Maria Galanti, illuminista del XVIII secolo e visitatore del Regno. Nel suo “Diario di Viaggio” del 1792, Galanti descrisse con severità le condizioni di lavoro nelle Ferriere: «Il popolo per le oppressioni che soffre è men facinoroso di quello che dovrebbe essere. La gente addetta a questi lavori ha corta vita: muoiono ordinariamente o ciechi o paralitici circa li 40 anni. Alla Mongiana ci sono fisse 200 persone. Le ferriere hanno soldati di custodia, e si passano al mese ducati 3,50. Per vivere agevolano il contrabbando e agevolano li mastri ferrari della Serra. Colla scarsezza di soldi il Fisco fa due mali: mina li suoi interessi e corrompe la morale de’ popoli».

I riferimenti storici e letterari

Nel suo saggio “La Calabria e i neoborbonici” (2023), Andrea Mammone rivaluta la storia delle Ferriere, descrivendole come un centro nevralgico per l’intero Mezzogiorno, e con numeri decisamente più importanti di quelli citati da Galanti. Fondata nel 1771 e affiancata dalla Fabbrica d’Armi nel 1813, Mongiana fu un faro di progresso tecnico e culturale. Nel 1852, un decreto regio la trasformò in una colonia militare, con un comandante dotato di poteri amministrativi simili a quelli di un sindaco. Nonostante le difficoltà, Mongiana simboleggiava l’innovazione. La targa sull’Antica Fabbrica d’Armi testimonia la sua importanza: «Dalla Fabbrica d’Armi di Mongiana l’Esercito borbonico riceveva molte delle proprie armi. È qui, che tra il 1828 e il 1835 vennero realizzati i primi ponti sospesi in ferro, visto che nella fonderia di Mongiana erano attivi i più grandi altiforni dell’intera siderurgia italiana».

L’orgoglio e la necessità di ridare dignità al Mezzogiorno

Con l’Unità d’Italia, però, iniziò il declino. Nel 1862, la gestione delle Ferriere passò al Ministero delle Finanze, segnando l’avvio del loro smantellamento. Nel 1874, furono messe all’asta dal governo unitario, cessando definitivamente la produzione. Le strutture furono abbandonate e il sapere industriale trasferito al Nord, in particolare a Terni, che divenne il nuovo centro della siderurgia italiana. Oggi, Mongiana non è solo un capitolo della storia passata, ma un richiamo alla necessità di valorizzare il Mezzogiorno. Attraverso la musica di Bennato, Mongiana diventa un inno delle Serre calabresi, una celebrazione di una terra ricca di storia e sacrificio. È un canto universale che tocca temi fondamentali: identità, dignità e lotta contro l’oblio; rappresenta un’eredità collettiva che richiama le radici profonde di un’intera comunità.

Non si può costruire un futuro solido senza affrontare il passato, senza ascoltare chi ha contribuito a definire ciò che siamo oggi. La canzone di Eugenio Bennato non è solo un omaggio alla geografia storica del paese, ma un invito per l’Italia a riconoscere il valore della sua storia e a riflettere sulle sue responsabilità nei confronti del Sud. «Il sangue non mente, e il richiamo delle radici è qualcosa a cui non si può sfuggire». Restituire Mongiana alla storia e a Mongiana la sua storia significa ridare dignità a un pezzo fondamentale del nostro passato, e aprire uno spiraglio di speranza per il futuro.

Ecco il nuovo brano di Eugenio Bennato

Tags: CalabriaCulturaMusica
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