«In qualità di segretario provinciale di Noi moderati rivolgo un forte invito alle amministrazioni che ancora non l’hanno fatto ad aderire alla procedura di stabilizzazione dei Tis (tirocinio di inclusione sociale) e al loro reclutamento».
A parlare è Nicola Brosio, segretario provinciale di Noi moderati di Vibo Valentia.
«In modo particolare un accorato appello è rivolto al presidente della provincia L’Andolina, che ha nelle mani il futuro di ben 34 di questi soggetti a cui, a quanto sembra, non ha dato alcuna rassicurazione di stabilizzazione. Peraltro il loro numero è già stato sfoltito con la delibera della giunta regionale che ha previsto misure di accompagnamento per la chiusura dei percorsi di tirocinio dei soggetti che hanno compiuto 60 anni».

Opportunità da non perdere
«La Regione Calabria – informa il segretario provinciale – ha previsto una procedura per gli enti interessati alla stabilizzazione a tempo indeterminato dei tirocinanti e finalizzata ad acquisire le manifestazioni di interesse attraverso una dedicata piattaforma regionale, garantendo un contributo pari a 40.000 euro per ciascun tirocinante stabilizzato, erogato fino al 2029, richiedendo una deliberazione che autorizzi il reclutamento tramite i Centri per l’impiego».
Successivamente «si è appreso dell’adozione, da parte della Regione Calabria, di una ulteriore delibera di giunta, che prevede un innalzamento del contributo concesso agli enti da 40.000 a 54.000 euro. Tanto rende oltremodo conveniente per gli enti l’assunzione, quasi in forma gratuita e in deroga normativa ai vincoli assunzionali prevista dalla Legge di bilancio 2024, di questi lavoratori che oramai sono integrati negli organici e svolgono mansioni importanti in una epoca di forte ridimensionamento, sicché i pochi costi rimasti a carico dovranno essere affrontati dopo il 2029, ovvero quando molti dei dipendenti saranno andati in pensione, cosicché i pochi maggiori oneri saranno facilmente reperibili».

Infine, per Nicola Brosio, «vi è da considerare che molti dei tirocinanti sono già in età avanzata, quindi a breve pensionabili. Ritengo non possa perdersi una occasione del genere, specie per un territorio degradato come il nostro, dove anche un piccolo stipendio di circa 700 euro al mese costituisce linfa vitale per evitare l’incedere di una imperante povertà».




















