di Michele Petullà
Nel cuore antico di Vibo Valentia, dove le pietre del centro storico sembrano custodire storie a ogni passo, il Duomo celebra le sue Porte del Tempo, non solo come ingresso sacro, ma come soglia simbolica tra ciò che è stato – il passato – e ciò che ancora deve venire – il futuro –, in un intreccio proficuo tra Tempo della Memoria e Tempo del Ringraziamento. Cinquant’anni dopo la loro inaugurazione – era il 7 dicembre 1975 – la città ritrova, in queste porte bronzee, non soltanto un’opera d’arte, ma un atto di memoria collettiva. Don Pasquale Rosano, parroco del Duomo, ha voluto che l’anniversario fosse celebrato “in maniera solenne”: una scelta che somiglia a un gesto di cura verso la comunità, come se quelle porte custodissero un battito comune, un respiro condiviso.
Così, il 7 dicembre 2025, Vibo Valentia sarà chiamata a vivere due tempi: il Tempo della Memoria e il Tempo del Ringraziamento. Due movimenti, come in una liturgia ampliata, come in un respiro che si apre e si richiude per poi aprirsi ancora.
Le Porte del Tempo sono un’imponente opera bronzea dello scultore calabrese Giuseppe Niglia; sono come due tavole della Legge Cristica e raccontano a memoria d’uomo i tremila anni di storia della città.
Il Tempo della Memoria: dentro la storia, l’arte e il mistero
Alle ore 16:30, negli spazi preziosi del Museo d’Arte Sacra del Duomo, si aprirà il momento di approfondimento: “Le Porte del Tempo: storia, arte, teologia.” Un titolo che è già un programma narrativo.
A introdurre il percorso sarà monsignor Filippo Ramondino, docente di Storia e Filosofia presso l’Istituto Teologico Calabrese “San Francesco di Paola” di Catanzaro. La sua voce accompagnerà i presenti nel paesaggio storico in cui le porte nacquero: gli anni Settanta, quando la chiesa vibonese si rinnovava nell’onda lunga del Concilio Vaticano II. Le porte, realizzate per essere insieme memoria e profezia, racchiudono nella loro iconografia gli snodi essenziali della storia della salvezza e della comunità cristiana locale. Mons. Ramondino le restituirà nella cornice del loro tempo: crocevia di spiritualità, di identità cittadina, di aspirazioni collettive.
Sarà poi Angela Rettura, storica dell’arte del Liceo Scientifico di Vibo Valentia e delegata FAI, ad aprire l’altra dimensione: quella artistica. Con il passo di chi sa leggere la materia come fosse una pagina, ella condurrà alla scoperta delle forme, degli stili, dell’immaginario scolpito nel bronzo. Le porte del Duomo parlano un linguaggio fatto di linee e simboli: raccontano la Natività, la Croce, la Resurrezione, il cammino dell’uomo illuminato dalla grazia. Ogni dettaglio è un passaggio, ogni figura un varco. La prof.ssa Rettura offrirà la chiave per attraversarli.
Infine, don Pasquale Rosano, parroco del Duomo e docente di Teologia presso lo stesso Istituto Teologico Calabrese, entrerà nel cuore profondo del tema: la teologia delle porte. Perché ogni porta sacra è un limite e insieme un inizio: è il luogo in cui l’umano sfiora il divino, in cui l’ingresso non è solo fisico ma spirituale. Le Porte del Tempo, in questa prospettiva, non sono semplici manufatti, ma una parabola visiva della fede: l’ingresso nella storia di Dio, la soglia dell’Eterno che si apre sul cammino dell’uomo quotidiano.
A rendere ancora più intenso il momento, gli intermezzi musicali del Maestro Antonio Romano, che faranno vibrare il Museo d’Arte Sacra come un’eco antica, un’aura capace di unire parola e silenzio.
Il Tempo del Ringraziamento: la città in cammino
Alle ore 17:30, Vibo Valentia si muoverà. Dal Valentianum partirà una breve e simbolica processione: una comunità che cammina insieme attraverso le sue strade, come se ogni passo fosse un gesto di riconsegna e di speranza. La processione raggiungerà il Duomo e si fermerà davanti alle Porte del Tempo. Lì avverrà la Benedizione: un istante sospeso, in cui le porte saranno toccate da una parola di grazia che sembra giungere da lontano e andare lontano.
A seguire, la Santa Messa solenne, momento culminante di ringraziamento, in cui la liturgia ricapitolerà il viaggio vissuto: memoria e gratitudine, storia e visione, passato e avvenire.
Dopo la celebrazione, ci sarà un altro gesto simbolico, intimo e comunitario allo stesso tempo: l’Accensione dell’Albero della Pace, a cura del Gruppo Scout Vibo e Vibo 2. Un segno che parla ai bambini, ai giovani, agli adulti; che ricorda che la pace non è un ornamento, ma un cammino quotidiano, una scelta culturale prima ancora che spirituale.
Un anniversario che diventa racconto
Cinquant’anni dopo la loro inaugurazione, le Porte del Tempo non sono semplicemente un’opera del passato. Sono un invito presente. Sono la memoria che ancora chiede ascolto, la soglia che chiede di essere attraversata, la feritoia da cui il sacro filtra nel quotidiano.
In queste porte la città ritrova la sua storia: la sua capacità di custodire, di ricominciare, di celebrare. In queste celebrazioni ritrova la sua voce: una voce che sa essere antica e nuova, radicata e in cammino. E nell’incontro tra memoria e ringraziamento, Vibo Valentia scopre che ogni porta – anche quella del tempo – si apre solo se qualcuno decide di attraversarla insieme agli altri.
Questo anniversario non è allora soltanto un ricordo. È un varco: un invito alla città ad avanzare, ancora una volta, verso la luce che filtra dalle soglie sacre, là dove il passato non trattiene e il futuro non spaventa, ma entrambi dialogano come due stagioni dello stesso respiro.





















