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Home MUSICA E SPETTACOLO

“Lo strappo nel cielo di carta”, a Vibo Valentia la quarta edizione del concorso nazionale

Grande serata finale al Cinema Teatro Moderno: quattro monologhi e due corti teatrali in gara, tra talento, emozioni e riflessioni sull’“equilibrio”

Di Redazione
7 Ottobre 2026
In MUSICA E SPETTACOLO
ribalta 4
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C’è un momento, nel teatro, in cui il sipario non è più soltanto un confine ma diventa una soglia. Una soglia attraverso la quale entra la vita, con le sue contraddizioni, le sue fragilità, le sue domande. È proprio quella soglia che l’Associazione Teatrale “La Ribalta APS” di Vibo Valentia torna ad aprire con la quarta edizione de “Lo strappo nel cielo di carta”, il Concorso Nazionale per Monologhi e Corti Teatrali inediti, ormai divenuto un appuntamento significativo nel panorama culturale della città e del territorio.

La grande serata finale

Fervono i preparativi per la grande serata finale, in programma sabato 24 ottobre, alle ore 20:30, presso il Cinema Teatro Moderno di Vibo Valentia. Una serata che si annuncia ricca di emozioni, talento, riflessioni e, naturalmente, teatro. Un teatro capace di divertire e commuovere, ma anche di porre domande, di destabilizzare le certezze, di costringerci – almeno per qualche ora – a guardare il mondo da un’altra prospettiva.

È questa, del resto, la cifra più autentica di una manifestazione che negli anni ha saputo conquistare attenzione e consenso grazie alla qualità delle proposte, alla serietà dell’organizzazione e, soprattutto, alla passione di chi il teatro lo vive non come semplice intrattenimento, ma come esperienza umana, culturale e sociale.

A rendere possibile tutto questo è l’impegno instancabile de “La Ribalta APS”, realtà vibonese alla quale va riconosciuto il merito di aver costruito, con competenza, entusiasmo e professionalità, uno spazio aperto alla drammaturgia contemporanea e ai nuovi linguaggi della scena. Una realtà che lavora spesso lontano dai riflettori, con una dedizione che merita di essere sottolineata, perché dietro una serata di spettacolo ci sono mesi di lavoro, prove, organizzazione, progettazione, relazioni, sacrifici e una straordinaria capacità di fare squadra.

E proprio questo è uno dei valori più importanti della manifestazione: fare cultura significa anche creare comunità.

Il tema: “E se fossi stato io? L’equilibrio”

Il tema imposto per i quattro monologhi finalisti è particolarmente significativo: “E se fossi stato io? L’equilibrio”. Una domanda apparentemente semplice, ma capace di aprire scenari profondissimi. Cosa accadrebbe se provassimo, almeno per un istante, a metterci nei panni dell’altro? Se sospendessimo il giudizio, il pregiudizio, la distanza? Se provassimo a guardare una storia non soltanto dalla nostra parte del confine?

L’equilibrio, allora, non è soltanto una condizione individuale. È una ricerca quotidiana tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere, tra le nostre convinzioni e quelle degli altri, tra identità e alterità. È la fragile linea sulla quale camminiamo quando scegliamo di non trasformare la differenza in una distanza insuperabile.

Il teatro diventa così un luogo privilegiato per esercitare l’empatia. L’attore presta il proprio corpo e la propria voce a un’esistenza che non è necessariamente la sua. E lo spettatore, attraverso quella voce, può entrare per qualche minuto nella vita di qualcun altro. È un esercizio prezioso di umanità.

I quattro monologhi finalisti

A contendersi la vittoria saranno quattro monologhi, selezionati attraverso la fase nazionale.

Si comincia con “Prolet”, scritto e interpretato da Giovanni Berretta, di Sarzana (La Spezia). Seguirà “Equilibrio nazionalista”, interpretato da Giulia Fusca, di Vibo Valentia, su testo scritto da Aurelio Aceto, di Chieti. Sarà la volta, poi, di “Sul filo dell’altro”, interpretato da Antonio Parisi, di Catanzaro, su testo scritto dal giornalista e poeta vibonese Michele Petullà. In chiusura, “Mimmo… la luna”, scritto e interpretato da Maurizio Sarubbi, di Bari.

Quattro lavori, quattro sensibilità, quattro differenti sguardi sul tema dell’equilibrio e sulla possibilità – o forse sulla necessità – di riconoscersi nell’altro.

Due corti teatrali a tema libero

Accanto ai monologhi, la serata finale proporrà anche due Corti Teatrali a tema libero, ulteriore testimonianza della ricchezza e della varietà della rassegna.

Il primo è “Il viaggio”, interpretato da Giulia Romolini, Aurora Fasano e Maurizio Speciale, di Fiesole, su testo di Maria Carmela Mugnano, di Roma. Il secondo è “Blu profondo”, interpretato da Milena Aldini, di Agropoli, Beatrice Chiapelli, di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, ed Elisa Luciano, di Sassari.

Sei opere, dunque, provenienti da diverse parti d’Italia, porteranno sul palcoscenico vibonese storie, emozioni, linguaggi e visioni differenti. È anche questa dimensione nazionale a conferire alla manifestazione un valore particolare: Vibo Valentia diventa per una sera un crocevia di esperienze teatrali, un luogo nel quale geografie lontane si incontrano attraverso la lingua universale della scena.

La giuria

A valutare le opere sarà una Giuria di assoluto prestigio, composta da personalità di riconosciuta esperienza nel mondo dello spettacolo: Corinne Clery, attrice teatrale, cinematografica e televisiva; Antonella Cioli, attrice e autrice; Marco Falaguasta, attore, commediografo e regista; Giampiero Ciccio’, regista, attore e autore; Gianfranco Valenti, autore e conduttore radiotelevisivo.

Una giuria autorevole, dunque, chiamata a confrontarsi con lavori diversi per linguaggio, sensibilità e impostazione artistica. Ma in una serata come questa la vera vittoria sarà probabilmente già nel fatto stesso di esserci, di aver scritto, interpretato, rischiato, portato una storia davanti a un pubblico.

E il pubblico sarà, come sempre, parte integrante dello spettacolo.

Una serata tra teatro, emozione e partecipazione

Il costo del biglietto è di 15 euro: una cifra accessibile per assistere a una serata che promette di essere molto più di un semplice spettacolo teatrale. A rendere ancora più dinamica e coinvolgente la serata ci saranno le simpatiche incursioni degli attori de “La Ribalta”, che stanno lavorando senza sosta per accompagnare il pubblico dentro una festa del teatro capace di alternare competizione, leggerezza, emozione e sorpresa.

L’obiettivo è ambizioso ma concreto: fare il pienone, riempire il Cinema Teatro Moderno di persone, applausi, attenzione e partecipazione. E “La Ribalta” ha già dimostrato, nelle precedenti edizioni, di saper trasformare una manifestazione teatrale in un autentico momento di condivisione collettiva.

Perché il successo di un evento culturale non si misura soltanto dai premi assegnati o dal numero degli spettatori. Si misura anche dalle relazioni che riesce a generare, dalle domande che lascia, dalla curiosità che accende, dalla capacità di far sentire una comunità parte di qualcosa.

Il teatro come spazio per ascoltare

In un tempo nel quale spesso prevalgono la velocità, il rumore, la comunicazione superficiale e la tentazione di giudicare l’altro prima ancora di conoscerlo, il teatro conserva una funzione preziosa: ci restituisce il tempo dell’ascolto.

Seduti in platea, davanti a un attore solo o a pochi interpreti, siamo chiamati a fare qualcosa che sembra semplice e invece è diventato quasi rivoluzionario: ascoltare. Guardare. Comprendere. Lasciarci attraversare da una storia che non è la nostra.

Ed è forse proprio qui che “Lo strappo nel cielo di carta” trova il significato più autentico del proprio titolo. Come nell’immagine pirandelliana, basta uno strappo perché ciò che sembrava immutabile mostri un’altra possibilità. Il teatro può essere quello strappo: una fenditura nella superficie delle nostre abitudini, attraverso la quale intravedere un pezzo di realtà diverso.

Una festa della cultura e dell’umanità

Per questo la serata del 24 ottobre non sarà soltanto una finale. Sarà una piccola festa della cultura, dell’arte e dell’umanità. Sarà un’occasione per incontrarsi, sostenere il teatro, conoscere nuovi talenti e lasciarsi sorprendere dalla forza della parola quando incontra un corpo, una voce, una luce e uno spazio.

“La Ribalta APS” rivolge dunque un caloroso invito alla cittadinanza a partecipare.

Perché ci sono spettacoli che si guardano e altri che, una volta terminati, continuano a guardarci dentro: “Lo strappo nel cielo di carta” è uno di questi.

E quella sera, forse, basterà sedersi in platea per scoprire che dietro quello strappo non c’è soltanto il teatro. C’è l’altro. E, in qualche modo, ci siamo anche noi.

Tags: lo strappo nel cielo di cartaVibo Valentia
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