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Home CRONACA

Lavorava 10 ore al giorno per 2,50 euro l’ora: arrestato imprenditore in Calabria

La vittima accudiva oltre 20 cavalli per sei giorni alla settimana. Sequestrati box e manufatti della struttura.

Di Redazione
26 Ottobre 2026
In CRONACA
Un carabiniere del nucleo tutela lavoro e un funzionario dell'ispettorato del lavoro
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Lavorava dieci ore al giorno, sei giorni alla settimana, per una paga di appena 2,50 euro l’ora, occupandosi di oltre 20 cavalli e della pulizia dei relativi stalli, senza dispositivi di protezione individuale. È la condizione di sfruttamento lavorativo che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata imposta a un cittadino extracomunitario impiegato in un maneggio della provincia di Crotone.

Al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno eseguito un provvedimento di arresti domiciliari nei confronti del titolare della struttura, accusato di illecita intermediazione e sfruttamento lavorativo. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo dei box e dei manufatti presenti all’interno del maneggio.

Dieci ore di lavoro al giorno per accudire oltre 20 cavalli

Secondo l’ipotesi accusatoria, il lavoratore era sottoposto a turni particolarmente gravosi, con un impegno quotidiano di dieci ore per sei giorni alla settimana. Le sue mansioni consistevano nell’accudimento di oltre 20 cavalli e nella pulizia degli stalli, attività svolte senza la disponibilità dei necessari dispositivi di protezione.

A fronte di questo impegno, l’uomo avrebbe ricevuto una retribuzione di soli 2,50 euro per ogni ora di lavoro, una somma ritenuta dagli inquirenti indicativa delle condizioni di sfruttamento. La situazione è stata ricostruita attraverso gli accertamenti condotti dai carabinieri specializzati nella tutela del lavoro, sotto il coordinamento della Procura crotonese.

La falsa promessa di regolarizzare il permesso di soggiorno

Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda la condizione personale del lavoratore, cittadino extracomunitario privo di un regolare permesso di soggiorno. Secondo quanto contestato dalla Procura, il titolare del maneggio avrebbe approfittato dello stato di bisogno e della condizione di irregolarità dell’uomo. Prospettandogli inoltre la possibilità di ottenere un aiuto per regolarizzare la propria posizione in Italia.

Una promessa che, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata per convincerlo ad accettare condizioni lavorative particolarmente svantaggiose. L’imprenditore avrebbe quindi sfruttato la vulnerabilità del lavoratore, sottoponendolo a ritmi di lavoro intensi e a una retribuzione estremamente bassa.

Arresti domiciliari per il titolare e sequestro del maneggio

Sulla base degli elementi raccolti durante le indagini, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del titolare del maneggio. L’accusa contestata è quella di illecita intermediazione e sfruttamento lavorativo, fattispecie prevista dall’articolo 603-bis del Codice penale.

Parallelamente, i militari hanno proceduto al sequestro preventivo dei box e dei manufatti della struttura, nell’ambito del medesimo procedimento. L’operazione si inserisce nelle attività di contrasto allo sfruttamento lavorativo e di tutela delle persone in condizioni di particolare vulnerabilità.

Le contestazioni formulate nei confronti dell’imprenditore dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento. Nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Tags: CarabinieriCrotoneLavoro
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