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Home MUSICA E SPETTACOLO

Tropea Film Festival: edizione da record che lancia la città nel cinema internazionale

Emanuele Bertucci, direttore artistico e ideatore della kermesse, traccia il bilancio del successo: «Il segreto è unire memoria, formazione e visione globale»

Di Pasquale Scordamaglia
1 Ottobre 2025
In MUSICA E SPETTACOLO
Tropea Film Festival: edizione da record che lancia la città nel cinema internazionale

Emanuele Bertucci e il Tropea Film Festival

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La terza edizione del Tropea Film Festival, svolta esattamente dal 14 al 20 settembre nella Perla del Tirreno, ha confermato la crescita straordinaria di un evento che in soli tre anni è passato dall’essere una scommessa a un punto di riferimento nel calendario del cinema italiano. Le due serate in Piazza del Cannone hanno regalato immagini iconiche, le giornate a Palazzo Santa Chiara hanno acceso il dibattito culturale con proiezioni, panel e masterclass, mentre la città ha risposto con entusiasmo, trasformandosi in un palcoscenico diffuso.

Dal ponte con il Giappone al progetto “Un corto per Tropea”, dal sostegno delle istituzioni ai grandi ospiti, Tropea ha dimostrato di poter coniugare accoglienza e visione internazionale. A seguito dell’ottimo successo dell’edizione 2025, abbiamo incontrato l’ideatore e direttore artistico del Tropea Film Festival, Emanuele Bertucci, il quale ci ha parlato di bilanci, prospettive e del legame speciale con la città.

Direttore Bertucci, la terza edizione del Tropea Film Festival ha riscosso un successo evidente. Qual è la sua sensazione a caldo?

«È stata un’edizione di grande crescita. Piazza del Cannone gremita nelle serate finali e la partecipazione quotidiana a Palazzo Santa Chiara, hanno dimostrato che Tropea non è solo cornice, ma protagonista. La città ha risposto con calore e curiosità, ed è questa la forza che ci spinge a guardare avanti».

Guardando al percorso delle tre edizioni, quali tappe considera decisive?

«Alla prima edizione abbiamo avuto Pupi Avati, i ragazzi di “Mare Fuori”, Ronn Moss e Luca Lucini; la seconda ci ha regalato Matt Dillon, Matteo Garrone, Mădălina Ghenea, Ascanio Celestini, Nunzia Schiano e Domenico Iannacone. La terza edizione, invece, ha visto ospiti come Ricky Tognazzi, Maria Pia Ammirati, Francesco Pannofino, Giovanni Esposito, Francesco Di Leva, Peppino Mazzotta, Miriam Candurro, Emanuela Rossi. Inoltre, una menzione speciale va al pluripremiato regista statunitense Abel Ferrara, che ha guidato la giuria come presidente».

Quest’anno non solo Piazza del Cannone, ma anche Palazzo Santa Chiara è stato un cuore pulsante.

«È stato il luogo degli incontri e della formazione. Qui abbiamo ospitato panel, masterclass e proiezioni con la partecipazione di circa 200 studenti. Palazzo Santa Chiara ha rappresentato la dimensione culturale e didattica che vogliamo sempre più rafforzare».

Lei ha parlato spesso di identità del festival. In cosa si traduce?

«Sta nella capacità di unire memoria e innovazione. Un esempio è il Premio speciale Raf Vallone, consegnato quest’anno da Saverio Vallone a Francesco Pannofino: si tratta di un riconoscimento che lega il festival al suo attore simbolo e, al tempo stesso, ad interpreti che hanno conquistato il pubblico di oggi».

Mădălina Ghenea ha avuto un ruolo speciale?

«Sì, è stata madrina della seconda edizione, si è innamorata della città e ha deciso di girare qui uno spot internazionale per una grande maison di gioielli. Quest’anno è tornata come ambassador e ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Tropea. È una testimonianza di come il festival non sia solo un evento, ma un ponte duraturo tra cinema e territorio».

Il Tropea Film Festival è sostenuto da istituzioni e partner di rilievo. Quanto è prezioso ed importante questo aspetto?

«È fondamentale. Abbiamo il supporto del Comune di Tropea, della Fondazione Calabria Film Commission, guidata da Anton Giulio Grande, del Gal Terre Vibonesi e di partner nazionali come Trenitalia (official green carrier) e Ford Italia (automotive partner). La Camera di commercio di Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone ci ha permesso di realizzare workshop sui mestieri del cinema, con Armando Pizzuti e con Pier Luigi Manzo. Sono alleanze che ci consentono di crescere con basi solide».

Quest’anno siete stati presenti a Cannes e a Venezia. Che significato ha questa proiezione internazionale?

«Molto importante. Dopo la prima volta a Cannes a maggio, siamo tornati a Venezia per la conferenza stampa del festival insieme ad Abel Ferrara. È un segno che Tropea non resta chiusa in sé stessa, ma dialoga con i grandi palcoscenici mondiali».

Anche il progetto “Un corto per Tropea” ha riscosso grande interesse…

«Lo considero una delle conquiste di questa edizione. Cinque squadre di giovani filmmaker e attori hanno realizzato cortometraggi durante la settimana del festival, guidati da Mimmo Calopresti e Marcello Fonte. È la prova che il Tropea Film Festival non è solo vetrina, ma laboratorio».

Il festival è anche una grande squadra. Quanto conta il lavoro collettivo?

«Conta tutto. Io posso avere la visione, ma senza un gruppo coeso non si costruisce nulla. Collaboratori, volontari, studenti, tecnici: ognuno contribuisce con passione. Il festival è il risultato di una comunità che lavora insieme».

La comunità di Tropea come ha risposto?

«In maniera splendida. Gli albergatori, i commercianti, l’Associazione extralberghieri e la Pro Loco hanno dato un contributo fondamentale. Gli artisti si sono sentiti accolti e coccolati: molti ci hanno confidato che a Tropea si respira un’atmosfera familiare e autentica che altrove non trovano».

Direttore, al di là del festival, il suo rapporto con Tropea è radicato da tempo. In che modo si è espresso?

«Il mio legame con Tropea non nasce solo con il festival. Negli anni ho cercato di valorizzare questa città con iniziative concrete che, però, pochissimi tropeani conoscono perché non amo mettermi in mostra: sono un uomo del fare, non dell’apparire. Dalla proposta al Ministero che ha portato all’emissione del francobollo dedicato al Codice Romano Carratelli, fino al recupero dell’organo seicentesco della Cappella dei Nobili, rimasto in silenzio per quasi un secolo e riportato in vita grazie ad una raccolta fondi che ha coinvolto tutta la comunità. Ho organizzato rassegne letterarie e mostre di arte contemporanea che hanno dato visibilità a Tropea in contesti nazionali ed internazionali: penso anche alla mostra di Alex Pinna che, per la prima volta, ha trasformato il Porto di Tropea in un luogo espositivo, o a quelle dei maestri Cesare Berlingieri, Vinicio Momoli e Pino Pingitore a Palazzo Santa Chiara. Il festival è l’evoluzione naturale di questo percorso: unire cinema, arte e cultura per rafforzare l’identità e l’attrattività della città».

Guardando al futuro, quali prospettive vede per il Tropea Film Festival?

«Continuare a crescere, senza perdere la nostra identità. Vogliamo rafforzare i rapporti internazionali, soprattutto con il Giappone e non solo. Stiamo già pensando di inaugurare dal prossimo anno una sezione Industry, dedicata agli incontri tra produttori e professionisti. Allo stesso tempo, vogliamo consolidare la formazione e fare di Tropea un laboratorio permanente di cinema. Il futuro del Tropea Film Festival sarà fatto di radici e di visioni, di locale e globale, sempre con Tropea al centro».

Tags: Calabria Film CommissionCinemaTropea Film Festival
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