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Home FOOD & WINE

Soriano Calabro e l’arte del torrone: il viaggio della famiglia Alessandria tra storia e tradizione

Il racconto di una passione familiare che trasforma miele e mandorle in un legame indissolubile con la propria terra

Di Carmensissi Malferà
7 Novembre 2026
In FOOD & WINE
Soriano Calabria Dolciaria Alessandria
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Con l’arrivo del Natale vi portiamo alla scoperta del dolce più amato nelle case calabresi insieme ad una famiglia accogliente e dal cuore grande che di questi dolci ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Il torrone in Calabria non è un semplice dolciume festivo, è un frammento di storia viva, custode di sapienze antiche che profumano di mandorle, miele e appartenenza. Croccante o morbido, racchiuso nel cioccolato o baciato dai profumi degli agrumi, questo capolavoro di pasticceria affonda le sue radici nell’anima più profonda del Mediterraneo antico.

Le origini storiche e l’evoluzione della ricetta

Tutto comincia lontano, nelle carovane del deserto arabo, dove la cubbaita e l’halwa nascevano per dare energia e calore. Ma è con le dominazioni arabo-normanne che questo incanto sbarca nel Sud Italia, trovando in Calabria il suo rifugio ideale. Qui, la generosità di una terra fertile, con il miele d’arancio e di castagno, le mandorle baciate dal sole della costa e i fichi setosi, ha trasformato una ricetta antica in un rito sacro, tramandato di borgo in borgo attorno al calore delle feste natalizie. Oggi questo viaggio continua, rinnovandosi senza tradire le proprie origini. I maestri pasticceri dialogano con la modernità vestendo il dolce delle eccellenze locali più nobili: il bergamotto di Reggio Calabria, il cedro della Riviera, la nocciola di Cortale e i fichi D.O.P. di Cosenza.

Al fianco della tradizione spuntano vellutate coperture di cioccolato fondente, sfumature di pistacchio e cuori morbidi intrisi di liquori autoctoni. Da semplice dolcezza d’inverno, il torrone calabrese è diventato un’opera d’arte gourmet che varca i confini del mondo, portando con sé il respiro dell’Italia più autentica. Perché spezzare una stecca di torrone in Calabria non significa soltanto assaggiare un dolce: significa condividere un gesto d’amore antico, un brivido sensoriale che unisce la carezza del miele alla forza indomabile di questa terra.

Soriano Calabro e il profumo della Dolciaria Alessandria

A Soriano Calabro esiste un confine invisibile, dove il tempo smette di correre e inizia a raccontare. È un confine dipinto dalla nebbia mattutina che abbraccia i vicoli, dal selciato umido che riflette la luce calda dei lampioni e, soprattutto, da un profumo che viaggia nell’aria prima ancora che ci si possa avvicinare: un abbraccio denso, profondo, fatto di miele bollente, mandorle appena tostate, zucchero caramellato e quel cioccolato fondente che profuma di festa, di attesa e di infanzia. Varcare la soglia della Dolciaria Alessandria nei primi giorni di novembre non è entrare in un semplice laboratorio: è spalancare le porte di un incantesimo. Non servono i biglietti d’oro di Willy Wonka. Qui la vera magia la respiri subito, guidato dal battito frenetico, eppure incredibilmente sereno, di un cuore artigiano che, da più di mezzo secolo, pulsa al ritmo puro della tradizione.

La nascita di un’attività familiare nel 1973

Tutto ha inizio nel 1973. All’epoca, papà Pasquale era un semplice commerciante di mostaccioli. Ma i sogni, quando sono radicati nella terra fertile di Calabria, hanno la “cattiva” e meravigliosa abitudine di mettere radici profonde. Pasquale decise che quel mondo fatto di dolcezza non voleva soltanto venderlo: voleva plasmarlo con le sue mani. Attorno a quel grande tavolo di legno, la vita della famiglia Alessandria ha preso forma. I suoi figli sono cresciuti lì, imparando a maneggiare il miele prima ancora di sedersi tra i banchi di scuola.

Ad appena sette anni, le loro piccolissime mani sapevano già incartare un torrone con una maestria d’altri tempi, assorbendo ogni segreto dei maestri Vincenzo Criniti e Francesco Murfuni— leggende viventi che per oltre trent’anni hanno protetto l’arte sacra del mastazzolaro, tramandando ai giovani Alessandria l’anima del mestiere, forgiando non solo dolci, ma Uomini.

L’arte della lavorazione artigianale

«La nostra lavorazione è artigianale», racconta Domenico con un sorriso orgoglioso, mentre le sue mani si muovono sull’impasto con una velocità quasi ipnotica. Sotto i nostri occhi prende vita un mostacciolo a forma di pesce, un’opera d’arte effimera che richiede venticinque minuti di dedizione pura e silenziosa. Tutt’intorno, la regia esperta di Salvatore e Francesco, guida la danza della produzione natalizia. È un rito antico che si rinnova: il miele locale si sposa con le mandorle tostate di Puglia e Calabria, mentre l’aroma avvolgente del cioccolato domina la scena. Negli anni, da quel lontano 1973 in cui dominavano solo mostaccioli e torroni, i fratelli Alessandria hanno dato sfogo a un talento inarrestabile. Dai nuovi panettoni artigianali dalle farciture golose fino ai biscotti al bergamotto, alle uova di cioccolato per Pasqua, la bottega si è trasformata in un’eccellenza dolciaria internazionale, senza però mai staccare il cuore dalla propria terra.

La sfida del 2007 e l’impresa da Guinness

Ci sono momenti, però, in cui la passione di un laboratorio travalica i propri muri e chiede di farsi leggenda. È il dicembre del 2007. Una nevicata epica e spietata si abbatte sulla Calabria, bloccando le strade e paralizzando la regione. Sembra la fine di un sogno, ma per la famiglia Alessandria il rinvio è solo una rincorsa. Destinazione: Cosenza, Corso Telesio, per la Sagra itinerante del torrone. Ciò che accade quel giorno ha dell’incredibile. Tredici ore di sforzo estenuante, nove ore nel calore del laboratorio e quattro ore sul campo, in diretta, sotto lo sguardo rapito e sbalordito di centinaia di persone. Con 250 chili di mandorle e 110 chili di miele purissimo, i maestri sorianesi plasmano 872 barrette di torrone, saldandole una ad una davanti agli occhi incantati di grandi e piccini.

Il record mondiale e la condivisione con la comunità

Quando il notaio Anna Calvelli scandisce la misura ufficiale, il tempo per un istante si ferma: 428 metri e 40 centimetri. Una striscia infinita di dolcezza bianca e nera si srotola da Corso Telesio fino al cuore della Villa Vecchia. Il vecchio record è polverizzato: la Dolciaria Alessandria entra a testa alta nel Guinness dei Primati. Ma il momento più emozionante arriva subito dopo. Quel monumento di fatica, sudore e orgoglio non viene conservato come un freddo trofeo: viene spezzato dalle mani dei maestri e regalato alla folla, in un abbraccio collettivo che sa di comunità, di festa, di Calabria autentica.

L’esportazione globale dei sapori sorianesi

Quando il sole inizia a calare pigro su Soriano e le ombre della sera avvolgono i tetti del paese e, arriva l’ora di andare, lo spettacolo continua all’interno del nuovo stabilimento. I pacchi vengono sigillati a ritmo continuo, pronti a partire: torroni al cioccolato fondente, al latte, bianco, con ostia, alle mandorle con ben 7 gusti diversi, ai pistacchi o alle arachidi; e poi susamelle, piparelli, biscotti alle mandorle, all’anice e mostaccioli dalle mille forme intagliate. Non viaggiano soltanto verso le vetrine calabresi o le piazze del Nord Italia, volano oltre l’Oceano. Raggiungono il Canada, l’Australia, gli Stati Uniti, portando il sapore unico del Made in Italy ai palati più raffinati e regalando un frammento di casa a chi è lontano.

Il futuro della tradizione e le nuove generazioni

«Utilizziamo solo materie prime d’eccellenza, rigorosamente selezionate e certificate all’origine», spiega Francesco con la pacatezza di chi sa di non essere mai sceso a compromessi sulla qualità. Una scelta rigida, che negli anni ha ripagato con l’affetto di una clientela in continua crescita. E mentre la serata si chiude, nello store ci sono i più piccoli di casa Alessandria che sistemano gli scaffali. Li vedi muoversi con la stessa identica curiosità ed energia con cui, quarant’anni fa, lo facevano i loro padri. Guardando il sorriso di Francesco, la domanda sorge spontanea: chi raccoglierà questo testimone? La risposta non serve pronunciarla. È già scritta negli occhi e nelle mani operose di quei bimbi e ragazzi che assortiscono le scatole, pronti a firmare con il miele e la farina il prossimo capitolo di una favola che non smetterà mai di incantare. Perché per un calabrese, che si trovi a Soriano o all’altro capo del mondo, il Natale ha un solo, inconfondibile sapore. È il profumo del torrone fatto con il cuore: un morso di storia che ti riporta bambino in un solo, dolcissimo istante.

Tags: CalabriaDolciaria AlessandriaMieleSoriano CalabroTorrone
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