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Home MUSICA E SPETTACOLO

La musica che diventa preghiera: il trionfo del Coro Giovanile Italiano al Duomo di Vibo

Un viaggio tra sacro e contemporaneo: la straordinaria intensità del concerto diretto dal maestro Bressan conquista il pubblico vibonese

Di Michele Petullà
3 Agosto 2026
In MUSICA E SPETTACOLO
Coro Giovanile Italiano

Un momento dell'esibizione del Coro Giovanile Italiano

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C’è una musica che non solo si ascolta con le orecchie, ma soprattutto attraversa il cuore, raggiunge il silenzio più profondo dell’anima e vi lascia un segno destinato a durare nel tempo. È quanto è accaduto ieri sera nel Duomo di Vibo Valentia, dove il Coro Giovanile Italiano, diretto dal maestro Filippo Maria Bressan, ha dato vita a un concerto di rara intensità artistica e spirituale, trasformando la monumentale chiesa vibonese in uno spazio sospeso tra cielo e terra. Davanti a un pubblico numerosissimo, attento e profondamente coinvolto, la musica ha saputo oltrepassare i confini della semplice esecuzione concertistica, assumendo il valore di una meditazione collettiva, di una riflessione sull’uomo, sulla sua fragilità e sulla sua inesauribile ricerca di speranza.

L’apertura nel segno della penitenza: il Miserere di Allegri

L’apertura non poteva essere più significativa. Le prime parole del “Miserere mei, Deus“, tratto dal celeberrimo Miserere di Gregorio Allegri (1582-1652), hanno immediatamente immerso l’assemblea in un clima di raccoglimento. Composto sul testo del Salmo 51, uno dei più intensi della tradizione biblica, il brano dà voce al pentimento del re Davide dopo il suo peccato, trasformando il dolore umano in invocazione di misericordia.

“Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia”: è questo il grido che attraversa il Salmo e che Allegri traduce in una scrittura musicale di straordinaria purezza. Le voci sembrano rincorrersi come raggi di luce che penetrano lentamente nelle navate del Duomo, creando un’atmosfera quasi irreale. Non è soltanto bellezza sonora: è un invito alla conversione del cuore, alla consapevolezza dei propri limiti, alla fiducia in un amore capace di rigenerare l’uomo.

La maestria del Coro Giovanile Italiano e il rigoroso Bach

Sin dalle prime battute è apparso evidente come il Coro Giovanile Italiano possieda non soltanto una straordinaria preparazione tecnica, ma anche la rara capacità di dare vita al significato più autentico delle pagine interpretate. Ogni frase musicale respirava insieme al testo, ogni sfumatura sembrava nascere da una profonda comprensione spirituale delle opere proposte. Il viaggio è proseguito con “Der Geist hilft unser Schwachheit auf BWV 226” di Johann Sebastian Bach, costruito sulle parole di San Paolo nella Lettera ai Romani e arricchito da un corale di Martin Lutero.

È una pagina luminosa, nella quale lo Spirito Santo viene presentato come forza che sostiene la debolezza dell’uomo. Ancora una volta la musica diventa annuncio, consolazione, fiducia. Le architetture sonore di Bach, rigorose e insieme profondamente emozionanti, sembravano innalzare lo sguardo dei presenti verso una dimensione di pace interiore.

Il dialogo con la contemporaneità: la fiaba tragica di David Lang

Il concerto ha poi saputo dialogare con la sensibilità contemporanea grazie a “The Little Match Girl Passion” del compositore americano David Lang. Ispirata alla celebre fiaba della piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen e costruita sul modello della Passione secondo Bach, l’opera racconta il dolore degli ultimi, degli esclusi, di chi soffre nell’indifferenza del mondo. È una musica essenziale, intensa, quasi scarna, che proprio attraverso il silenzio e la semplicità riesce a raggiungere una straordinaria forza emotiva. Il dolore della bambina diventa il dolore dell’umanità intera, mentre la compassione si trasforma in un invito a non rimanere indifferenti davanti alle ferite del nostro tempo.

La denuncia sociale nel richiamo di Thomas Jennefelt

La conclusione con “Warning to the Rich” dello svedese Thomas Jennefelt ha rappresentato un ulteriore momento di forte impatto. Il testo, tratto dalla Lettera di San Giacomo, è un severo richiamo contro l’egoismo, l’avidità e le ingiustizie sociali. La scrittura musicale, energica e coinvolgente, alterna tensione e contemplazione, conducendo l’ascoltatore a interrogarsi sul senso autentico della ricchezza e della responsabilità verso il prossimo. Una pagina di sorprendente modernità che dimostra come la musica sacra continui ancora oggi a parlare con forza alla coscienza dell’uomo contemporaneo.

Un percorso spirituale unitario e i talenti del territorio

L’intero programma ha delineato un percorso spirituale unitario: dalla richiesta di perdono alla speranza, dalla compassione verso chi soffre alla responsabilità personale. Un itinerario nel quale ogni composizione sembrava dialogare con la successiva, costruendo un unico grande racconto sull’uomo e sul suo rapporto con il divino. Straordinaria la prova dei quarantadue giovani cantori provenienti da ogni parte d’Italia, capaci di coniugare precisione tecnica, equilibrio timbrico e grande intensità interpretativa. Tra loro ha suscitato particolare soddisfazione la presenza del giovane tenore vibonese Arturo Neri, uno dei quattro cantori calabresi del prestigioso ensemble nazionale, accolto con affetto e orgoglio dalla sua comunità.

Il concerto dedicato ad Andrea Minasi

Un momento particolarmente intenso e carico di commozione è stato quello della dedica del concerto ad Andrea Minasi, la giovane musicista, allieva del Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia e del maestro Gianfranco Cambareri, recentemente investita sulle strisce pedonali nella città di Vibo e attualmente ricoverata in ospedale in gravi condizioni. Il pensiero dei musicisti e del pubblico si è fatto così preghiera, vicinanza e speranza, in un ideale abbraccio che ha attraversato le navate del Duomo insieme alle note del concerto.

A lei è andato l’affetto sincero dell’intera comunità presente, con l’augurio che possa affrontare con forza questa difficile prova e tornare presto a riappropriarsi della sua vita, dei suoi sogni e di quella musica che tanto ama e che, ne siamo certi, continuerà ad accompagnarla anche nel cammino verso la guarigione.

La direzione del maestro Bressan e l’introduzione all’ascolto

Determinante, naturalmente, la guida del maestro Filippo Maria Bressan, che ha diretto ogni brano con gesto essenziale, elegante e sicuro, riuscendo a modellare il suono con naturalezza e profonda sensibilità musicale. La sua direzione non si è limitata al controllo dell’esecuzione: ha saputo trasformare ogni pagina in un’esperienza viva, facendo emergere il significato spirituale nascosto dietro ogni nota. Dopo la breve introduzione del giornalista Maurizio Bonanno, il maestro Gianfranco Cambareri, presidente dell’Organizzazione Cori Calabresi (OCC) e direttore del Coro del Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia, ha accompagnato il pubblico nella comprensione dei brani, illustrandone con competenza il contesto storico, musicale e spirituale, offrendo preziose chiavi di lettura che hanno ulteriormente arricchito l’ascolto.

Autorità, organizzazione e la risposta del pubblico

Il concerto, organizzato dalla Feniarco, in collaborazione con l’OCC, il Conservatorio “Fausto Torrefranca”, l’Ama Calabria, il Comune di Vibo Valentia e la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, ha visto la partecipazione di numerose autorità civili e religiose, tra cui il sindaco Enzo Romeo, il vescovo mons. Attilio Nostro, il parroco emerito del Duomo mons. Giuseppe Fiorillo e l’attuale parroco don Pasquale Rosano, testimoniando il valore culturale ed ecclesiale dell’iniziativa.

Al termine dell’esecuzione, il lungo e caloroso applauso del pubblico non è apparso soltanto come un meritato riconoscimento alla straordinaria bravura dei musicisti. È stato il segno di una gratitudine più profonda: quella di chi, almeno per una sera, ha ritrovato nella bellezza una strada verso l’interiorità.

La missione alta della musica come via verso la luce

In un tempo spesso dominato dal rumore, dalla fretta e dalla superficialità, il Coro Giovanile Italiano ha ricordato a tutti che la musica può ancora essere luogo di incontro, di contemplazione e di speranza. Può diventare preghiera anche per chi non pronuncia parole, può aprire orizzonti di fraternità e restituire dignità al silenzio.

E forse è proprio questa la sua missione più alta: non soltanto emozionare, ma elevare gli animi, ricordando che ogni autentica bellezza, quando nasce dalla verità e dalla profondità dello spirito, continua a indicare all’uomo la strada verso la luce.

Tags: Coro Giovanile ItalianoDuomo di San LeolucaVibo Valentia
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