Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’architetto di Vibo Valentia Cesella Gelanzè.
Vogliamo anche noi la Bandiera Blu. La Calabria è al terzo posto in Italia per numero di bandiere blu 2026, Tropea e Parghelia nella provincia di Vibo. Stupende, mare caraibico, spiagge bianche, tramonti che incollano lo sguardo al mare e alla palla di fuoco che si spegne lentamente tra riflessi rosso-indaco e il blu del mare. Ambienti selvaggi e per questo inarrivabili per bellezza dalle mete blasonate dove i tramonti non sono gli stessi tramonti.
Godere dell’ultima ora del giorno su quelle spiagge rimette in pace con se stessi e con il mondo intero. E noi? Stessa costa, solo qualche chilometro più a nord, stesso mare turchese, stessa sabbia bianca, ma con una frequentazione limitata dei residenti perché qualcuno l’ha scelto nei decenni che hanno visto non il crescere di bagnanti provenienti da ogni parte, ma quello degli affari non del territorio, ma di una società privata.
Ci si era posta una domanda o meglio, la domanda, attorno alla quale ruotano gli altri quesiti che il cittadino di Vibo si pone: “È davvero volontà di tutte le parti politiche che i depositi costieri che la società privata Meridionale Petroli gestisce nella lingua di terra tra il porto e la spiaggia dal mare turchese vengano spostati?” Il dubbio sta diventando quasi l’interrogazione esistenziale per eccellenza, poiché, a leggere le dichiarazioni sulla stampa, è il rimpiattino tra un’amministrazione comunale, seppur con qualche incertezza, apripista di un tracciato dai cento ostacoli e l’opposizione che ci è o ci fa…. per la festa del grande attore protagonista, la società, che di levar le tende dal territorio occupato non vuol saperne. Francamente, di scendere ancora nei particolari di una diatriba dove numeri e parole chiarificatrici sono stati tanto sviscerati che più non si potrebbe, non se ne ha più voglia.
I costi che la delocalizzazione deve prevedere, rigorosamente analizzati, non sono certamente i cento milioni che qualche approssimativa figura ha contabilizzato, e professionisti dell’argomento lo hanno spiegato. E dunque stop a baggianate. La nostra Cenerentola è relegata nella squallida realtà che conosciamo, mentre una società privata, da decenni incassa decine di milioni di euro restituendo pochezza di posti di lavoro che una delocalizzazione comunque non penalizzerebbe. E la politica non ne viene nemmeno scalfita e il pericolo costante dei gravi incidenti che quella presenza rappresenta per i residenti e l’ambiente circostante non provoca alcun allarme.
L’Atto di Sottomissione deliberato dall’autorità portuale di cui la stampa ha dato notizia e che impegnerebbe la Meridionale Petroli ad un termine temporale di 4 anni al termine dei quali, se la delocalizzazione non fosse stata attuata, manterrebbe lo stato attuale delle cose per altri venti anni, induce a non credere più che ci sia la volontà di invertire la rotta a favore dell’interesse pubblico. Tuttavia, se la politica si può riassumere nella gestione degli affari pubblici, gli eletti della politica non possono esimersene.
Dunque, la struttura di vertice dello Stato preposta al settore specifico, quello delle infrastrutture, deve prendere in esame Vibo Marina coi suoi depositi costieri e i danni compiuti negli anni dalla politica. Là dove ora imperano, sono d’intralcio in tutto, principalmente per la sicurezza e non li si può nascondere o mimetizzare.
L’area industriale che può accoglierli, sarebbe la soluzione che la ragione imporrebbe, se una ragione esistesse ancora. Procurateci una bandiera, ma che non sia di colore nero, lo ripetiamo alla politica che gioca a nascondino con i cittadini. Perché non ha promosso negli anni il coinvolgimento diretto degli enti sovraordinati in una problematica gestita esclusivamente da un Comune, distratto? Incompetente? Miope? Gli impianti di stoccaggio carburante, classificati come insalubri e a rischio di incidente rilevante, prevedono i procedimenti amministrativi e urbanistici che richiedono e pianificano la loro delocalizzazione. Non c’è traccia che una concertazione istituzionale sia esistita in passato.
Di certo, un disastro di cui l’opposizione politica del momento sbandiera certificati e atti burocratici senza la convinzione e la volontà di voler incidere e rubandoci nel contempo la libertà di essere artefici del nostro destino.

























