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A Caria di Drapia sopravvive l’antico rito contadino della “Croce di Canna”

Un tempo celebrato il 3 maggio, univa fede popolare e legame con la terra per proteggere i raccolti e celebrare l’abbondanza

Di Redazione
3 Maggio 2025
In SOCIETÀ
A Caria di Drapia sopravvive l’antico rito contadino della “Croce di Canna”
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Una tradizione antica, carica di fede popolare e legame con la terra, sopravvive nella memoria collettiva di Caria, frazione del comune di Drapia, nel cuore della provincia di Vibo Valentia. Si tratta della “Croce di Canna“, un rituale che un tempo veniva celebrato il 3 maggio, giorno della Santa Croce secondo il calendario liturgico tradizionale.

Ritrovamento della Santa Croce

Il rito della protezione: la croce nei campi

I contadini calabresi, in particolare quelli di Caria, erano soliti piantare nei propri campi una croce costruita con canne e ornata con rametti di ulivo benedetti durante la Domenica delle Palme. Questo gesto non era soltanto simbolico: si trattava di un vero e proprio rito propiziatorio vòlto a proteggere le colture dai pericoli del maltempo, in particolare dai temporali e dalla grandine, veri nemici del raccolto.

Dopo la mietitura: gratitudine sull’aia

Al termine della mietitura, la croce veniva trasportata sull’aia e issata sopra le biche (i cumuli di grano) come segno di gratitudine e benedizione per il raccolto ottenuto. La trebbiatura, eseguita a calpestio, prevedeva la separazione del grano dalla pula grazie al soffio del vento. Sul cumulo di chicchi dorati, la Croce di Canna ritornava al centro della scena, simbolo di una ciclicità benedetta dalla natura e dalla fede.

Momenti di condivisione: l’augurio sull’aia

Non mancavano momenti di condivisione. I questuanti si avvicinavano all’aia salutando con un augurio: “Diu u vaccrisci” (“Dio ve l’aumenti”), esprimendo il desiderio di abbondanza per i padroni del grano. Questi rispondevano “Bona venuta” (“Benvenuto”), prima che la massaia colmasse la gerla e la versasse nella bisaccia del questuante, che ringraziava dicendo: “Diu u vi rendi u meritu” (“Dio vi dia la ricompensa”).

La conclusione del lavoro e l’omaggio ai poveri

Suggestiva anche la conclusione della mietitura: davanti all’ultimo tratto di spighe, i mietitori si fermavano, gettavano i loro strumenti (“jettavanu i sarmi”) e il massaro, togliendosi con solennità la paglietta dal capo, si inginocchiava sulla stoppia per recitare le litanie alla Madonna. Un momento di preghiera collettiva, seguito dalla falce che tornava in mano per completare il lavoro. Le ultime spighe, simbolicamente, erano lasciate a terra: destinate ai più poveri che accorrevano a raccoglierle con gioia, benedicendo la provvidenza e la generosità del padrone.

Un piccolo frammento di cultura contadina che racconta molto della Calabria di un tempo, fatta di gesti semplici, sacralità quotidiana e forte senso di comunità.

Tags: Caria Di DrapiaRiti PopolariTradizioni ContadineVibo Valentia
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