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Home CULTURA

Rinasce il gioiello calabrese del Casino Mollo, donato dalla famiglia al Fai per la collettività – Foto

L'antica dimora seicentesca, capace di svelare secoli di storia, aprirà domani le porte al pubblico, grazie a un restauro che l'ha riportata in vita

Di Ivan Fiorillo
14 Luglio 2025
In CULTURA
Rinasce il gioiello calabrese del Casino Mollo, donato dalla famiglia al Fai per la collettività – Foto

© Fai

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La Calabria si appresta ad accogliere un nuovo e significativo tassello nel patrimonio culturale e ambientale gestito dal Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano. Domani, martedì 15 luglio, il Casino Mollo, storica dimora situata in località Fallistro nel comune di Spezzano della Sila, aprirà ufficialmente le sue porte al pubblico. L’evento segna non solo la conclusione di un’importante opera di restauro e valorizzazione, ma anche il culmine di un percorso lungo e appassionato che intreccia la storia di una nobile famiglia, la tutela ambientale e la visione di un futuro sostenibile per la Sila.

Inserito nel cuore del Parco Nazionale della Sila, in prossimità della Riserva Naturale dei Giganti della Sila, il Casino Mollo è una massiccia costruzione rettangolare seicentesca, di circa trecento metri quadri per due piani, con una struttura in muratura di pietrame e un tetto a quattro falde. Il suo recupero lo riallestisce come un tradizionale “casino della selva silana“, pronto a raccontare, attraverso arredi d’epoca, cimeli familiari e sofisticate tecnologie multimediali, la storia di questo angolo di paesaggio rurale del Mezzogiorno d’Italia, dal Seicento a oggi. Un racconto che spazierà dalla forma e l’uso del territorio, all’economia, alla società e ai costumi, in un intreccio tra memorie pubbliche e le vicende private della famiglia Mollo, da sempre proprietaria del bene.

Le radici antiche e la vitalità di un feudo

La storia del Casino Mollo affonda le radici nella storia della famiglia Mollo, la cui origine risale al 1278, con l’arrivo in Calabria del cavaliere Ugone Molli al seguito di Carlo D’Angiò. Fu nel Seicento che la famiglia costruì il Casino, facendone il fulcro di un piccolo villaggio e di un’efficiente e diversificata azienda latifondistica. Qui si coltivavano grano e foraggio, si allevavano buoi e pecore sulle vie della transumanza e si producevano legname, pece estratta dai pini e persino seta nella vicina filanda. Un’economia rurale ricca che, grazie anche alla creazione di un bosco di pini larici e aceri montani voluto dai Mollo stessi a protezione dell’insediamento, diede vita a quella che oggi è la Riserva Naturale Biogenetica de “I Giganti della Sila”.

Con la Riforma agraria degli anni Cinquanta, la proprietà fu smembrata e il Casino divenne per oltre mezzo secolo la dimora di villeggiatura della famiglia.

La battaglia per i “Giganti” e la nascita di una visione

Un capitolo fondamentale nella storia di questi luoghi è legato alla figura della baronessa Paola Manes Mollo, madre delle donatrici. Negli anni Settanta, quando la pineta dei “Giganti” era minacciata dall’abbattimento, la baronessa compì un gesto straordinario: si legò materialmente ai pini secolari insieme ad Alfredo Salzano del Wwf Cosenza, per impedirne il taglio da parte delle ditte boschive. Un gesto di profondo amore per la natura, che, in un’epoca senza social media, ebbe una risonanza significativa anche grazie all’impegno del generale Ciolli, influenzato dalle sue parole. Questo sforzo corale, che vide la partecipazione di varie associazioni ambientaliste calabresi e dell’Agesci, fu un vero atto rivoluzionario, superando individualismi e interessi personali in nome della tutela.

Paola Manes Mollo © Fai

Dal “Museo del Pino” alla donazione al Fai: un sogno che si realizza

Le figlie di Paola Manes Mollo (Giovanna, Beatrice e Maria Silvia), insieme al compianto fratello Vincenzo, avevano ereditato l’amore per Fallistro e il desiderio di proteggere quella che definiscono «atmosfera un po’ magica e un po’ sacra». Già nel 2003, avevano elaborato un primo progetto per trasformare il Casino in un “Museo del Pino“, un polo informativo e formativo per la comunità e le nuove generazioni. Tuttavia, il finanziamento ottenuto dal Por Calabria risultò troppo esiguo per realizzare l’ambizioso intento.

La svolta avvenne nel 2016 quando, in seguito all’affidamento della pineta al Fai da parte della dottoressa Sonia Ferrari, si incrociarono una serie di circostanze fortunate. Conoscendo le attività e le finalità della fondazione, le sorelle Mollo decisero di donare il Casino al Fai, riconoscendo in esso l’alleato ideale per portare a compimento il progetto che avevano sempre desiderato. Contestualmente, il Parco Nazionale della Sila affidò in concessione al Fai la Riserva Naturale “I Giganti della Sila”. «Per noi la donazione del Casino al Fai non è stata una perdita, piuttosto la interpretiamo come un guadagno per l’intera collettività», hanno dichiarato le donatrici, ribadendo l’idea di condivisione e restituzione alla comunità.

Il restauro e il futuro del Casino Mollo

Grazie ai fondi del Pnrr (programma “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale“), sono stati avviati i lavori di restauro e adeguamento funzionale di quattro sale al piano terra del Casino. Questi spazi, che per anni erano caduti in disuso e mostravano i segni del tempo, sono stati recuperati con interventi mirati su intonaci e pavimentazioni, e adeguati alle moderne esigenze di fruizione e sicurezza. Sebbene i fondi del Pnrr siano stati decisivi per l’avvio, non copriranno il costo complessivo dell’intervento, che richiederà ulteriori investimenti.

Il Casino sarà ora un nuovo punto di accoglienza e informazione per gli oltre 30.000 visitatori annui della riserva, offrendo un racconto approfondito sull’origine storica del paesaggio, sui valori tutelati dalla riserva e sull’economia rurale dell’altopiano della Sila.

Il significato profondo del dono e il messaggio di non indifferenza

Per le sorelle Mollo, la donazione del Casino è l’espressione di un insegnamento ricevuto dalla madre: l’importanza di prendersi cura degli altri e dell’ambiente attraverso il proprio esempio e la coerenza. «Donare significa tutto questo: mettere a disposizione il proprio tempo, le proprie risorse, i propri beni, ma anche le proprie idee. È un gesto naturale, che sentiamo parte della nostra identità familiare. Donare è condividere, e restituire alla collettività un bene da amare, da curare e da far fiorire, insieme».

Sostenere il Fai, per loro, significa credere nella bellezza e nel valore della memoria collettiva, investendo nella cultura, nella formazione e nell’educazione al rispetto della storia. Il messaggio che desiderano condividere è quello di non essere mai indifferenti: «Guardare con attenzione, vigilare, reagire di fronte a ciò che è ingiusto o prepotente». La loro terra, meravigliosa e generosa, ha bisogno dell’impegno di ognuno, perché ogni luogo, anche il più piccolo, ha una dignità e una bellezza da custodire.

Un lavoro di squadra

Questo progetto, pur avendo incontrato qualche opposizione iniziale, è stato sostenuto da numerosi attori. In particolare il generale Ciolli, gli ex responsabili del Wwf (Alfredo Salzano e Francesco Bevilacqua), enti istituzionali come l’ex Opera Sila (oggi Arsac), il Corpo forestale (oggi Carabinieri della tutela ambientale), il Parco Nazionale della Sila (che ha fatto della pineta una riserva biogenetica) e la Regione Calabria. Un ringraziamento speciale va anche al professor Carandini, al compianto Angelo Maramai, al presidente Fai Marco Magnifico, alla direttrice culturale Daniela Bruno e a tutto lo staff della fondazione. Un pensiero riconoscente è espresso dai protagonisti ad Annalia Paravati (presidente onorario del Fai Calabria) e Laura Carratelli (presidente regionale Fai Calabria) per il loro infaticabile e decisivo sostegno, e a Simona Lo Bianco (responsabile della Riserva Naturale “I Giganti della Sila”), che con i suoi collaboratori incarna lo spirito autentico di un luogo «sacro, dove regnano il rispetto, il silenzio, la bellezza».

Tags: CalabriaFaiPatrimonio Culturale
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