Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’architetto di Vibo Valentia Cesella Gelanzè.
Da una parte i fautori del cambiamento ora e per sempre, dall’altra i teorici dello sviluppo di là da venire e in mezzo i cittadini che con le loro firme, centinaia in tre giorni, hanno espresso il loro pensiero motivato, preoccupato ma inascoltato e forse anzi a bella posta ignorato. Insomma, in conclusione, i depositi della Meridionale Petroli stanno da decenni là, a due passi dalla spiaggia dei vibonesi e dal porto che tuttavia le amministrazioni hanno cercato di rendere esteticamente il più possibile accoglienti.
E volano gli stracci, dimenticando quello che si sarebbe potuto fare, anche non molto tempo fa, per allontanare i mostri di metallo potenziali sputafuoco e non si è fatto. Perché quello che continua a infestare le menti scelte della politica e a provocare danni su danni è la ricerca spasmodica di qualcosa, qualsiasi cosa possa danneggiare il proprio avversario, specie se politico. Smarrendo la consapevolezza che indicherebbe che l’unione fa la forza contro il nemico quando il nemico è comune e che il gioco di squadra riesce a raggiungere obiettivi difficili e con il sostegno dei cittadini diventa invincibile, si rischia di perdere anche l’orientamento, per favorire altro rispetto a quello che deve essere l’interesse pubblico.
La delocalizzazione dei depositi della Meridionale Petroli non è la solita guerra tra fazioni avverse, ma la battaglia per la sopravvivenza di un territorio che ha il diritto che venga risanato e restituito ai suoi cittadini nella sua bellezza e integrità di sviluppo complessivo. Lo chiedono tutti coloro che si sono già espressi aderendo alla petizione lanciata mesi fa, lo chiede la città per intero. La politica se ne ricordi in modo attivo e propositivo, se considera ancora la polis come una grande anima collettiva.






















