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Home FOOD & WINE

L’oro rosso di Papaglionti: la rinascita della Calabria rurale nei campi biologici di Maria Cimadoro

Tra tradizione contadina, biodiversità e amore per la propria terra, la storia della ventiquattrenne che salva dall'estinzione un antico aglio calabrese

Di Carmensissi Malferà
4 Luglio 2026
In FOOD & WINE
Maria Cimadoro produttrice dell'aglio rosso

Maria Cimadoro produttrice dell'aglio rosso (foto a destra)

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Nelle terre silenziose dell’antico borgo abbandonato, una straordinaria varietà autoctona risorge grazie alla passione dei coltivatori locali. C’è un filo invisibile, ma indissolubile, che lega la terra alla memoria, capace di far fiorire la vita persino dove il tempo sembra essersi fermato.

Nel cuore del Monte Poro, (provincia di Vibo Valentia) tra le stradine deserte e le case in pietra di Papaglionti Vecchia – frazione disabitata del comune di Zungri – si nasconde un tesoro gastronomico e culturale unico nel suo genere: l’Aglio Rosso di Papaglionti. Oggi non vi portiamo solo alla scoperta di questo tesoro rosso di Calabria, ma anche della giovane e virtuosa Maria Cimadoro, una ragazza seria, grande lavoratrice, ma soprattutto grande amante della sua Terra e della nostra Calabria, che ci ha accompagnato in questa esperienza davvero unica e speciale.

Maria Cimadoro: una missione di famiglia e fede

Maria è un vero esempio positivo per i giovani di oggi donando a noi adulti la speranza in un futuro migliore. Ha 24 anni, discende da una famiglia di agricoltori, la terra, fa parte di lei e del suo essere. Grazie all’esempio di nonno Raffaele e nonna Francesca, che la hanno “iniziata” con amore a questo duro lavoro, lei viene ausiliata quotidianamente da papà Giuseppe, che instancabile le mostra tutti i trucchi e tutto il suo antico sapere per coltivare la terra, coccolare le piante per avere raccolti sempre più floridi per qualità e quantità. Maria ha aperto la sua azienda agricola anni fa, per coltivare e far conoscere sempre più l’aglio rosso di Papaglionti.

Per lei ormai è una missione di vita, che porta avanti con orgoglio, immensa umiltà e gioia, dove i momenti  duri non mancano, ma lei si affida a Dio e va avanti con fede e forza rinnovata di giorno in giorno.

Dalla minaccia della scomparsa alla rinascita

Il vecchio borgo racconta storie di un passato rurale ormai lontano e i campi circostanti continuano a dare frutti straordinari. Questa particolare varietà di aglio, caratterizzata da una “camicia” esterna di un colore rosso porpora intenso e venature accese, sta vivendo una vera e propria rinascita, attirando l’attenzione di chef, gastronomi e custodi della biodiversità. La coltivazione dell’aglio a Papaglionti affonda le radici in secoli di tradizione contadina, dove ogni famiglia custodiva gelosamente i propri spicchi da semina per l’anno successivo. Con lo spopolamento delle aree interne della Calabria, questo ecotipo ha rischiato seriamente di scomparire, sopraffatto dalle logiche del mercato globale e dalle importazioni a basso costo. Oggi, fortunatamente, la tendenza si sta invertendo.

Verso il marchio De.Co. e il riscatto del territorio

Un nucleo di giovani produttori, tra cui Maria, e associazioni locali ha avviato un percorso di recupero e valorizzazione. L’obiettivo è chiaro, proteggere questa coltura, ottenerne il giusto riconoscimento istituzionale col marchio De.Co. e trasformarla in un volano di micro-economia sostenibile per l’intero territorio vibonese. In un’epoca in cui la cucina internazionale riscopre il valore dell’autenticità e dei prodotti a “chilometro zero“, l’Aglio Rosso di Papaglionti ha tutte le carte in regola per diventare un ambasciatore dell’eccellenza calabrese nel mondo. Il riscatto di Papaglionti, dunque, non passa attraverso il cemento, ma attraverso la terra. Una dimostrazione concreta di come la salvaguardia della biodiversità agricola possa ridare voce e dignità anche ai luoghi che il mondo credeva dimenticati.

La filosofia biologica di Maria: radici e natura

«Sento spesso giovani che si lamentano della Calabria – dice Maria – che non c’è futuro, mi dispiace che molti portino i loro talenti fuori. Io ho voluto credere nelle nostre radici storiche e contadine, quindi ho seguito mio padre nell’amare e tutelare i prodotti locali, e mi sono dedicata alla coltivazione, in primis per mangiare sano io stessa, e poi per far conoscere i nostri tesori antichi, come l’aglio rosso che si coltiva qui da centinaia di anni, ed era annoverato per alta qualità anche nei documenti ai tempi dei Borbone. Sono un’amante della Calabria e voglio portare avanti la coltivazione di questo aglio di qualità, che molti mi richiedono anche per uso salutistico. Mi piace coltivare in maniera naturale la terra, mi da tante soddisfazioni. La mia è una piccola azienda “a misura d’uomo”, mi piace definirla così, e così voglio che rimanga, scandita dalle stagioni, senza fretta o pressione delle grandi produzioni, usando solo cose naturali e non roba chimica, ma solo tanto concime di pecora, mucca e maiali, per dar vita a veri prodotti biologici e buoni come una volta».

Caratteristiche uniche e boom della domanda

A differenziare l’aglio rosso di Papaglionti dalle varietà più comuni della grande distribuzione non è solo l’aspetto cromatico. Chi lo coltiva e lo stringe tra le mani ne loda soprattutto le straordinarie qualità organolettiche con un aroma intenso, ma delicato. Infatti, possiede una fragranza pungente e ricca, che tuttavia non risulta aggressiva al palato.

Sorprende l’alta digeribilità, grazie alla composizione del terreno collinare e al microclima del Poro, che lo fa risultare eccezionalmente tollerabile. I bulbi, compatti e sodi, hanno una straordinaria capacità di conservarsi per molti mesi senza perdere freschezza. Per la grande e sempre più richiesta, con papà Giuseppe si è passati dai primi tre “filari” di aglio rosso nell’orto familiare a 5 quintali di quest’anno nei terreni dell’impresa agricola di Maria, ma la  produzione anche se di anno in anno aumenta non riesce a soddisfare la domanda.

Il ciclo della semina e i segreti della terra

L’aglio prodotto dall’azienda certificata Cimadoro si può trovare nei negozietti di prodotti tipici a Monterosso, Zungri, Zambrone e nelle varie fiere enogastronomiche estive della Costa degli Dei. Da Maria che imparò a intrecciare i primi agli dalla nonna Francesca apprendiamo che il terreno viene prima arato e pulito, passando poi alla semina che avviene nel periodo fresco tra ottobre e novembre, in base alle condizioni meteo. Si usano solo spicchi di aglio selezionati l’anno precedente, mettendoli a dimora a distanza di 10 cm circa l’uno dall’altro. E si lasciano li a riposare senza annaffiare, si affidano alla divina provvidenza e alle piogge stagionali.

Proprietà benefiche e lavoro manuale nei campi

La qualità del terreno particolare tipico della zona, leggero e permeabile, permette all’acqua di drenare bene per non far marcire l’aglio. Terreno che la tradizione antica racconta ricco di particolari minerali perché forse centinaia d’anni fa vi si schiantò un meteorite. Di sicuro le analisi dimostrano l’alta presenza nell’aglio rosso di solfuro d’allile e antiossidanti, ricco pure di vitamine A, B e C, pectina, è noto nella tradizione popolare per le sue qualità antisettiche e benefiche per il sistema cardiovascolare.

La mattina col fresco Maria aiutata da alcune donne di esperienza del paese tagliano le erbacce e puliscono bene a mano questi campi fino al pomeriggio.

Il raccolto, la tradizione e il legame con i visitatori

Per la raccolta bisogna aspettare maggio o giugno, poi si fa seccare il prodotto al sole e si intreccia, lavoro che a Maria piace fare tanto con la mamma e la nonna. Salutiamo la giovane imprenditrice pensando alle sue parole, al suo grande amore per la Terra e il suo duro lavoro, canticchiando come lei e le signore durante le ore di fatica: Quel mazzolin di fiori, o Fin chela barca va e le altre canzoni e filastrocche antiche in dialetto che le “cummari” hanno insegnato a Maria già da piccola in quei campi. Un sapere antico, tramandato di bocca in bocca, di generazione in generazione per centinaia di anni a scandire i movimenti della semina o del raccolto a mano e giunto fino a noi grazie ad una ragazza che con impegno e coraggio ha investito e si è messa in gioco in una terra bellissima e silenziosa, lontana dalle strade e dal caos moderno.

Tanto amata anche dai numerosi visitatori stranieri che lei accompagna per il borgo abbandonato e poi nei suoi terreni, dove loro in segno di rispetto si tolgono i sandali per camminarci a piedi nudi come fosse un luogo sacro, per assorbire l’energia della terra, della nostra meravigliosa terra di Calabria piena di sole e custode di antichi tesori.

Tags: CalabriaCampiMaria CimadoroMonte PoroPapagliontiVibo Valentia
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