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Lavoro stagionale a Tropea, Usb Calabria replica a Macrì: «Lo sfruttamento non si nega, si abbatte»

Il sindacato tiene alta l’attenzione sulle difficoltà dei lavoratori stagionali e propone ai sindaci del territorio un confronto sul tema

Di P. S.
3 Novembre 2026
In PRIMO PIANO
usbcalabria-giovannimacrì
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«Lo sfruttamento non si nega, ci si organizza per abbatterlo»: un pensiero, questo, che trova voce tra gli attivisti calabresi dell’Unione Sindacale di Base-Usb Calabria, ma che va anche in contrasto con la presa di posizione del primo cittadino di Tropea, Giovanni Macrì.

Infatti, esattamente alcune settimane fa, il sindaco della Perla del Tirreno si era pronunciato sull’argomento nell’ambito di un’intervista giornalistica. Nello specifico, parlando dei lavoratori stagionali, presenti a Tropea e dintorni, Macrì sottolineò: «che sarebbero pagati più di quanto previsto dai contratti collettivi». Inoltre, lo stesso Macrì aggiunse: «se ci sono delle contestazioni puntuali sono disponibile a parlarne». Le contestazioni puntuali, in tal senso, si traducono in prove che testimoniano lo sfruttamento.

Individuati numerosi casi di ricatto occupazionale

Usb Calabria mette in discussione il pensiero del sindaco, e rivendica anche tante testimonianze di lavoratori stagionali, afflitti da condizioni di lavoro insostenibili: «Lo sfruttamento intensivo dei lavoratori stagionali – dichiara il sindacato – non si cancella negandolo. È comodo chiedere prove a chi, se denuncia da solo, viene poi espulso dal mercato del lavoro il giorno dopo. Lo sappiamo bene: da anni, come organizzazione sindacale, raccogliamo sul territorio di Tropea, nelle zone limitrofe e in tutta la regione, casi di sottopaga e di ricatto occupazionale».

Annunciate pile di testimonianze e vertenze

Sempre rispondendo a Macrì, il gruppo sindacale sostiene: «Potremmo portare al sindaco pile di testimonianze e vertenze. Camerieri pagati per 3 ore e fatti lavorare per 10. Cuochi senza un giorno libero per mesi. Bagnini usati come tuttofare. Receptionist e commessi senza orario, senza riposo, senza vita. Lavoratori costretti a restituire parte del salario in contanti al titolare. Tfr negati. Contratti-spezzatino di 2 settimane, rinnovati per una stagione intera. Aggressioni e mobbing sul posto di lavoro per chi alza la testa. Imprenditori che, con il pretesto di attingere al decreto flussi, prendono ragazzi completamente disorientati per buttarli da un giorno all’altro a fare dei turni massacranti, costretti a mangiare in piedi e senza pause. Lavoratori stagionali a cui viene offerto “vitto e alloggio” ma, spesso, a condizione di sottomettersi alle più dure condizioni di lavoro, col vitto che risulta essere spesso una camera o, addirittura, una stalla da dover condividere tra decine di persone».

Tale situazione, secondo Usb Calabria, ricorda la tratta degli schiavi sull’oceano atlantico. A tal proposito, precisano: «Questa è Tropea, questo è, soprattutto, il suo hinterland. Non quelli delle cartoline. Anche il richiamo al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, da parte del primo cittadino, è fuori dalla realtà. Non sarebbe un privilegio essere pagati più del contratto. Il Ccnl di riferimento per i pubblici esercizi, firmato da Confcommercio, è stato rinnovato nel 2024 con tre anni di ritardo, mentre nel solo 2022 il carovita ha superato il 10%. L’aumento complessivo a regime è di 200 euro lordi al IV livello, dilazionato in più tranche. Non copre nemmeno l’inflazione cumulata degli ultimi sei anni. Tradotto – si legge nella nota – anche chi è pagato regolarmente secondo il Ccnl, oggi guadagna meno, in termini reali, di quanto guadagnava sei anni fa. Figuriamoci chi il contratto non lo vede nemmeno applicato, come la maggior parte dei lavoratori del turismo».

Chiesto un incontro serio e condiviso sul tema

I rappresentanti di Usb Calabria rimarcano anche le disuguaglianze sociali, nonché relative al settore turistico.

«Come lo stesso sindaco Macrì rivendica, – scrivono – il turismo in Calabria macina record: 1,6 miliardi di fatturato nel 2023, 1,8 nel 2024, 2,4 nel 2025, fino alla stima storica di 3,1 miliardi per il 2026, pari al 7,6% del Pil regionale. La verità è sotto gli occhi di tutti ed è una questione di classe: da una parte ci sono i proprietari di hotel, ristoranti, lidi che registrano profitti d’oro; dall’altra la massa immensa di chi quella ricchezza la produce con le proprie braccia e stenta ad arrivare a fine mese».

In ragione di ciò, Usb Calabria lancia un invito al sindaco di Tropea e ai sindaci dei Comuni vicini: ovvero, creare un confronto serrato sul tema.

«Se occorre vedere i documenti e le prove delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori del turismo, – chiosa il gruppo sindacale – noi ne abbiamo. In questi anni abbiamo accumulato decine di vertenze sul territorio, con prove a sostegno delle denunce dei lavoratori. Anche le amministrazioni locali possono fare qualcosa, come incrementare i controlli. Ad esempio, gli agenti della polizia municipale hanno il pieno potere (e il dovere) di rilevare anomalie e denunciarle all’Ispettorato del Lavoro o ad altre autorità competenti (come l’Inps, l’Inail o la Guardia di Finanza).

Confermata la vicinanza ai lavoratori stagionali

Usb Calabria, infine, afferma: «I lavoratori non chiedono una concessione al Comune, alla Regione o ad un giudice. Non hanno bisogno di dimostrare a sé stessi quello che vivono ogni giorno sulla propria pelle. Lo sanno benissimo cosa è lo sfruttamento. La loro emancipazione verrà solo dalle loro mani. Lo sfruttamento finirà quando finirà l’isolamento, quando al ricatto del singolo si sostituirà la forza compatta, organizzata, invulnerabile di tutti. È a questo che stiamo lavorando su Tropea e in tutta la Calabria». Da qui arriva un ulteriore appello finale: «Chi è sfruttato non è solo. Si organizzi e lotti con noi!».

Tags: TropeaUsb Calabria
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