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Home OPINIONI

L’intervento. Petrolo (SI): «Senza salario minimo milioni di lavoratori con una paga da fame, 9 euro l’ora»

Il presidente regionale di Sinistra Italiana: «Il governo Meloni ha dato battaglia per sopprimere la proposta di legge. Ma c’è una direttiva europea alla quale bisogna adeguarsi»

Di Redazione
2 Ottobre 2024
In OPINIONI
Due operai al lavoro

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Fortunato Petrolo, presidente regionale di Sinistra Italiana

Sinistra Italiana nel 2022, ha presentato una proposta di legge, per introdurre in Italia il salario minimo. Nel mese di agosto 2023, tutta l’opposizione, esclusa Italia Viva, alla Camera dei Deputati ha presentato una proposta di legge per riconoscere il salario minimo ai lavoratori con una paga oraria da fame, di soli nove euro lordi.  Da subito, il governo Meloni ha dato battaglia, presentando un emendamento per sopprimere l’intera proposta. Successivamente, ha dato l’incarico al Cnel, guidato da Renato Brunetta, per una valutazione della proposta, la risposta di Brunetta è stata negativa, bocciando così la procedura per riconoscere il salario minimo. In sostanza il governo Meloni, si è lavato le mani, come Pilato. E Brunetta è stato il carnefice, dichiarando che l’introduzione del salario minimo creava uno squilibrio verso il basso, avendo i lavoratori già inserito nei contratti nazionali di lavoro, un salario orario più alto! Falsità! In questa risposta c’è un accanimento, da parte del Governo Meloni, contro 3,5 milioni di lavoratori che hanno una paga oraria che si aggira dai 4 ai 7 euro, e non creava nessun problema per i lavoratori che già hanno nei propri contratti la paga oraria superiore alle nove euro l’ora. Per una maggiore informazione analizziamo, in quali paesi dell’unione europea e già riconosciuto il salario minimo. 

Su 27 paesi membri dell’Unione europea, 22 paesi hanno riconosciuto, per legge, il salario mimino ai lavoratori, mentre solo 5 paesi membri dell’Unione non hanno riconosciuto il salario minimo e sono: Italia, Finlandia, Danimarca, Austria, Svezia. Il governo Meloni, che si definisce, il governo dei patrioti, ha negato il diritto ad un salario minimo a una grande platea di 3,5 milioni di lavoratori. Questa è una battaglia di civiltà, in settori dove i lavoratori hanno ore di lavoro molto limitate nella fascia settimanale; questo governo, fa fatica a riconoscere i diritti ai suoi cittadini!  I paesi che hanno il salario minimo più alto sono: la Spagna, con 13,26 euro la Germania con 12,41 euro; il Lussemburgo con 14,86 euro. Mentre i paesi che hanno il salario minimo più basso sono: Ungheria, Romania, Bulgaria e Lettonia con salario minimo, per legge, che va da 2,85 a 4,14 euro l’ora. 

Inoltre, è bene ricordare che sul salario minimo, la Comunità europea ha approvato una direttiva, (19 ottobre 2022), con la quale ha individuato i principi a cui bisogna attenersi per dare un lavoro dignitoso e un salario minimo a tutti i lavoratori della comunità Europea: dare pari opportunità e accesso al mercato del lavoro; condizioni di lavoro equo in Europa; protezione sociale e inclusione: la direttiva, ribadisce, che la competenza è dei singoli stati membri, e che gli stessi, devono adeguarsi entro il 15 novembre 2024. 

Tutti, riconoscono, a parole, che In Italia ci sono i salari più bassi d’Europa, e la tassazione più alta sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Come coalizione progressista dobbiamo riprendere la nostra natura sociale, dobbiamo avere il coraggio di ammettere che aver prodotto politiche liberiste, e approvato leggi che hanno messo fuori gioco il mondo del lavoro, attraverso il Job Act, abolizione dell’articolo 18, attuando contratti flessibili, contratti a chiamata, aumento del precariato anche nella pubblica amministrazione, hanno generato sfiducia e allontanamento dalla partecipazione alla vita politica e anche dal voto i cittadini. 

Oggi, c’è bisogno di una svolta, misurandoci con le difficoltà esistenti, riconoscendo che la globalizzazione ha provocato migliaia di disoccupati e generato nuovi poveri, che richiedono misure di contrasto alla povertà e nuove politiche di inclusione sociale. I dati ci dicono che la ricchezza è aumentata ed è concentrata su poche persone, mentre si è indebolito il potere di acquisto della classe media, che ha i salari più bassi, e la tassazione più alta che ricade sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Noi abbiamo il dovere di invertire la tendenza e dare, convintamente, vita a una proposta capace di superare quelle leggi che hanno generato una forte precarietà, limitato le tutele e privato i giovani di un futuro; giovani che a causa della loro fragile e precaria condizione lavorativa, non possono accedere a mutui per l’acquisto di una casa o farsi una famiglia. Una proposta di legge, unitaria di tutte le opposizioni, per la riduzione della settimana lavorativa dalle attuali 40 ore settimanali alle 30 ore settimanali, a pari stipendio; abolizione di tutte le riforme contrattuali che producono precariato. Per motivi di lungaggine non elenco atri norme.  

Noi, oggi, abbiamo bisogna di ricostruire la fiducia nei cittadini e nelle nuove generazioni, che vivono con sofferenza e solitudine la loro esistenza, dobbiamo dare speranza e di costruire una società sempre più inclusiva, e non vivere in una società che guarda solo al profitto. Ecco, io credo che una nuova sinistra è possibile, una sinistra che sia in grado di risvegliare la passione e la voglia di partecipazione alla attività politica, creando una partecipazione diretta dal basso per costruire una società, orientata all’inclusione al benessere dei propri cittadini, una sinistra che guarda e si muove nel solco della uguaglianza, nella solidarietà e dei valori universali della pace tra i popoli. Tocca a noi creare le condizioni per una nuova sinistra. 

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