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Home SANITÀ

Ospedale di Tropea. Grido d’allarme di Cortese (Fronte comunista): «Reparti non adeguati»

La nostra intervista al responsabile regionale dell'organizzazione, che denuncia «lo smantellamento del nosocomio» e «le gravi carenze dei reparti»

Di Pasquale Scordamaglia
23 Luglio 2025
In SANITÀ
Ospedale di Tropea. Grido d’allarme di Cortese (Fronte comunista): «Reparti non adeguati»

Domenico Cortese e l'ospedale di Tropea

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Durante questi mesi è proseguito l’impegno e l’attivismo dell’organizzazione “Fronte comunista”, al fine di contrastare il disfacimento del presidio ospedaliero di Tropea e, in generale, lo smantellamento della sanità pubblica e del diritto alla cura. A tal proposito abbiamo intervistato il responsabile regionale Domenico Cortese, che ha analizzato tanti aspetti relativi allo stato attuale della struttura ospedaliera.

In merito alle attività di lotta sul territorio, in che modo è stato espresso il dissenso per le politiche regionali e nazionali di recente?

«Questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da una ripresa significativa delle attività popolari contro il deterioramento della sanità pubblica e territoriale in Calabria. Possiamo citare il presidio mensile davanti all’ospedale “Jazzolino”. Da più di due anni lo organizza il comitato “Città attiva” di Vibo Valentia. E questo comitato è riuscito persino ad aprire uno sportello di sostegno per i ritardi nelle liste d’attesa. Il grande attivismo del comitato “San Bruno” di Serra. Le pratiche conflittuali del sindacato Usb, riuscito a far stabilizzare decine di operatori sanitari. Le attività di ricerca e di lotta del comitato “Costa degli Dei”. Insieme a tutte queste realtà, noi del Fronte comunista ci siamo impegnati recentemente in vari modi. Manifestazioni di portata regionale, banchetti informativi sul territorio e, soprattutto, il tentativo di fare rete tra i vari gruppi popolari. Abbiamo radicalizzato le rivendicazioni verso degli obiettivi chiari di lotta al profitto privato in sanità e anche nei confronti dei tagli al servizio pubblico».

Voi mettete un particolare accento sulla polemica contro la sanità privata. Potete spiegare il perché di questa scelta?

«Il motivo è che tra i fattori che rischiano di peggiorare la qualità e l’universalità del servizio sanitario, sia territoriale che nazionale, vi è lo strapotere politico-economico dei titolari della medicina privata. I modi in cui questo potere danneggia il servizio pubblico sono diversi. Conflitti di interesse all’interno dell’amministrazione pubblica che spingono per disinvestire in strutture pubbliche. Sprechi di denaro in accreditamenti verso strutture che offrono solo servizi ad esse profittevoli e scaricano sul pubblico gli interventi complessi, costosi e intensivi (come pronto soccorso e terapia intensiva). Truffe conclamate e messe in atto dagli operatori privati ai danni delle casse pubbliche. Drenaggio di professionalità “eccellenti” dal pubblico, il privato le attira attraverso redditi altissimi, finanziati con un trattamento (al contrario) vergognoso degli operatori sanitari di livello minore. Un esempio clamoroso di gestione “privatistica” delle liste di attesa (e di conflitti di interesse), ha avuto luogo pochi giorni fa alla “Dulbecco” di Catanzaro».

Immagine generica di un reparto d’ospedale

Parliamo ora dello stato attuale dei reparti presenti all’ospedale di Tropea. Quali sono le problematiche che creano dei disagi ai vari utenti dell’ospedale?

«Il pronto soccorso di Tropea non è autosufficiente. Disfunzioni sono, ad esempio, la radiologia che non permette una diagnostica completa, in quanto non esiste il radiologo in sede, solo in urgenza o comunque non a garanzia di una copertura delle 24 ore. Il fatto che non vengono eseguite ecografie. Le consulenze specialistiche che sono limitate unicamente a quelle dei reparti o meglio degli specialisti esistenti (urologo, medicina interna, chirurgo, cardiologo) e solo in orario diurno o, addirittura, solo in specifici giorni settimanali. Il laboratorio analisi, inoltre, può essere di supporto solo parzialmente, funzionando in orario diurno, altrimenti si utilizzano kit di base o si chiama un analista in reperibilità notturna. Il che significa offrire una sorta di primo intervento e non un servizio di pronto soccorso. Attualmente, inoltre, il servizio laboratorio, a Tropea come a Vibo Valentia, è interrotto dal 3 luglio per problemi al server».

In ospedale esistono dei servizi che devono essere assolutamente potenziati e garantiti. Com’è attualmente lo stato dei fatti?

«In generale, in base ai dati raccolti dal comitato “Costa degli Dei”, si può fare uno schema delle carenze che interessano alcuni reparti. Dermatologia: ad oggi è attivo per 1 sola volta a settimana. Medicina legale con un solo medico dedicato al primo piano tra radiologia e 118. A Vaccinale le figure professionali provenienti da strutture sanitarie di Vibo Valentia sono insufficienti ed il personale paramedico svolge anche funzioni amministrative, incompatibile con la gestione manuale dei vaccini. A Psichiatria è in servizio un solo medico in età pensionabile».

E gli altri reparti?

«Non abbiamo ancora finito. Neuropsichiatria infantile è presidiata da una psicologa, il cui studio dal piano IV, per ragioni di lavori di ristrutturazione, è stato trasferito al quinto piano, in un locale inappropriato. A Cardiologia è presente un solo medico che faceva parte del servizio di cardiologia, da anni inesistente, che presta ormai da anni regolare servizio presso il reparto di medicina generale. A Emodialisi/nefrologia il servizio, dapprima ridimensionato, ha avuto poi un miglioramento; secondo notizie nel corso del 2024, ora ci sono complessivamente 3 medici assunti con 35 dializzati e 2 medici coprono ogni turno e soddisfano anche le esigenze di Nicotera. Anestesia: presso il presidio ospedaliero di Tropea l’unica unità medica di anestesia si è collocata in pensionamento e dal 2025 non c’è stata una corrispondente sostituzione. La questione che è correlata a tale figura è basilare in un ospedale, data la sua trasversalità con i reparti e i servizi».

Reparto ospedale

Sono presenti ancora altri reparti carenti e da segnalare oltre a quelli già citati?

«Sicuramente, a quelli già menzionati si aggiungono anche l’ortopedia che non è più esistente, nonostante le esigenze di residenti e turisti. La chirurgia generale è attualmente dotato di 2 posti letto in day surgery, che sappiamo essere utilizzati dalla specialistica di proctologia. L’urologia attualmente presenta 10 posti letto e 2 medici specializzati dato che il primario ultimamente si è collocato in quiescenza, senza alcuna programmazione sostitutiva in continuità. Nel reparto di gastroenterologia esiste questo servizio diagnostico/interventistico per gastroscopia e colonscopia, mediante un medico, un infermiere e un oss, da metà 2024 non sono più stati concessi appuntamenti Cup per eseguire questi esami, ma vige la soluzione di prenotazione intramoenia, assolutamente inammissibile».

Ulteriori casi da far presente ai lettori?

«Certamente, l’oncologia: la Dca 78/2024 ha riportato (come già risulta nella realtà) 5 posti letto in day hospital che vengono confermati anche nelle previsioni riorganizzative; è dotata di una figura professionale, unica nell’Asp di Vibo e forse una delle poche sul territorio regionale, dedicata alla preparazione farmacologica della terapia oncologica. Pneumologia attualmente non risulta esistente un reparto a sé stante, è probabilmente in forma ambulatoriale. A Medicina generale oggi si parla dell’esistenza di soli 8 posti letto».

Immagine generica di un operatore sanitario

Come definireste la situazione attuale e complessiva in sintesi?

«Il quadro che esce fuori è quello di un ospedale che non può attualmente definirsi tale. Ha un pronto soccorso limitato nelle sue funzioni, e ambulatori e reparti che non si possono considerare adeguati a rispondere alle esigenze del territorio».

Volete lanciare un appello alla fine di questa intervista?

«Sollecitiamo soprattutto i lavoratori e i ceti popolari del territorio ad unirsi alle nostre lotte. Proprio coloro che non possono permettersi di curarsi a pagamento dalla sanità privata. Non bisogna delegare ai pochi militanti attivi le battaglie da fare. Solo una grande pressione popolare può costringere le istituzioni a cambiare la loro politica economica a favore, costantemente, dell’impresa privata».

Tags: Diritto alla CuraOspedale TropeaSanità Pubblica
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