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Home FUORI DAL CORO

Polsi, “sfrattata” la festa della Madonna della Montagna

Di Giusy Staropoli Calafati
13 Agosto 2025
In FUORI DAL CORO
Polsi, “sfrattata” la festa della Madonna della Montagna
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Dopo Corrado Alvaro, è il turno dell’antico simulacro della Madonna della Montagna. La festa più animata, viva e identitaria delle Calabrie è condannata – dalla Chiesa e dallo Stato – allo sfratto dalla sua montagna.

Una frana, dicono. Una massa di terreno e roccia, sotto l’azione della gravità, impedisce di raggiungere il santuario di Polsi. La strada viene interdetta con un’ordinanza dei commissari prefettizi di San Luca.

Ma la verità è un’altra: mentre la Regione Calabria rimanda a “poi” l’irrimandabile e – pur sollecitata – non si muove per liberare il tratto che conduce a Polsi, nel ventre dell’Aspromonte dove Maria ha scelto la sua casa, la frana vera non è sulla strada. È sopra il cuore di migliaia di fedeli che ogni anno, in ginocchio, rinnovano un patto antico con quella Vergine.

Giusy Staropoli Calafati. Rubrica: Fuori dal Coro
Giusy Staropoli Calafati

Quest’anno la Madonna è oggetto di contesa: dalla montagna alla marina, dal Comune di San Luca a quello di Locri, dal santuario allo stadio. Come fosse il trofeo una partita di coppa.

Ma quale madre lascia la propria casa, specie se ha figli bisognosi di lei? Nessuna. Neppure per tutto l’oro di un altro mondo.

E allora Maria non si muove: non lascia Polsi, non accetta che la sua festa venga celebrata fuori dalle mura di San Luca. Non scende a Locri, non entra nello stadio che, per decisione del Vescovo, diventa improvvisamente il “nuovo” santuario. Un paradosso crudele, perché San Luca – unica città sotto la sua giurisdizione spirituale – è stata privata proprio di quel luogo di aggregazione che oggi si finge di restituirle.

La Madonna della Montagna non è Melusina in cerca di uno scalino alla Marina, né Medea in fuga verso una nuova patria. È Maria. E Maria non abbandona mai la sua Corinto, non lascia la sua gente, non smette di accogliere i pellegrini tra cardi e rose, al suono dei tamburelli, scortata dai lupi.

Quest’anno anche Corrado Alvaro ci sarebbe tornato, a Polsi, per i suoi 130 anni dalla nascita. Per ricordarla nell’arte, nella storia, nella letteratura. Invece, il librettino in cui nel 1912 si firmava “studente liceale” è stato ridotto a coriandoli da gettare lungo un tragitto che quest’anno non si farà. Una beffa che ferisce la memoria e umilia la nostra storia.

È forse questo l’atto finale che sancisce la fine di Polsi? Il segno tangibile della carneficina della fede verso Maria della Montagna?

Mi scoppia il cuore. A me, figurarsi alla Madonna e al carnevaletto ‘pirandelliano a cui8 è costretta a prendere parte. Come intendete spiegarlo alla comunità sanluchese, questo massacro? Ma soprattutto: chi avrà il coraggio di assumersi la responsabilità e dire perché, per volere di chi, e secondo quale legge?

Se togliete anche il Bambino dal grembo di Maria – che Ella serra al petto da secoli e posa sulle ginocchia – vi taglierete da soli dalle sue grazie. Che siate uomini di Chiesa o di Stato, contano i gesti, le parole, i fatti.

Lo Stato dov’è? Non ditemi che è ancora impegnato sulle tracce di Antonello dell’Argirò. No. Perché se ancora tarda, costringerà altri a commettere fatti, e sarà sempre pronto ad arrestare, alimentando una società colta dal dubbio che vivere rettamente sia inutile.

L’indignazione di Monsignor Oliva è anche la nostra. Ma perché solo ora, Eccellenza? Perché non anche ieri, quando la sua comunità subiva una doppia vessazione – Comune e Fondazione? Non ci si può indignare solo quando si è colpiti in proprio.

Polsi irraggiungibile? Bene: tutti a San Luca, così Maria resta a casa. Nel frattempo, la frana si rimuoverà (speriamo prima che ricopra anche le coscienze) e chi vorrà potrà tornare a farle visita. Non è difficile. Ma abbiate il coraggio della responsabilità: non si gioca a dadi con la fede né con i sentimenti degli uomini. E qui la gente ha un credo, eccome se ce l’ha!

Ve lo dico davanti alla Madonna, che mi sia testimone: nei luoghi lasciati soli per scelta, chi si esercita la malavita e chi non spera più. È questo che volete? Avere un alibi per lavorare?

Corrado Alvaro, in quest’anno in cui è stato chiuso fuori dalla sua casa, non perdonerebbe. Padre Stefano De Fiores neppure. Fortunato Nocera si starà rivoltando nella tomba. E io, credetemi, mi sto facendo il sangue acqua.

Abbiate pietà della vita: nei luoghi come San Luca bambini che sognano ne nascono ancora. E allora la festa della Madonna della Montagna o si celebra a San Luca, o non si fa. Altrove Maria cadrà dal suo altare, e con Lei anche noi.

I pellegrini non andranno certo a Locri, non andranno in nessun altrove: saliranno in montagna invece. Suoneranno per la Madonna gli organetti e i tamburelli, e chi ballerà per lei, chi le si inginocchierà davanti, e che le renderà onore per la grazia ricevuta. Chi gliene domanderà una. Poi se proprio volete sparare i fuochi alla marina, noi li vedremo da quassù. Ammesso che s’alzeranno altissimi.

San Luca ha provato di tutto, anche ciò per cui non è nata. Lo sapete tutti. Tutti voi che non l’avete mai difesa. Tutti voi che non l’avete mai parlata. E soprattutto voi, che ne avete preso la parte più molle e l’avete macellata. Stato, Chiesa, Prefettura – avrete pure dalla vostra una frana sulla strada, ma non riuscirete a mettere un macigno sulla memoria e sulla fede di chi quella montagna la chiama casa.

Tags: Madonna MontagnaPolsi
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