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Home CRONACA

Vibo Marina, Italia Nostra boccia il Piano di Emergenza: «Va ritirato e riscritto»

Nel cinquantesimo anniversario del disastro di Seveso, l'associazione punta il dito contro il P.E.E. della Meridionale Petroli: «Gravi lacune e rischio sottovalutato»

Di Redazione
13 Luglio 2026
In CRONACA
I depositi costieri della Meridionale Petroli a Vibo Marina

I depositi costieri della Meridionale Petroli a Vibo Marina

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A Vibo Marina, a 50 anni dal disastro ambientale di Seveso, un P.E.E. da cestinare. Ecco le osservazioni e le richieste di Italia Nostra – Sezione Vibo Valentia al prefetto.

«Quello che accadde divenne un punto di svolta nella coscienza italiana ed europea per la cultura della sicurezza e della prevenzione, cui l’emergenza di Seveso impresse una doverosa significativa accelerazione. Quanto avvenne era inammissibile e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico, perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela della comunità e dell’ambiente come diritto umano primario (…). Qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza», queste le parole di appena alcuni giorni fa del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 50° anniversario del disastro ambientale di Seveso. Per la sigla, «sembra, però, che a Vibo Marina si stia andando in direzione esattamente opposta a quella indicata dal presidente della Repubblica».

Nel mirino il Piano di Emergenza Esterna

Ci si riferisce, da ultimo, al Piano di Emergenza Esterna (P.E.E.) allo stabilimento della Meridionale Petroli s.r.l., predisposto da un apposito Gruppo di Lavoro (i nominativi dei componenti – secondo i firmatari – non sono stati resi noti) presso la Prefettura di Vibo Valentia e sottoposto alla cittadinanza per la fase delle osservazioni.

Le osservazioni di Italia Nostra

Il 27 giugno scorso Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia, ha portato all’attenzione del prefetto di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo, le proprie osservazioni.

«Con esse – continua il testo di Italia Nostra – in maniera puntuale e precisa, sono state tuttavia rilevate nel P.E.E. gravissime lacune, incompletezze, approssimazioni e superficialità ed una impostazione improntata alla “reticenza”, come se la finalità pubblica da perseguire fosse quella di minimizzare il rischio e di fare intendere alla popolazione che non c’è nulla da temere, anziché fare sorgere piena e realistica consapevolezza del rischio medesimo. È solo così infatti che, in caso di incidente rilevante, è possibile avere cittadini pronti e preparati, al fine di ridurre al minimo gli effetti letali e/o di danno irreversibile alle persone, alle cose ed all’ambiente. Invece, nel P.E.E. tutto è diventato “addolcito” o “edulcorato”».

Le contestazioni sul calcolo del rischio

E ancora: «Invero, ai fini del calcolo delle distanze di danno, cioè delle aree in cui in caso di incidente rilevante vi sarà elevata letalità e danni gravissimi ed irreversibili, tutto è stato “ridimensionato”. E così, a titolo di esempio, la Meridionale Petroli è apparsa come un mero stabilimento con solo due serbatoi di benzina, quando invece ve ne sono altri tre di gasolio, che poi sono quelli con il maggiore stoccaggio, e altri cinque di additivi, oltre ad un altro per il biodiesel».

Inoltre, «l’area circostante è apparsa come “a bassa densità abitativa”, quando invece rientra fra le aree ad altissima concentrazione di persone, circostanza che, per norma espressa, obbliga al divieto ubicativo assoluto della Meridionale Petroli. Le sostanze pericolose sono apparse essere minori, per qualità e classe di pericolosità, rispetto a quelle effettivamente presenti e stoccate nel predetto stabilimento».

Eventi esclusi e distanze contestate

Proseguendo: «L’evento incidentale preso in considerazione è stato solo quello dell’incendio (considerato per singolo serbatoio e senza effetto domino interno) e, per di più, di una sola sua specie (il cosiddetto flash fire) sulle quattro che tale categoria di evento contempla. Non è stato preso in considerazione l’evento incidentale della esplosione e quello della nube tossica. Ignorato del tutto il fatto normativo che la vicinanza all’ENI S.p.A., anch’esso classificato a rischio di incidente rilevante, poneva l’obbligo di predisporre un P.E.E. di Area, e non piani di emergenza distinti per singolo stabilimento».

Il tutto «ha inciso sul calcolo delle distanze di danno, che, di conseguenza, sono risultate errate: non 24 metri per l’area ad elevata letalità, ma almeno 210 metri oppure fino a 370 metri; non 32 metri per l’area dei danni irreversibili, ma almeno 310 metri oppure fino a 550 metri; non 500 metri per la distanza complessiva dei danni (letalità, inizio letalità, danni irreversibili e danni reversibili) ma almeno 800 metri. Tale ultima distanza poi, nel caso concreto, corrisponde alla distanza minima di legge, non derogabile».

I dispositivi antincendio sotto accusa

Per i firmatari del testo «il P.E.E. esaminato palesa poi una manifesta (di cui, però, sembra che nessuno se ne sia accorto: né Gruppo di lavoro prefettizio, né amministratori comunali di Vibo Valentia, né sindacati) incongruenza: 13 dipendenti della Meridionale Petroli, istruiti al massimo livello ed addetti all’emergenza incendio, ma solo i seguenti dispositivi di protezione individuale per la lotta antincendio: due tute di avvicinamento al fuoco, tre tute complete antifiamma, tre autorespiratori, tre paia di guanti antifiamma, tre paia di stivali e tre elmetti».

Altrimenti detto: «Ecco a che cosa è affidata la massima garanzia che ogni incidente rilevante sia destinato a rimanere all’interno dello stabilimento!».

La richiesta al Prefetto

Il contenuto completo delle osservazioni di Italia Nostra, redatte e sottoscritte dall’avvocato Alessandro Caruso Frezza e dall’ingegnere Antonio D’Agostino, si potrà reperire e leggere fra breve sulla pagina Facebook della sezione di Vibo Valentia.

La richiesta finale al Prefetto è stata – ed è – quella di revocare o ritirare del tutto il P.E.E. 2026, sostituire i componenti del Gruppo di Lavoro, predisporre il P.E.E. di Area, recependo tutti i rilievi formulati.

«Ciò – la chiosa – per la effettiva tutela, in caso di incidente rilevante, della vita, della salute umana, delle cose e dell’ambiente nella frazione marina della città. Si confida nella coerente operosità e nella fattiva avvedutezza del prefetto».

Tags: Italia NostraPiano di emergenzaVibo Marina
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