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Home CULTURA

“Anatomia di un silenzio”, la poesia di Paola Bonadies che invita ad ascoltare l’invisibile

La terza raccolta della poetessa e performer calabrese è un viaggio tra silenzio, corpo, amore e trascendenza. Un'opera che chiede al lettore di rallentare e abitare la parola

Di Michele Petullà
13 Luglio 2026
In CULTURA
anatomia di un silenzio
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Ci sono libri che chiedono di essere letti. Altri, invece, chiedono qualcosa di più difficile e più raro: di essere ascoltati. Anatomia di un silenzio (Interno Libri Edizioni, Latiano (BR), 2025, ISBN: 979-12-80138-56-9), terza raccolta poetica di Paola Bonadies, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. È un libro che non si concede alla fretta, che non ricerca effetti immediati né facili suggestioni, ma accompagna il lettore in un itinerario interiore dove ogni parola sembra nascere dopo una lunga meditazione e ogni pausa assume la stessa forza espressiva del verso.

Il percorso artistico di Paola Bonadies

Nata a Castrovillari, laureata in DAMS Spettacolo, performer, danzatrice e divulgatrice del metodo Pilates, Paola Bonadies giunge a questa sua terza pubblicazione dopo Lampi (1997) e Siamo già stati dentro questa carezza (2023), confermando una voce poetica ormai riconoscibile e personale, capace di muoversi con naturalezza tra corpo e spirito, memoria e presente, materia e trascendenza.

La poetica del silenzio

Sin dalle prime pagine appare evidente come l’autrice abbia scelto di abitare una dimensione poetica lontana dal clamore contemporaneo. Il suo non è il silenzio dell’assenza, ma quello della presenza più autentica. È il luogo dove la parola si purifica, si alleggerisce e ritrova il proprio significato originario. In questo senso il titolo dell’opera rappresenta molto più di una semplice scelta editoriale: è una vera dichiarazione poetica. Fare l’anatomia del silenzio significa entrare nelle sue fibre più intime, comprenderne i battiti nascosti, scoprirne le ferite, le rinascite, le epifanie.

Amore e condizione umana

L’intera raccolta è attraversata da una poetica nella quale la condizione umana e l’incanto dell’amore diventano il terreno privilegiato sul quale riconoscersi e salvarsi. L’amore non è mai ridotto a sentimento privato o esperienza sentimentale, ma assume progressivamente una dimensione universale, quasi sacrale, fino a trasformarsi in una possibilità di redenzione dell’essere.

Una scrittura tra introspezione e ricerca

Quella di Paola Bonadies è una poesia profondamente introspettiva e riflessiva. Ogni testo nasce da un movimento verso l’interno, come se la scrittura precedesse il linguaggio stesso e appartenesse prima al respiro che alla parola. I silenzi meditativi, il dialogo continuo con il corpo, il valore simbolico del suono, gli archetipi del mito, la ricerca dell’origine e dell’assoluto costituiscono gli elementi fondamentali di una poetica che riesce a ricongiungere, con sorprendente naturalezza, la tradizione lirica con le forme più autentiche della poesia contemporanea.

Il verso libero e il ritmo del respiro

Il verso libero diventa allora il luogo privilegiato di questa ricerca. Bonadies lo conduce fino alla sua espressione più essenziale, eliminando quasi completamente la punteggiatura. Una scelta stilistica che non rappresenta un semplice esercizio formale, ma diventa parte integrante del significato. Il ritmo non viene più imposto dai segni grafici, bensì dal respiro dell’anima. È il lettore stesso che è chiamato ad abitare il testo, a scoprirne le sospensioni, le accelerazioni, le attese, diventando quasi coautore dell’esperienza poetica.

Una poesia che nasce dal corpo

In questo senso la poesia della Bonadies possiede anche una forte dimensione performativa. Non sorprende, considerando il percorso artistico dell’autrice come performer e danzatrice. I versi sembrano spesso nascere da un movimento del corpo prima ancora che dal pensiero. Il gesto, il respiro, la tensione muscolare, il ritmo interiore continuano ad abitare la pagina, trasformando la lettura in un’esperienza fisica oltre che spirituale.

Il silenzio come luogo originario della parola

Particolarmente significativa appare la ricorrenza del silenzio già nei titoli delle poesie: Abiteremo il silenzio, Riverbera il silenzio, Rispondi con il silenzio ai miei richiami, Testimonianza di un silenzio, Sorgivo ascolto. È difficile non riconoscere, dietro questa insistita presenza, la costruzione di una vera e propria Poetica del Silenzio.

Qui il silenzio non coincide con il vuoto. Al contrario, esso rappresenta il luogo originario della parola, il grembo da cui ogni voce nasce e verso cui ogni voce ritorna. È ascolto, attesa, contemplazione. È lo spazio nel quale l’essere umano può finalmente riconciliarsi con la propria interiorità e con il mistero che lo abita.

Un cammino simbolico

Accanto a questi componimenti troviamo titoli altrettanto evocativi come L’amore che nega l’amore, Luna e gramigna, Diciamolo agli angeli, Privilegio della nudità. Ognuno sembra aprire una soglia simbolica diversa, suggerendo che ogni poesia costituisca una tappa di un unico grande cammino spirituale.

La raccolta si apre con E anche oggi sei nel mio nervo vago e si conclude con Trascendenza. È una scelta che difficilmente può essere considerata casuale. Tra questi due estremi si sviluppa un autentico itinerario ascensionale. Si parte dal corpo, dal nervo, dalla carne che custodisce la memoria, per giungere progressivamente a una dimensione nella quale il limite umano sembra dissolversi nella luce.

È come assistere a un movimento che lentamente conduce dalla terra al cielo, dall’immanenza alla trascendenza, dall’esperienza concreta dell’esistenza alla sua più alta sublimazione spirituale.

La trascendenza come compimento della realtà

Ed è probabilmente proprio qui che si manifesta uno degli aspetti più originali della poetica di Paola Bonadies. La trascendenza non viene mai presentata come evasione dalla realtà, bensì come suo compimento più profondo. Essa nasce dall’attraversamento della fragilità, del dolore, della perdita, dell’amore, del corpo stesso.

La poesia diventa allora uno strumento di conoscenza. Non offre risposte definitive, ma apre domande necessarie. Non pretende di spiegare il mistero, ma insegna a sostarvi con umiltà.

Una scrittura essenziale e intensa

L’intera raccolta è percorsa da una straordinaria tensione verso ciò che non può essere completamente detto. Forse è proprio questa la funzione più alta della poesia contemporanea: non riempire il silenzio di parole, ma restituire alle parole la profondità del silenzio.

L’autrice riesce a costruire immagini di grande intensità simbolica senza mai cedere all’enfasi. Ogni metafora nasce con naturalezza, ogni figura sembra inevitabile, ogni verso conserva una misura interiore che evita qualsiasi compiacimento retorico. La sua scrittura è delicata ma incisiva, lieve ma capace di lasciare un’impronta profonda nella memoria del lettore.

Anche il linguaggio contribuisce a questa impressione di autenticità. Pur nella sua evidente contemporaneità, esso mantiene un respiro classico, quasi liturgico in alcuni passaggi, dove il mito, l’archetipo, la memoria culturale e la ricerca spirituale dialogano continuamente con la sensibilità del presente.

Una poesia da abitare

Leggere Anatomia di un silenzio significa quindi accettare un diverso modo di stare dentro la poesia. Non si tratta semplicemente di comprendere un testo, ma di lasciarsi attraversare da esso, di ascoltarne le risonanze interiori, di sostare negli spazi bianchi quanto nelle parole.

I versi conclusivi della raccolta sembrano custodire l’intero senso del libro:

«Grembo luce
la poesia che svanisce dopo la pronuncia,
l’amore che si annida nell’anima,
e tutto ciò che non riusciamo a toccare.»

In questi pochi versi sembra concentrarsi l’essenza stessa della poetica di Paola Bonadies. La poesia non trattiene, ma libera. Non possiede, ma rivela. Non definisce il mistero: lo sfiora.

Un’opera matura

Anatomia di un silenzio è, in definitiva, un libro che invita a rallentare, ad ascoltare e a ritrovare il valore della profondità in un tempo spesso dominato dal rumore. È una raccolta capace di coniugare rigore stilistico, ricerca interiore e intensa partecipazione umana, offrendo al lettore un’esperienza poetica autentica e spiritualmente feconda.

Paola Bonadies consegna così una delle espressioni più mature della sua ricerca artistica. Una poesia che nasce dal corpo ma tende costantemente allo spirito; che attraversa il silenzio per ritrovare la parola essenziale; che parte dalla fragilità dell’umano per aprirsi alla luce della trascendenza. Una poesia che non pretende di spiegare il mistero dell’esistenza, ma insegna ad abitarlo. Ed è forse proprio questa la sua forma più alta di verità e, insieme, di salvezza.

Tags: anatomia di un silenzioPaola Bonadies
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