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‘Ndrangheta e narcotraffico, sequestro da 4 milioni nel Vibonese: sigilli a immobili, terreni e azienda – VIDEO

Il patrimonio, secondo quanto emerso dall'operazione della Guardia di finanza, è riconducibile a un uomo legato ad una potente cosca

Di Redazione
28 Ottobre 2026
In PRIMO PIANO
Due militari della Guardia di finanza
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Beni per circa 4 milioni di euro sequestrati nel Vibonese dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine patrimoniale collegata al contrasto della criminalità organizzata e del narcotraffico internazionale.

I militari del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro, su proposta della Direzione distrettuale antimafia.

Il provvedimento riguarda il patrimonio riconducibile a un uomo nato nel 1972 e residente nel Vibonese, imputato nel procedimento penale scaturito dall’operazione “Adelphi”, nell’ambito della quale gli vengono contestati i reati di associazione mafiosa e traffico transnazionale di sostanze stupefacenti.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo sarebbe inserito nella cosca Mancuso e avrebbe gestito risorse economiche provenienti dal narcotraffico internazionale, occupandosi della loro movimentazione e del successivo reimpiego nell’economia legale.

Sequestro nel Vibonese: quattro immobili, 18mila metri quadrati di terreni e un’azienda

Il decreto eseguito dalle Fiamme Gialle interessa beni immobili, attività economiche e disponibilità finanziarie per un valore complessivo stimato in circa 4 milioni di euro. In particolare, il sequestro ha riguardato:

  • Quattro immobili riconducibili al destinatario del provvedimento;
  • Terreni agricoli per oltre 18.000 metri quadrati;
  • Un’azienda florovivaistica situata nel comune di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia;
  • Rapporti finanziari, fino al raggiungimento del valore individuato dal Tribunale.

I beni sono stati individuati attraverso accertamenti finalizzati a ricostruire le effettive disponibilità patrimoniali dell’interessato, comprese quelle eventualmente detenute in forma indiretta.

Operazione Adelphi, i presunti rapporti con la cosca Mancuso

Il destinatario del sequestro risulta coinvolto, in qualità di imputato, nel procedimento penale nato dall’operazione antimafia “Adelphi”. Le contestazioni riguardano la presunta partecipazione a un’associazione di tipo mafioso e il traffico transnazionale di sostanze stupefacenti, in relazione all’ipotizzato inserimento dell’uomo nella cosca Mancuso.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il soggetto avrebbe avuto un ruolo nella gestione dei proventi economici del narcotraffico internazionale. In particolare, si sarebbe occupato della movimentazione delle risorse finanziarie, del loro reimpiego e dell’immissione nei circuiti economici leciti. Si tratta di ipotesi accusatorie ancora sottoposte alla valutazione dell’autorità giudiziaria e non di responsabilità definitivamente accertate.

Patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati

Il sequestro rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste, sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro.

Gli accertamenti hanno riguardato la ricostruzione del patrimonio accumulato dall’uomo, attraverso l’analisi di immobili, partecipazioni economiche e disponibilità finanziarie. Dalle verifiche sarebbero emersi profili di significativa sproporzione tra il valore dei beni individuati e la capacità reddituale lecitamente dichiarata.

Un elemento ritenuto rilevante ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali previste dalla normativa antimafia. Gli investigatori hanno inoltre approfondito la riconducibilità dei beni al destinatario del provvedimento, verificandone la disponibilità diretta o indiretta.

Guardia di Finanza, l’indagine sui patrimoni della criminalità organizzata

L’intervento si inserisce nelle attività di contrasto economico e patrimoniale alla criminalità organizzata. L’obiettivo di queste indagini è individuare e sottoporre a misure cautelari i beni ritenuti riconducibili ad attività illecite, impedendone la disponibilità durante il procedimento giudiziario.

Le misure di prevenzione patrimoniali disciplinate dal decreto legislativo 159 del 2011, noto come Codice antimafia, consentono all’autorità giudiziaria di intervenire sui patrimoni in presenza dei presupposti previsti dalla legge. L’azione patrimoniale mira anche a contrastare l’eventuale infiltrazione di capitali di origine illecita nell’economia legale, tutelando le imprese e la libera concorrenza.

Sequestro cautelare, il procedimento prosegue a Catanzaro

Il procedimento di prevenzione proseguirà davanti all’autorità giudiziaria competente, chiamata a valutare le ulteriori richieste formulate nell’ambito della proposta avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia. La Guardia di Finanza precisa che il sequestro ha natura cautelare e non definitiva.

Il provvedimento non costituisce quindi una confisca definitiva dei beni né un accertamento della responsabilità penale dell’interessato. Le contestazioni formulate nell’ambito dell’operazione “Adelphi” restano sottoposte al vaglio della magistratura, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

Tags: 'ndranghetaGuardia di finanzaNarcotrafficoSequestroVibo Valentia
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