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Nicotera, nasce il Comitato territoriale per il “No” al referendum costituzionale

Il nuovo organismo civico punta a informare i cittadini e difendere, secondo i promotori, l’autonomia della magistratura

Di Ambrogio Scaramozzino
5 Marzo 2026
In SOCIETÀ
Un tribunale italiano
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A Nicotera è stato costituito il Comitato per il No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo: “Cittadini per il “No” Territorio di Nicotera, Limbadi, Joppolo”. L’iniziativa è promossa da liberi cittadini che “condividono la difesa della Costituzione e di una giustizia imparziale”. Il Comitato, fanno sapere i promotori, nasce per far conoscere e sostenere le ragioni del No. I cittadini aderenti all’iniziativa ritengono che la legge Meloni-Nordio possa alterare alcuni valori fondanti della Costituzione. Nonché mettere a rischio l’autonomia della magistratura. Compromettendo così l’equilibrio tra i poteri dello Stato, con un obiettivo preciso di sottoporre la Magistratura al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere.

I membri del Comitato

Durante la prima seduta, oltre alla costituzione del comitato formato da 11 membri, è stato eletto come presidente, con voto unanime, l’avvocato Giuseppe Calopresti del Foro di Vibo, patrocinante in Cassazione. Sempre con voto unanime, Valerio Mangialardo è stato nominato responsabile per il territorio di Joppolo. Vincenzo Lentini, invece, curerà le iniziative referendarie sul territorio di Limbadi. Del Comitato, che non sventola bandiere di partito, fanno parte anche Pino Brosio, Nicola Comerci, Mimmo Pagano, Diego Corigliano, Ambrogio Scaramozzino, Salvatore Reggio, Florinda Albino e Pino D’Ambrosio.

Le parole del presidente Calopresti

Durante l’incontro il presidente Calopresti ha illustrato quali sono i punti più controversi della riforma che nulla hanno a che fare con l’efficienza della Giustizia. «Il paradosso di questa riforma è che chi va a votare non troverà la separazione delle carriere ma di normative che hanno a che fare con il sorteggio dei componenti dei nuovi Csm. In questo modo – ha sottolineato – si mette sotto scacco l’autogoverno della Magistratura. In tutti i paesi dove c’è la separazione delle carriere non c’è il sorteggio. Pratica, quella del sorteggio – ha spiegato – che secondo la riforma è diversa tra i membri togati e i membri laici. In quest’ultimo caso, invero, il sorteggio verrà fatto su personalità schierati con la maggioranza di turno».

L’altro vulnus della riforma riguarda l’alta Corte disciplinare, la quale secondo Calopresti viola l’art. 3 e 111 della Costituzione, in quanto lo stesso organismo giudica in primo grado e in appello. Oltre a questo l’altro profilo di incostituzionalità della legge Meloni-Nordio è rappresentato dalla conformazione dell’alta Corte disciplinare. Quest’ultima dovrebbe essere formata da tre membri nominati dal presidente della Repubblica e tre estratti a sorte da un elenco votato dal Parlamento in seduta comune. Altri sei scelti tra i magistrati giudicanti e tre scelti tra i magistrati inquirenti. E questo «evidenzia un forte squilibrio tra la rappresentanza di magistrati inquirenti e giudicanti».

«Bastava una legge ordinaria»

Calopresti, infine, tornando alla questione della separazione delle carriere, ha spiegato che «non c’era bisogno di una riforma costituzionale perché bastava una legge ordinaria per come dettato dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 2000 e, comunque, già la Riforma Cartabia del 2022 ha di fatto precluso la separazione delle carriere dei magistrati. Se approvata, questa riforma, produrrà effetti negativi nella vita delle persone, senza ridurre affatto i tempi dei processi».

«I problemi che oggi affliggono la giustizia sono essenzialmente legati all’inadeguato numero di magistrati e funzionari amministrativi. Nonché alle carenze nella dotazione di strumenti tecnici e ai mancati investimenti pubblici. La più netta smentita dell’esistenza di un nesso tra la riforma e l’efficienza della giustizia è venuta, peraltro, dall’autore stesso della riforma, il ministro Carlo Nordio. A detta dello stesso «non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci». Per cui sarebbe un provvedimento che «non influisce sull’efficienza della giustizia» e «nessuno lo ha mai preteso».

I prossimi impegni

Nei prossimi giorni il Comitato sarà presente capillarmente nel territorio per promuovere incontri e momenti di confronto pubblico. «L’obiettivo – hanno affermato i membri del Comitato del No – è quello di moltiplicare la partecipazione, informare per conoscere e rendere il voto uno strumento concreto per difendere la democrazia nel nostro Paese. Il comitato è aperto all’adesione di tutte le cittadine e i cittadini, realtà associative e forze democratiche. Con una precisa direttiva: massimo rispetto per quanti sceglieranno un percorso diverso».

Nel corso della riunione è stato tracciato anche il quadro delle iniziative che saranno portate avanti durante la fase conclusiva della campagna referendaria. In particolare, saranno allestiti gazebo per dialogare con i cittadini in tutti i centri del comprensorio nicoterese. Si procederà, poi, con azioni di volantinaggio porta a porta. Il prossimo 13 marzo, invece, si terrà, un convegno al quale saranno chiamati a partecipare tanto i relatori favorevoli al No quanto quelli favorevoli al Si, tenendo sempre presente che «l’autonomia della Magistratura non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza per tutti».

Tags: comitato per il noNicoterareferendum giustizia
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