Avrebbero approfittato del loro ruolo e degli interventi di servizio nelle abitazioni dei cittadini per mettere a segno furti di denaro e oggetti preziosi. Due carabinieri in servizio a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, sono stati arrestati e condotti in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia.
I militari Alessandro Zanetti, 55 anni, e Valentino Stia, 38 anni, – come riportato da Fanpage – sono accusati di aver commesso almeno 12 furti durante il servizio, per un bottino complessivo che, secondo le stime investigative, si aggirerebbe intorno ai 20mila euro.
Per la compagna del militare più giovane sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La donna è accusata di ricettazione per il presunto coinvolgimento nella rivendita dei gioielli rubati attraverso alcuni esercizi Compro Oro.
L’indagine partita dalle anomalie nella Compagnia di Desenzano
L’inchiesta avrebbe preso avvio prima della scorsa estate, quando all’interno della Compagnia dei carabinieri di Desenzano del Garda alcuni militari avrebbero rilevato anomalie che hanno spinto ad avviare verifiche interne.
Successivamente sarebbero arrivate anche segnalazioni da parte di cittadini che temevano di essere stati vittime di furti commessi da persone presentatesi come militari, sulla falsa riga della truffa del finto carabiniere.
Gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di ricostruire almeno una dozzina di episodi nei quali i due militari avrebbero sottratto beni dalle abitazioni durante interventi legati a precedenti furti o con il pretesto di verificare la provenienza di gioielli e altri oggetti preziosi.
Il presunto modus operandi: uno distraeva le vittime, l’altro rubava
Secondo la ricostruzione accusatoria, i due avrebbero agito in coppia, suddividendosi i compiti. Mentre uno avrebbe distratto le persone presenti nell’abitazione, l’altro avrebbe avuto il tempo di cercare e sottrarre denaro, gioielli e altri oggetti di valore.
Il valore complessivo della refurtiva viene stimato in circa 20mila euro. Gli investigatori avrebbero ricostruito gli episodi attraverso gli accertamenti avviati dopo le prime anomalie e le successive segnalazioni.
I fatti contestati sarebbero avvenuti negli ultimi mesi e avrebbero sfruttato, secondo l’ipotesi accusatoria, la fiducia normalmente riposta nei militari durante gli interventi di servizio.
Il gip dispone il carcere per i due militari
La pubblico ministero Claudia Moregola, titolare del fascicolo, aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati, già sospesi dal servizio.
A sostegno della richiesta, la Procura avrebbe evidenziato la gravità degli indizi raccolti e il pericolo di reiterazione dei reati. Nel corso degli interrogatori preventivi, i due carabinieri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il più giovane, attraverso il proprio legale, avrebbe tuttavia depositato una breve memoria contenente delle scuse per il comportamento contestato.
Il giudice per le indagini preliminari Stefano Franchioni ha accolto la richiesta della Procura, disponendo la custodia cautelare in carcere per i due militari. Per la compagna del 38enne, ritenuta dagli inquirenti coinvolta nella presunta rivendita dei preziosi sottratti, sono stati invece disposti gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.
Le indagini puntano a definire nel dettaglio le responsabilità dei singoli indagati e la destinazione dei beni che sarebbero stati sottratti. La responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

























