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Home ECONOMIA

Iran, Unindustria Calabria: «Scambi commerciali a rischio»

«Il clima che si respira è di grande preoccupazione, ciò che sta avvenendo in Medio Oriente non può che creare forte apprensione»

Di Redazione
4 Marzo 2026
In ECONOMIA
Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, è intervenuto sul conflitto in Medio Oriente e le conseguenze a livello economico
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Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il coinvolgimento dell’Iran riaccendono l’allarme sull’economia calabrese. A lanciare l’avvertimento è Unindustria Calabria, per voce del presidente Aldo Ferrara, che evidenzia i possibili effetti negativi sugli scambi commerciali regionali, in particolare nei mercati del Mediterraneo e del Golfo.

Cresce la preoccupazione per l’economia in Calabria

«La grande preoccupazione per la Calabria è che possa esserci un rallentamento negli scambi nei mercati dell’area del Mediterraneo su cui, invece, negli ultimi anni avevamo recuperato terreno». Così il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, commenta i possibili effetti che la guerra in Medio Oriente potrebbe produrre per l’economia regionale. «Il clima che si respira – prosegue – è di grande preoccupazione. Ciò che sta avvenendo in Medio Oriente non può che creare forte apprensione».

Peraltro, in un quadro internazionale reso complesso dai tanti conflitti in corso che hanno già determinato conseguenze sui mercati finanziari ed economici internazionali, non da ultimo il tema dei dazi. La preoccupazione adesso aumenta perché ad aumentare è la complessità. «L’Iran è tra i primi dieci produttori di petrolio ma soprattutto controlla lo stretto di Hormuz, dove transita più di un quinto dell’offerta petrolifera mondiale. È chiaro che questo inevitabilmente produce uno shock sull’offerta e sul prezzo del petrolio, provoca oscillazione e volatilità su tutti gli altri mercati», continua.

Shock energetico e impatto su imprese e manifattura

«Qualora il conflitto durasse poco – spiega Ferrara – anche gli effetti sarebbero contenuti. Contrariamente, se dovesse prolungarsi e regionalizzarsi, come sta tentando di fare l’Iran coinvolgendo anche altri Paesi, si avrebbero inevitabilmente ripercussioni in campo energetico. Siamo un Paese prevalentemente manifatturiero, privo di materie prime. Quella energetica rappresenta una delle principali voci di costo, tanto che il governo aveva adottato già in precedenza un provvedimento per calmierare i prezzi energetici per famiglie e imprese».

Per un territorio come la Calabria, caratterizzato da un tessuto produttivo composto in larga parte da PMI, l’aumento dei costi energetici rappresenterebbe un fattore critico in termini di marginalità, competitività e capacità di investimento. L’area mediorientale era diventata un mercato strategico per diversificare i flussi commerciali, anche alla luce delle misure protezionistiche adottate dagli Stati Uniti. Un eventuale blocco o rallentamento delle rotte aeree e marittime inciderebbe direttamente sulle performance export-oriented delle imprese regionali.

Export Calabria: rischio rallentamento nei mercati del Golfo

Oltre allo shock energetico, preoccupa il possibile rallentamento degli scambi commerciali nell’area del Golfo Persico, dove negli ultimi anni le imprese calabresi avevano intensificato la propria presenza. «La Calabria – dice – ha un export ridotto rispetto alle altre regioni, tuttavia stava conquistando terreno. Dal 2021 ha raddoppiato il proprio export ed è proprio in quell’area che avevamo iniziato a guardare con interesse puntando ad una stabilizzazione della crescita nei settori dell’agroalimentare, della meccanica e dei prodotti chimici».

Proprio Unindustria aveva partecipato alla fiera di Dubai con una propria delegazione. «La presenza su quei mercati si stava dimostrando un equilibratore rispetto alle tensioni generate dalle misure protezionistiche adottate dagli Stati Uniti. Il Medio Oriente si stava configurando come un mercato alternativo e di grande importanza. L’ampliamento dei rapporti commerciali stava dando i primi risultati, speriamo adesso che non vengano vanificati. È evidente che se il conflitto dovesse durare a lungo e dovesse regionalizzarsi tenuto conto delle rotte aeree e via mare potrebbe esserci un rallentamento della crescita su quei mercati», afferma Ferrara.

Agroalimentare, meccanica e chimica: i settori più esposti

A risultare maggiormente vulnerabili sarebbero i comparti che negli ultimi anni hanno registrato le performance migliori sui mercati esteri. «Sono i mercati più esposti perché consolidati e in aumento dal 2021. Sarebbero potuti diventare anche una testa di ponte per altre produzione. L’obiettivo è evitare di perdere ciò che faticosamente si era ottenuto capitalizzando, al contrario, i risultati in un mercato molto promettente anche in altri settori», insiste il referente di Unindustria.

Agroalimentare, meccanica e chimica rappresentano quindi i pilastri dell’export calabrese verso il Medio Oriente. Un prolungamento del conflitto potrebbe compromettere un percorso di crescita costruito negli ultimi anni, mettendo a rischio non solo gli scambi commerciali ma anche le prospettive di consolidamento su mercati alternativi e ad alto potenziale. In un contesto globale già segnato da instabilità geopolitica, volatilità dei mercati finanziari e tensioni commerciali, la Calabria guarda con apprensione agli sviluppi della crisi, consapevole che la durata e l’estensione del conflitto saranno determinanti per misurare l’impatto reale sull’economia regionale.

Tags: CalabriaUnindustria
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