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Home ECONOMIA

Desertificazione bancaria, Calabria maglia nera: Vibo Valentia prima in Italia per comuni senza sportelli

Lo studio della CNA lancia l'allarme: il 74,5% dei comuni calabresi è privo di una filiale bancaria. Cugliari: «Non si può tagliare con una logica ragionieristica»

Di Redazione
4 Agosto 2026
In ECONOMIA
Giovanni Cugliari, presidente di Cna Calabria, e uno sportello bancario
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La Calabria si conferma la regione italiana più colpita dalla desertificazione bancaria. È quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi CNA, che fotografa un progressivo ridimensionamento della presenza degli istituti di credito sul territorio, con ripercussioni sempre più pesanti per cittadini, imprese e comunità locali.

Il dato più allarmante riguarda i comuni: il 74,5% dei centri calabresi è oggi privo di almeno uno sportello bancario, una percentuale che colloca la regione in cima alla classifica nazionale.

Vibo Valentia è la provincia più colpita d’Italia

A rendere ancora più critica la situazione è il primato negativo della provincia di Vibo Valentia, che guida la graduatoria nazionale per incidenza della popolazione residente in comuni rimasti senza filiali bancarie.

Secondo lo studio, oltre il 52,6% dei residenti del Vibonese vive in comuni completamente privi di sportelli bancari, un dato che evidenzia le difficoltà di accesso ai servizi finanziari in un territorio già caratterizzato da un diffuso fenomeno di spopolamento.

Anche sul fronte delle imprese il quadro è particolarmente preoccupante. La Calabria è infatti la terza regione italiana, con circa 32 mila imprese, per numero di attività che operano in comuni sprovvisti di sportelli bancari.

Tra le province, Cosenza occupa il terzo posto della classifica nazionale per numero di imprese coinvolte, mentre Vibo Valentia registra il dato percentuale più elevato d’Italia: il 42,2% del sistema produttivo locale si trova in comuni senza una banca.

Sempre meno filiali e maggiore pressione su quelle rimaste

Il fenomeno non riguarda soltanto la chiusura degli sportelli, ma anche il crescente carico di lavoro sulle sedi ancora operative. Tra il 2015 e il 2025, in Italia il numero delle filiali bancarie è passato da 30.258 a circa 19.140, con una riduzione di oltre 11 mila sportelli, pari al 36,7%.

Anche sotto questo aspetto la Calabria presenta numeri particolarmente significativi. Crotone detiene il primato nazionale con una media di 713 imprese per ogni sportello bancario, seguita da Reggio Calabria con 617 e da Vibo Valentia con 536 imprese per filiale, segno di una rete sempre più ridotta e sotto pressione.

CNA Calabria: «Il rapporto umano resta fondamentale»

Per il presidente di CNA Calabria, Giovanni Cugliari, i dati delineano uno scenario che va ben oltre la semplice riduzione dei servizi bancari. «Dati allarmanti che minano non solo il tessuto produttivo ed economico, ma anche quello sociale. È ora di aprire una riflessione e di ripensare la geografia dei presidi bancari».

Secondo Cugliari, la digitalizzazione e la razionalizzazione della rete non possono sostituire completamente la presenza fisica degli istituti di credito, soprattutto per le micro e piccole imprese. «La modernizzazione del sistema non può fagocitare i classici sportelli bancari. Specie per le micro e piccole imprese, che costituiscono l’asse portante dell’economia artigiana calabrese, il rapporto personale significa fiducia e certezza. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Aspetti fondamentali per costruire futuro per l’impresa e per il territorio stesso. Ecco perché riteniamo che non possa essere applicata una formula ragionieristica e usata la forbice per tagliare gli sportelli. Piuttosto, auspichiamo come CNA Calabria che si inverta questa tendenza che vede la nostra regione e i suoi territori drammaticamente protagonisti».

Un problema economico ma anche sociale per i comuni calabresi

La desertificazione bancaria, sottolinea la CNA, produce effetti che vanno oltre il sistema economico e incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali. Lo spopolamento dei piccoli centri e la progressiva chiusura dei servizi essenziali finiscono infatti per colpire soprattutto le fasce più fragili della popolazione, in particolare gli anziani, che spesso hanno maggiori difficoltà ad accedere ai servizi digitali.

«La Calabria da tempo va incontro ad un severo inverno demografico, acuito dai tanti giovani che vanno via. Lo spopolamento progressivo dei centri con meno servizi porta a concentrarsi proprio in queste aree gli anziani, quindi i più fragili. Sono loro i primi a pagare le conseguenze del non potere avere uno sportello bancario nel proprio comune. Non è a loro che si può chiedere di scaricare un’app bancaria o di rivolgersi a un call center. I presidi bancari sono anche tutela».

Per la CNA Calabria, invertire la tendenza rappresenta una priorità non solo per sostenere il sistema produttivo regionale, ma anche per garantire servizi essenziali e contrastare l’isolamento dei territori più periferici.

Tags: BancaCNA CalabriaFamiglieGiovanni CugliariImprese
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