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Liste d’attesa, la Calabria peggiora nel 2026 per visite ed esami: oltre un cittadino su dieci rinuncia alle cure

L'analisi della Fondazione Gimbe sui dati Agenas evidenzia un calo delle prenotazioni entro i tempi previsti: -2,7 punti percentuali per le prime visite e -2,1 per gli esami diagnostici

Di Redazione
27 Ottobre 2026
In PRIMO PIANO
Un paziente insieme a un medico durante una visita
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Le liste d’attesa in Calabria peggiorano nel 2026, sia per le prime visite specialistiche sia per gli esami diagnostici. A evidenziarlo è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati del Bollettino Agenas relativi al periodo gennaio-settembre 2026, confrontandoli con quelli degli stessi nove mesi del 2025.

Nella regione si registra una diminuzione di 2,7 punti percentuali per le prime visite e di 2,1 punti percentuali per gli esami diagnostici nella quota di prenotazioni effettuate entro i tempi previsti.

Un quadro che si accompagna a un altro dato significativo: nel 2025 il 10,4% dei residenti in Calabria ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, una percentuale superiore alla media nazionale del 9,6%.

La Fondazione Gimbe invita tuttavia a interpretare con cautela i confronti tra regioni, perché le differenze nell’attribuzione delle classi di priorità possono influenzare sensibilmente i risultati complessivi.

Liste d’attesa in Calabria: peggiorano prime visite ed esami diagnostici

L’analisi della Fondazione Gimbe mette in evidenza una riduzione della quota di prenotazioni che rispettano i tempi di attesa previsti. Nel confronto tra gennaio-settembre 2025 e gennaio-settembre 2026, la Calabria registra:

  • -2,7 punti percentuali per le prime visite specialistiche;
  • -2,1 punti percentuali per gli esami diagnostici.

Si tratta di variazioni espresse in punti percentuali e non di una riduzione del numero complessivo delle prestazioni erogate. La Calabria rientra così tra i territori nei quali entrambi gli indicatori analizzati mostrano un andamento negativo rispetto all’anno precedente.

Calabria tra le sei regioni in peggioramento secondo Gimbe

Il fenomeno non riguarda soltanto la Calabria. L’analisi della Fondazione Gimbe individua sei regioni nelle quali diminuisce la quota di prenotazioni effettuate entro i tempi previsti sia per le prime visite sia per gli accertamenti diagnostici.

«Sei Regioni – spiega Gimbe – registrano un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Peggiorano anche la Sardegna per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami. Tuttavia, i confronti regionali basati sui dati aggregati devono essere interpretati con molta cautela. Agenas segnala una marcata variabilità nell’attribuzione della classe di priorità P per le prime visite (entro 120 giorni): dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9%».

La Fondazione sottolinea dunque che i dati aggregati, pur indicando un peggioramento degli indicatori, non sono sufficienti per stabilire da soli quali sistemi sanitari regionali siano più efficienti.

Prime visite, in Calabria il 66% delle prenotazioni è in classe P

Un elemento particolarmente rilevante riguarda l’attribuzione delle classi di priorità. In Calabria, nel 2026, il 66% delle prime visite risulta classificato con priorità P, corrispondente alle prestazioni programmabili da effettuare entro 120 giorni.

Il valore è nettamente superiore alla media nazionale del 34,9%, con una differenza di 31,1 punti percentuali. La classe P identifica le prestazioni programmabili e prevede tempi massimi di attesa più lunghi rispetto alle classi urgenti, brevi e differibili.

La distribuzione delle priorità può incidere sulla percentuale complessiva delle prenotazioni che rispettano le scadenze. Per questa ragione, un confronto corretto richiede di analizzare separatamente le diverse classi e le singole tipologie di prestazione.

Sanità Calabria, il 10,4% dei cittadini ha rinunciato a prestazioni nel 2025

Accanto ai dati sulle liste d’attesa, l’analisi riporta anche la quota di cittadini che hanno rinunciato a ricevere prestazioni sanitarie. Nel 2025, in Calabria, il 10,4% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni, contro il 9,6% registrato a livello nazionale. La differenza è di 0,8 punti percentuali rispetto alla media italiana.

Il dato evidenzia una quota significativa di popolazione che non ha usufruito di almeno una prestazione sanitaria, ma le informazioni riportate non permettono di stabilire quanta parte delle rinunce sia direttamente attribuibile alle liste d’attesa e quanta ad altri fattori.

È inoltre importante distinguere i periodi di riferimento: il peggioramento delle prenotazioni riguarda i primi nove mesi del 2026, mentre il dato sulle rinunce alle prestazioni si riferisce al 2025.

Cartabellotta: «I dati aggregati non bastano per valutare le politiche regionali»

A richiamare l’attenzione sulla necessità di un’interpretazione rigorosa dei dati è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

«Senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – confrontare le percentuali complessive di prenotazioni entro i tempi rischia di premiare o penalizzare le Regioni, perché i valori aggregati possono risentire sia della diversa distribuzione delle priorità sia del mix delle prestazioni. E non consentono, da soli, di valutare l’efficacia delle politiche regionali».

Il presidente della Fondazione evidenzia quindi il rischio di trarre conclusioni semplicistiche dai soli valori complessivi, senza considerare le differenze nelle modalità di classificazione e nella composizione delle prestazioni richieste.

Liste d’attesa, cosa emerge dai dati sulla Calabria

Il quadro delineato dall’analisi Gimbe restituisce due elementi distinti ma rilevanti per la sanità calabrese. Da una parte, il confronto tra i primi nove mesi del 2025 e del 2026 mostra un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi previsti, sia per le visite specialistiche sia per gli esami diagnostici.

Dall’altra, il dato sulle rinunce alle prestazioni sanitarie nel 2025 colloca la Calabria al di sopra della media nazionale. La percentuale particolarmente elevata di prime visite classificate con priorità P impone però prudenza nella lettura dei risultati e rende necessario un approfondimento per tipologia di prestazione e classe di priorità.

I dati rappresentano quindi un segnale da monitorare, senza che il solo confronto aggregato consenta di attribuire il peggioramento a specifiche scelte amministrative o di misurare l’efficacia delle politiche sanitarie regionali.

Tags: CalabriaFondazione GimbeListe d'attesaSanità
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