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Home CRONACA

Armi da guerra e comunicazioni cifrate: la Finanza contro il braccio militare dei clan del Reggino

Operazione congiunta tra Guardia di Finanza, Scico e Ris di Messina: tre arresti oggi nella Piana di Gioia Tauro

Di Redazione
28 Marzo 2026
In CRONACA
Sequestrate armi da guerra ai clan del Reggino
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Il comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello Scico e della componente aerea del Corpo, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti – di cui, due in carcere e uno agli arresti domiciliari – indagati per illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, in taluni casi, aggravate dal metodo mafioso.

Le indagini e le comunicazioni criptate

Tale provvedimento, emesso dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, costituisce l’esito di un’indagine eseguita dal dipendente Nucleo Pef/Gico, con il coordinamento di questa Procura della Repubblica/Direzione distrettuale antimafia, che – riferiscono gli inquirenti – «trae origine dallo sviluppo di comunicazioni cifrate riferite ad alcuni degli odierni destinatari della misura cautelare, da cui è emersa la disponibilità, in capo ai medesimi, di numerose armi comuni da sparo e da guerra. Raffrontando le immagini veicolate tramite la suddetta piattaforma informatica criptata con quelle relative all’arsenale rinvenuto a Gioia Tauro e sottoposte a sequestro nel mese di gennaio 2025 dalla locale Compagnia Carabinieri, è stato possibile rilevare una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi comuni ai due contesti».

Rilievi scientifici e aggravante mafiosa

Tali evidenze hanno trovato, altresì, «un’importante conferma negli esiti degli accertamenti tecnici condotti dal Ris di Messina sulle suddette armi sequestrate a inizio anno 2025 e che hanno permesso di individuare delle impronte riferibili agli odierni arrestati. Sulla base delle risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, nei confronti di uno dei tre indagati è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, in considerazione della finalità di agevolare, soprattutto in termini di “rafforzamento militare”, le attività di una cosca di ‘ndrangheta egemone nel mandamento tirrenico».

Il ruolo dei collaboratori di giustizia

In tal senso, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, convergono anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e altri riscontri investigativi acquisiti nell’ambito di altre operazioni di polizia che vedono tale soggetto come ben inserito nell’ambito della predetta cosca.

Il potenziale offensivo della cosca

L’ingente numero di armi detenute, custodite e, in parte, sequestrate, sono risultate riconducibili, pertanto, a quest’ultima compagine criminale quale strumento indispensabile per il perseguimento delle finalità mafiose del medesimo sodalizio, incrementandone enormemente la “forza intimidatoria”.

Tags: 'ndranghetaArmi sequestrateGuardia di finanza
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