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Home Fuori dal coro

Polsi, la ferita di una festa negata: appello in extremis

Di Giusy Staropoli Calafati
30 Agosto 2025
In Fuori dal coro
Polsi, la ferita di una festa negata: appello in extremis

Processione della Madonna della Montagna nel 2019

Se potessi, vi donerei i miei occhi, i miei orecchi e il mio cuore per comprendere l’Aspromonte: per vederlo fino in fondo, per ascoltarne il silenzio, per amarlo quanto un uomo può amare la propria terra. Ma non posso. I vostri occhi restano ciechi, i cuori di pietra, e le vostre orecchie non colgono che l’ululato del lupo.

Di Polsi e San Luca, in queste settimane, si fa carne da macello. Chi più può, più infierisce, mischiando la carne magra con quella grassa. È ormai noto: la festa della Madonna della Montagna, una delle più antiche di Calabria, quest’anno non si terrà. A Polsi, nel santuario mariano nascosto nel ventre della montagna, per secoli sono saliti a piedi, spesso scalzi, migliaia di pellegrini per chiedere una grazia o ringraziare di quella ricevuta.

Una strada maledetta e dimenticata da tutti diventa oggi l’alibi con cui lo Stato interdice un pellegrinaggio millenario. Una spada di Damocle che pesa sulla comunità di San Luca. Intanto i giornali di tutta Italia titolano con clamore, gettando fango sulla fede della montagna, dissacrando ciò che per secoli è stato luogo sacro. «I giornalisti fanno solo gran chiasso», scriveva Corrado Alvaro. Era il 1955. «Nessuno che riesca a capire certa sofferenza e ve ne trovi riparo».

Giusy Staropoli Calafati. Rubrica: Fuori dal Coro
Giusy Staropoli Calafati

E ancora oggi, caro Corrado, la tua San Luca viene ferita, sputata in volto, giocata a sorte come la tunica di Cristo. Avresti voluto leggere di novità, di prospettive virtuose, ma per la Calabria il tempo della buona sorte non arriva. Come te, non nutro rabbia verso la mia terra, ma verso quel ceto medio apatico, pettegolo, fuori dalla storia.

Chi difenderà Melusina? O di Medea? E chi poserà un fiore sulla tomba del figlio dell’Argirò? La festa più antica e animata delle Calabrie è interdetta, e il tuo libricino su Polsi ridotto a brandelli.

La stampa racconta solo storie di mafia: Polsi come luogo di summit, di decisioni, di misfatti. E Maria? Complice, corrotta, immobile? No. Polsi non è la malattia di chi scrive per cinque minuti di applausi: Polsi è la compostezza delle mani giunte, il passo lento dei pellegrini, il respiro della fede.

Avrebbero voluto portarti a Locri, Maria mia – ancora lo chiedo, ancora una volta, al pastore della diocesi – perché non a San Luca? È come voler ammazzare il vitello più grasso per il figlio rimasto, e non per il prodigo ritornato. San Luca era perduta ed è stata ritrovata. Guardatela venirvi incontro e fatele il banchetto che merita.

Per una volta, dopo chissà quanti anni, il popolo di San Luca si ribella. E lo fa in nome della Madonna, non della ’ndrangheta. San Luca confessa il suo credo, perché lo ha, lo ha sempre avuto. Quando chiedeva di essere parlata e nessuno lo ha fatto. Ora chiede di essere ascoltata. Fatelo. Per amore della Madonna, fatelo. Per amore del Bambino che tiene sulle ginocchia, fatelo.

La mia totale solidarietà va a don Tonino Saraco, uomo di fede e di speranza, che ho conosciuto a Polsi e che verso Polsi mi ha aperto la strada. Nessuna forma di violenza ho mai ammesso né mai lo farò. Solo gli avvoltoi non dicano che un anonimo poveraccio che cerca di divincolarsi tra le minacce e il buio, sia la metafora di un intero popolo. La voce di uno non è la voce di tutti. Satana provoca, Gesù regna.

Gli sciacalli non aspettano altro, la macchina del fango è in agguato. San Luca non merita. Pensate se Maria non avesse protetto suo figlio!

Caro cardinale Zuppi, la Calabria – diceva Corrado Alvaro – solo i calabresi la possono raccontare, perché la vivono e la soffrono. E a San Luca oggi si soffre: di abbandono, di ingiuria, di condanna. Nelle sue parole ricorda Polsi come luogo di ’ndrangheta. A chi giovano le tenebre? E perché ora, proprio quando quella comunità, nel nome di Corrado Alvaro e in quello di Maria, stava camminando verso la sua rinascita?

Gesù perdonò l’adultera: «Va’ e non peccare più», le disse. Polsi non va riqualificata né riconvertita. Polsi è già nuova, è pura, è il torello che scava la croce, è il mandriano che vede Maria. Abbiate pietà e pregate con noi.

Venga, cardinale, venga a San Luca. L’invito ufficiale è stato per Locri, quello nostro resta in montagna. Qui nacque e visse padre Stefano de Fiores, il più grande mariologo di tutti tempi. Da qui pregheremo guardando in alto, verso Polsi, la Madre di Dio, affidandole le nostre vite. Le faremo sentire il ritmo dei tamburelli e il suono degli organetti come inno a Maria. E vedrà negli occhi della gente di San Luca il vero volto di questo popolo che nessuno racconta.

Un popolo va salvato dall’afflizione, non reso più afflitto. Va tolto dalla disperazione, non abbandonato in essa. Se non verrà, il dubbio che vivere rettamente sia inutile entrerà nel cuore di questa gente. E chi avrà colpa del loro destino? Chi sarà responsabile del loro abbandono?

Mi creda, cardinale: è una madre che le parla. A San Luca è cambiato tutto. Polsi è un santuario del mondo.

A monsignor Oliva, che conosce bene la carne debole e il sangue pulsante della Calabria, chiedo riparo. Eccellenza, siamo ancora in tempo. Il simulacro della Madonna si porti nella chiesa di San Luca. Serve un segno autentico che dimostri che a questo popolo si vuole bene. La Chiesa ha il dovere di farsi umana, svuotare le nicchie e portare i santi là dove c’è grido di dolore, richiesta di amore.

Mi ha sollevata il suo intervento affinché si proceda, e in fretta, per ridare ai sanluchesi il proprio campo sportivo. Ammetto che avrei voluto sentirla dire la stessa cosa sulla Fondazione Corrado Alvaro: entrambi luoghi essenziali di aggregazione, formazione e crescita. Dove non arrivano i libri, vi è morte e disperazione.

Quest’anno ricorrono i 130 anni dalla nascita di Corrado Alvaro, e l’impossibilità di raggiungere Polsi può diventare un’occasione: si porti la Madonna in chiesa, a San Luca, e qui si lasci venerare dai pellegrini. La diocesi ristampi il libretto scritto da Corrado nel 1912 – attinga pure dalla Fondazione e/o dal Centro studi Corrado Alvaro – e nel giorno della festa lo distribuisca a tutti. San Luca, in quel momento, ritroverà la sua identità una volta per tutte, e la sua narrazione sarà nuova per sempre.

Ho visto questo popolo piangere, ma l’ho visto anche sorridere. Non può tornare alle tristezze degli albori della sua storia. Maria non ci perdonerebbe.

Allora, che il mio appello diventi grido collettivo: per il 2 settembre partano le carovane, i pellegrini si mettano in viaggio, e la Madonna scenda da Polsi a San Luca per ritrovarsi col suo popolo, in una giornata che la storia racconterà ai posteri.

Tags: Madonna della MontagnaPolsiSan Luca
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