In un’estate più calda del solito, in cerca di frescura, ci siamo inoltrati verso le Serre e abbiamo scelto itinerari poco turistici appositamente alla ricerca della Calabria più vera e genuina da raccontarvi. Per ore abbiamo vagato lungo le viuzze e le strade di Capistrano alla riscoperta dei suoi tesori, e che tesori.

La chiesa Matrice, con i suoi affreschi attribuiti a Renoir, la statua della Madonna della Montagna con il Bambinello, il cenotafio dei Buongiorno, le varie statue lignee dei santi e i mezzibusti in marmo dei Santi Pietro e Paolo, il dipinto nella navata centrale del grande pittore Diego Grillo, e l’antico e bellissimo campanile scampato al terribile terremoto del 1783, lasciano davvero sorpresi per le loro bellezze.

I tesori nascosti e il passato artigianale
Poi lungo la discesa della chiesa principale, uno strano portale in granito serrese con tre teste di angeli, con a sinistra una croce bizantina, segno di un antico edificio religioso ormai in disuso, forse residenza di suore incuriosisce e fa riflettere per la buona fattura.
Continuando con una passeggiata lungo la strada per il fiume Angitola a caccia di antichi portali ben lavorati dai maestri scalpellini di un tempo ormai andato, c’è la cappella dei Buongiorno, ubicata proprio di fronte al loro palazzo nobiliare, e proseguendo sull’altro versante la visione di quello che resta delle condotte dell’acqua dei mulini e dei frantoi settecenteschi o d’inizio Ottocento conclude la passeggiata a piedi. Si discorre simpaticamente e con un po’ di nostalgia delle attività artigianali di una volta, che caratterizzavano il piccolo borgo calabrese con gli abitanti gentili e accoglienti.

I mestieri di un tempo e l’antica calcara
A Capistrano dai racconti degli anziani si ricordano i bravi maestri intagliatori di legno, gli impagliatori di sedie, le donne esperte in ricamo, il fabbro, gli intrecciatori di vimini e tanti altri. Oggi di tutto questo non rimane più niente delle antiche botteghe… solo bei ricordi, tra un ceramista e qualche pittore e scultore.

A pochi minuti di auto dal centro abitato, immersa nella montagna, è possibile ammirare la “calcara”. La struttura è affascinante ed intrigante nella sua semplicità, ma allo stesso tempo, violentemente riporta il visitatore indietro nel tempo. Sembra di sognare ad occhi aperti, ad immaginare i lavoratori che dal borgo salivano a piedi fino alla cima del monte Coppari, per cuocere in mezzo al bosco la calce, elemento molto importante in edilizia nelle epoche passate.


Tra minerali, panorami al tramonto e borghi di notte
Dopo le usuali foto di gruppo per immortalare la visita alla calcara, elemento ormai rado da trovare in giro, lungo la via del ritorno la vista si concentra a terra su strani “luccichii” che indicano la presenza della “mica”, un minerale che prima della plastica, veniva raccolto qui a Capistrano e successivamente inviato al Nord per essere lavorato, per creare così un tipo di isolante molto utilizzato nel campo edile.

Il sole sta quasi per calare, facciamo in tempo per arrivare al Cristo Redentore, che dall’alto della cittadina protegge i suoi abitanti. Una vista mozzafiato lascia letteralmente senza parole. Un panorama straordinario, le luci degli ultimi raggi di sole rendono tutto più magico. Si vedono i ruderi della Rocca, il lago Angitola, gli altri borghi arroccati sulle colline circostanti, il mar Tirreno. Di nuovo si risale in auto con destinazione suggerita dagli abitanti: Nicastrello. Quando arriviamo le ombre vanno per la maggiore, il piccolo borgo decrepito ammalia. Fra le rovine spicca la chiesa di sant’Elena.
Scende la notte, mentre risaliamo in auto pronti a “tornare a casa” accompagnati lungo la via da un fantastico cielo stellato, nel momento in cui Capistrano, sommessamente si prepara a riposare.

























