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Home CULTURA

A Gioiosa Ionica la poesia incontra la filosofia: al Parco della Guarnaccia «Gli angeli c’erano»

Si è chiusa la prima edizione del Festival della Poesia: una serata tra versi, musica, filosofia e riflessione sul tema degli angeli, tra memoria, fragilità e speranza

Di Redazione
28 Agosto 2026
In CULTURA
gioiosa-ionica-poesia
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Si è chiuso con successo la prima edizione del Festival della Poesia di Gioiosa Ionica. Per l’occasione, il Parco della Guarnaccia, – luogo di straordinaria suggestione, che ha ospitato il festival – è stato trasformato in autentico laboratorio di cultura, poesia, musica e riflessione. La cultura non è stata semplicemente rappresentata: è diventata esperienza, ascolto, relazione. In uno spazio restituito alla comunità e capace di coniugare natura, memoria, riflessione e suggestione, una serata dedicata alla poesia, alla musica e alle parole, ha costruito un dialogo intenso tra linguaggi diversi, trasformando il paesaggio in parte integrante del racconto.

Non una semplice rassegna poetica, dunque, ma un incontro nel quale poesia, filosofia, musica e narrazione hanno trovato una comune misura: quella dell’ascolto. E proprio il tema degli angeli, scelto come filo conduttore, ha consentito di attraversare una delle domande più profonde del nostro tempo: dove si nasconde il bene quando l’umanità appare più fragile e ferita?

Paolo Battistel e le domande della filosofia

A guidare il pubblico in questo itinerario è stato Paolo Battistel, filosofo e scrittore torinese, raffinato conoscitore della Fiaba e della Mitologia. Con la sua riconosciuta capacità narrativa, Battistel ha portato nel cuore della serata il patrimonio simbolico degli antichi miti, soffermandosi sulla figura dell’angelo e sulle sue molteplici interpretazioni. Le sue affascinanti incursioni nel mondo degli angeli della mitologia hanno aperto prospettive capaci di andare ben oltre la semplice dimensione simbolica. Dietro le figure, i miti e le antiche narrazioni sono emerse le grandi domande dell’esistenza: il rapporto tra bene e male, fragilità e speranza, solitudine e solidarietà, caduta e possibilità di rinascita. È questa la forza della filosofia quando riesce a uscire dalle aule e dai trattati per tornare a essere una domanda viva rivolta all’essere umano. Il suo intervento ha così restituito alla filosofia una dimensione originaria: quella della domanda capace di coinvolgere tutti, senza barriere accademiche, attraverso il racconto e la meraviglia.

Le quattro voci poetiche

Su questo terreno si sono innestate le voci poetiche di Agata Mazzitelli, Caterina Landro, Marcella Mellea e Michele Petullà. Quattro voci poetiche differenti, accomunate da una medesima attenzione alla dimensione umana della parola. La loro voce ha contribuito a rendere il confronto più corale, confermando la ricchezza di una poesia capace di nascere da esperienze differenti e di incontrarsi attorno a interrogativi comuni.

Agata Mazzitelli, poetessa e assessora alla Cultura del Comune di Casignana, ha unito alla sua voce letteraria quella particolare consapevolezza di chi vive la cultura anche come responsabilità verso la comunità; ha inoltre esaltato il tema delle radici e dell’identità, in particolare con i suoi versi in vernacolo calabrese. Caterina Landro, di Riace, con la sua scrittura intensa e partecipe, intimamente emozionale, ha contribuito a rendere il momento poetico una dimensione di ascolto interiore, in cui la poesia si caratterizza come ascolto dell’umano.

Particolarmente significativa la presenza dei due autori vibonesi, Marcella Mellea e Michele Petullà, che hanno portato nel confronto poetico due percorsi personali e riconoscibili. Marcella Mellea ha offerto una presenza poetica sensibile e autentica, caratterizzata da una particolare attenzione alle emozioni, alle relazioni e a quella dimensione umana nella quale la parola riesce a custodire ciò che la quotidianità tende a consumare. Michele Petullà, giornalista, sociologo, poeta e scrittore, è autore di una poesia fortemente orientata alla riflessione esistenziale e alla ricerca di un senso oltre la superficie delle cose. Nella sua scrittura la parola tende a farsi interrogazione, silenzio, metafora; il dolore individuale e quello collettivo diventano spesso materia per una riflessione sulla dignità dell’uomo, sulla pace, sulla fragilità e sulla possibilità della speranza.

Gli angeli del quotidiano

Il dialogo tra i quattro poeti ha avuto al centro gli angeli. Gli angeli spirituali, ovviamente, ma soprattutto quelli che non appartengono soltanto alla sfera spirituale. Gli angeli del quotidiano: persone comuni capaci di prendersi cura, di ascoltare, di accompagnare, di restituire fiducia a chi attraversa una stagione difficile. Gli angeli dell’umanità ferita, dunque, figure senza ali che si manifestano nei gesti concreti della solidarietà.

In questo passaggio la poesia ha assunto una precisa dimensione civile. Non evasione dalla realtà, ma uno strumento per guardarla più in profondità; non semplice ricerca estetica, ma possibilità di dare un nome alle fragilità e, insieme, di ricordare che ogni individuo può diventare una presenza significativa nella vita di un altro.

La chitarra battente di Francesco Loccisano

A rendere ancora più intensa la serata è stata la straordinaria presenza musicale di Francesco Loccisano, protagonista di una straordinaria esibizione con la sua chitarra battente. Le sue sonate hanno restituito al pubblico il fascino di uno strumento profondamente radicato nella tradizione calabrese, ma capace, attraverso la sua sensibilità interpretativa, di parlare con voce contemporanea.

La chitarra battente, attraverso le mani di Loccisano è diventata voce della terra. Un suono antico, ma capace di parlare al presente senza perdere il legame con la memoria. Nelle sue corde sono sembrati riaffiorare paesaggi, memorie e identità. Un suono antico che non appartiene al passato, perché continua a rinnovarsi e a raccontare la terra attraverso una lingua musicale immediata e universale.

La musica di Loccisano ha dialogato con la poesia senza sovrapporsi ad essa, creando piuttosto un’altra forma di parola: quella che non ha bisogno di spiegare per emozionare. Le sue note hanno accarezzato l’anima. E in quel dialogo tra poesia e musica è sembrato quasi di percepire il respiro stesso della Calabria: la sua storia, le sue contraddizioni, la sua forza, la sua malinconia, ma anche la sua inesauribile capacità di generare bellezza

Le incursioni letterarie e la conduzione

Preziose anche le incursioni letterarie di Giuseppe Iozzia, abile narratore che ha affiancato Rosita Panetta nella conduzione, contribuendo con misura e vivacità al fluire dell’incontro. La sua presenza ha favorito il raccordo tra i diversi momenti della manifestazione, mantenendo vivo quel filo narrativo che dalla filosofia conduceva alla poesia e dalla poesia alla musica.

Caloroso ed empatico l’intervento di Lidia Ritorto, consigliera delegata alla Cultura del Comune di Gioiosa Ionica, che ha espresso la vicinanza dell’Amministrazione comunale all’iniziativa. Una presenza istituzionale importante perché testimonia la necessità di sostenere una cultura capace di produrre partecipazione e di rafforzare il senso di appartenenza.

Rosita Panetta e il ponte tra Calabria e Torino

Il merito di aver intrecciato persone, sensibilità e linguaggi appartiene soprattutto a Rosita Panetta, poetessa calabro-torinese, animatrice culturale instancabile e regista attenta dell’intera serata. Con garbo e determinazione ha saputo costruire un appuntamento nel quale ogni protagonista ha potuto esprimere la propria identità, senza perdere il senso di un progetto comune.

La sua capacità di creare relazioni tra mondi culturali differenti ha permesso anche un significativo incontro tra Calabria e Torino, dimostrando come la poesia possa diventare un ponte tra territori e comunità, superando distanze geografiche e generazionali.

Telemia e il racconto della manifestazione

Importante, infine, il lavoro dell’emittente televisiva Telemia, che ha curato e trasmesso la manifestazione, contribuendo a documentarne i momenti più significativi e a portarne le immagini e le voci oltre il luogo fisico dell’evento. Preziosa, in particolare, l’attività giornalistica di Vincenzo Logozzo, che ha realizzato diverse interviste ai protagonisti, raccogliendo testimonianze e impressioni e offrendo ulteriore visibilità all’iniziativa.

La manifestazione, realizzata con il patrocinio del Comune di Gioiosa Ionica e della Cooperativa Nelson Mandela – presieduta da Maurizio Zavaglia –, ha rappresentato in questo senso un significativo esempio di come la valorizzazione del territorio possa procedere insieme alla promozione culturale

La cultura come capacità di fare rete

È proprio questa capacità di fare rete tra istituzioni, artisti, operatori culturali, comunicazione e territorio a rappresentare uno degli elementi più significativi della serata. La cultura, infatti, vive quando riesce a generare connessioni.

Al Parco della Guarnaccia, per una sera, la poesia ha incontrato la filosofia, la musica ha incontrato la memoria, la parola ha incontrato la comunità. E il tema degli angeli ha finito per assumere un significato concreto: non creature lontane, ma possibilità dell’umano. Forse il messaggio più autentico della serata è stato proprio questo: in un tempo segnato da solitudini, conflitti e fragilità, abbiamo ancora bisogno di persone capaci di farsi presenza, ascolto, cura.

Gli angeli del nostro tempo, forse, non hanno ali. Hanno una voce. Hanno parole. Hanno musica. Hanno poesia. Hanno una mano tesa. E, soprattutto, hanno il coraggio di esserci. E quella sera, al Parco della Guarnaccia, gli angeli c’erano.

Tags: Gioiosa IonicaPoesia
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