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Home SPORT

Francesco Repice racconta il nuovo CT dell’Italia Rino Gattuso: «Un esempio di allenatore e di uomo»

Intervista al noto radiocronista Rai, di origini tropeane, sulla nomina del primo allenatore calabrese della nazionale di calcio

Di Pasquale Scordamaglia
31 Luglio 2025
In SPORT
Francesco Repice racconta il nuovo CT dell’Italia Rino Gattuso: «Un esempio di allenatore e di uomo»

Il giornalista Francesco Repice e, a destra, il CT della Nazionale Gennaro Gattuso

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Un calabrese di successo, nell’ambito del giornalismo sportivo italiano, che descrive le doti tecniche e i valori di vita del primo CT calabrese della nazionale italiana di calcio.

È stato esattamente questo, il lodevole intento del giornalista e radiocronista Rai Francesco Repice, in merito alla recente nomina di Rino Gattuso come nuovo commissario tecnico della nazionale italiana. Oltre ad essere accomunati dall’essere due calabresi che sono legati al mondo dello sport, Francesco Repice e Rino Gattuso hanno maturato negli anni un’autentica e reciproca amicizia. Francesco Repice, cosentino di nascita e da sempre legato alle sue origini tropeane (diversi suoi parenti vivono nella cittadina tirrenica del Vibonese), è da anni protagonista di Tutto il calcio minuto per minuto su Radio 1 Rai, ma ha anche commentato i principali incontri di Serie A, di Champions League e della Nazionale Italiana di cui è voce ufficiale dal 2014. In ogni sua riflessione c’è l’esperienza di chi ha imparato a conoscere tanti campioni del calcio italiano, nonché i loro aspetti umani e calcistici. Ecco il testo dell’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Da calabrese cosa ha provato nell’apprendere la notizia della nomina di Rino Gattuso come nuovo CT della Nazionale Italiana?

«Una cosa che mi è venuta subito in mente è legata alla finale di Berlino nel 2006. La sera, una volta terminata la partita, io scesi negli spogliatoi perché seguivo i calciatori e stavo con loro dalla mattina alla sera. In quell’occasione, lui mi disse una frase che ancora ricordo e che era questa: “Sai per noi è tutto più difficile, noi dobbiamo faticare tre volte più degli altri per arrivare dove siamo arrivati. Quindi tu puoi capirmi”. Io gli risposi con un messaggio e gli scrissi “sarò con te”. La sua risposta arrivò subito e con un abbraccio. Siccome non sono stato alla conferenza stampa di presentazione, non vedo l’ora di incontrarlo a settembre. Infatti, lo vedrò in occasione del raduno che farà la nazionale a Coverciano».

Gattuso incarna i valori come il sacrificio, i principi del fair play e la lealtà. Quanto è importante, dal suo punto di vista, che un allenatore sia portatore di questi esempi in un contesto nazionale?

«Io credo che Rino Gattuso abbia dimostrato tutto da calciatore, da allenatore e anche da uomo. Quindi, io penso che abbia dato voce a tutto quello che lui è. Credo che non debba dimostrare niente a nessuno da quel punto di vista. Sono altrettanto convinto che il lavoro di Rino rispecchia tutti questi valori che sono chiari, importanti ed evidenti nella sua esistenza e nella sua attività lavorativa. Rino Gattuso è un allenatore bravo, Rino Gattuso è tecnicamente un allenatore bravo. Al di là della grinta che ha, al di là anche dell’appellativo di Ringhio, al di là di tutte queste cose abbastanza letterarie che lo riguardano, c’è un’identità di gioco e lavorativa ben precisa. Lui dà un chiarissimo marchio alle sue squadre. Una squadra allenata da Rino Gattuso la vedi subito per come si mette in campo, per quello che fa. Questo viene un po’ sottovalutato e questo mi dà un po’ fastidio. Rino Gattuso non rappresenta solo la grinta, in quanto sia nel campo e sia nella vita ha sempre reagito da uomo».

Può il percorso di Gattuso diventare una storia che dia speranza e stimoli ai ragazzi calabresi?

«È chiaro che un punto di riferimento è sempre importante per un ragazzo che si appresta a vivere la sua esistenza prima da adolescente e poi da uomo maturo. Di esempi come Rino ce ne sono tanti in Calabria e siamo un pochino noi a non pubblicizzarli nel modo migliore. Ci sono tante persone dalle quali prendere esempio in Calabria per costruirsi un’esistenza che è degna di essere vissuta. Rino è una di queste persone. La Calabria offre tanti esempi in questo senso e in vari ambiti. Basta semplicemente non sbagliare strada, lo ha detto anche Rino in conferenza stampa. Perché di strade facili ce ne sono e portano all’autodistruzione. Poi ci sono le strade complicate che però anche quelle più giuste».

Se potesse mandare un messaggio al Rino Gattuso CT, da calabrese a calabrese, cosa gli direbbe?

«Gli direi “ca mò simu muru a muru cu spitali e cercamu mu nescimu fora di sta fossa” come dice spesso anche lui. Perché è una maglia con quattro stelle sul petto e ha bisogno di essere portata più in alto possibile, ha bisogno di essere portata dove merita di stare. Io credo che lui possa diventare l’uomo giusto per farlo. Nel gioco del pallone la cosa che conta sono i calciatori e anche la resistenza e la determinazione che devono necessariamente avere. Ha ragione Rino quando dice: “Non è che se io ho un dolorino torno al club perché il club spinge, no stai a Coverciano e ti curi”. Nessuno di quei ragazzi che ha vinto il mondiale se ne tornava a casa al minimo dolore, in primis perché avevano un attaccamento alla maglia che faceva impressione e poi anche perché c’era un signore negli spogliatoi che dettava legge e che si chiamava Gigi Riva. Spero che qualcuno si renda conto di chi è stato là dentro e ha vestito quella maglia. Io so bene che Rino Gattuso questo messaggio lo recepirebbe e lo conosce anche meglio di me».

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