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Home MUSICA E SPETTACOLO

Vibo, Andrea Fucá incanta il Valentianum: Beethoven e Chopin per una serata da applausi

Il giovane pianista vibonese protagonista del concerto della stagione 2026 dell’A.GI.Mus

Di Redazione
14 Settembre 2026
In MUSICA E SPETTACOLO
Andrea-Fucà
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È stato un grande successo il concerto per pianoforte tenuto presso il Valentianum di Vibo Valentia, dove il maestro Andrea Fucá è stato protagonista di una serata di particolare intensità, inserita nel programma della stagione concertistica 2026 della sezione vibonese dell’A.GI.Mus.

Giovane ma già affermato pianista vibonese, in possesso di una sorprendente padronanza dello strumento, Fucá ha proposto un programma di particolare rilevanza artistica, attraversando epoche, linguaggi e sensibilità differenti: Beethoven, Ravel, Chopin e Bach. Un percorso musicale di notevole difficoltà, affrontato dal talentuoso pianista con una tecnica solida e raffinata, ma soprattutto con quella naturale eleganza del gesto che ha costituito uno degli elementi distintivi della sua esibizione. Seduto al pianoforte, Fucá sembrava quasi accarezzare la tastiera, trasformando la complessità delle partiture in un fluire sonoro limpido, controllato e ricco di sfumature. Una prova che ha evidenziato non soltanto le qualità tecniche dell’interprete, ma anche una sensibilità musicale già matura, capace di restituire alla musica il suo valore più autentico: quello di creare emozione, ascolto e partecipazione.

Beethoven, l’addio, l’assenza e il ritorno

Ad aprire il concerto è stata la Sonata n. 26 in Mi bemolle maggiore op. 81a di Ludwig Van Beethoven, una delle pagine più celebri e suggestive della produzione beethoveniana, articolata nei tre movimenti Das Lebewohl (L’addio), Die Abwesenheit (L’assenza) e Das Wiedersehen (Il ritorno). Una composizione nella quale Beethoven affida alla musica una vera e propria narrazione interiore. L’addio, l’assenza, il ritorno: tre momenti dell’esperienza umana che diventano architettura sonora, tensione, attesa, memoria e finalmente ricongiungimento.

Fucá ha saputo restituire questa dimensione senza appesantirla, mantenendo un equilibrio convincente tra rigore e sentimento. Nel primo movimento il discorso musicale ha trovato una dimensione solenne e insieme profondamente umana; nell’Abwesenheit la scrittura si è fatta più introspettiva, sospesa, quasi abitata dal silenzio dell’attesa; nel Wiedersehen, infine, la musica ha ritrovato slancio e luminosità. Un Beethoven dunque non soltanto energico e monumentale, ma anche capace di parlare sottovoce.

Ravel e la tavolozza dei suoni

Il programma è proseguito con Maurice Ravel, attraverso Alborada del gracioso, da Miroirs, pagina tra le più caratteristiche e virtuosistiche della letteratura pianistica del Novecento. Qui il pianoforte cambia volto. Diventa ritmo, colore, ironia, movimento. Ravel costruisce una scrittura raffinatissima, nella quale la brillantezza tecnica si intreccia a una straordinaria ricerca timbrica. È una pagina che mette alla prova il pianista tanto sul piano della precisione quanto su quello della capacità di dare forma a una tavolozza sonora ricchissima.

Fucá ne ha colto la natura multiforme, affrontando le difficoltà con sicurezza e restituendo al pubblico la vivacità ritmica, i contrasti, le improvvise accensioni e quella particolare atmosfera iberica filtrata attraverso la sensibilità sofisticata di Ravel.

Con Chopin il vertice emotivo

Ma è stato con Frédéric Chopin che la serata ha raggiunto uno dei suoi vertici emotivi. La Sonata n. 3 in Si minore op. 58, articolata nei quattro movimenti – Allegro maestoso, Scherzo: molto vivace, Largo, Finale: Presto, non tanto. Agitato – rappresenta una delle prove più impegnative e affascinanti del repertorio chopiniano. È una pagina nella quale convivono lirismo, drammaticità, virtuosismo, introspezione e slancio. Un’opera che pretende dal pianista una padronanza tecnica assoluta, ma anche la capacità di governare grandi architetture sonore senza perdere la dimensione intima della musica.

Fucá ha affrontato la Sonata con autorevolezza, costruendo un percorso interpretativo nel quale la tecnica è apparsa sempre al servizio dell’espressione. Nel primo movimento, il carattere maestoso e insieme inquieto ha trovato un’esecuzione energica e controllata. Lo Scherzo ha evidenziato l’agilità del pianista, la precisione delle dita e la capacità di passare rapidamente dalla leggerezza alla tensione. Poi il Largo, momento centrale della Sonata, ha permesso di apprezzare soprattutto la sua sensibilità: qui il virtuosismo ha lasciato spazio al respiro, alla sospensione, alla capacità di dare valore anche alla pausa, al silenzio tra una frase e l’altra.

È stata questa una bella qualità emersa durante la serata: Fucá sa ascoltare la musica mentre la suona. Non corre dietro alle note. Le lascia maturare. E nel Finale, con la sua energia febbrile e il suo carattere agitato, il pianista ha mostrato ancora una volta una notevole padronanza dello strumento, governando una scrittura di grande difficoltà con sicurezza e naturalezza.

Bach-Busoni, una conclusione spirituale

A chiudere il programma, il Corale in Sol minore “Nun komm, der Heiden Heiland” di Johann Sebastian Bach nella trascrizione di Ferruccio Busoni, pagina nella quale la severa e luminosa spiritualità bachiana viene filtrata attraverso la sensibilità pianistica di Busoni. Il Corale nasce da una melodia di antica tradizione liturgica e appartiene al repertorio dell’Avvento. Nella trascrizione busoniana, il semplice tessuto corale viene ampliato e trasformato in una pagina di straordinaria densità armonica e timbrica: il pianoforte diventa quasi un organo ideale, capace di evocare registri, profondità e risonanze che sembrano andare oltre la natura stessa dello strumento.

È stata una conclusione particolarmente suggestiva. Dopo la complessità e il pathos delle pagine precedenti, la musica di Bach-Busoni ha ricondotto la serata verso una dimensione più raccolta, meditativa, quasi spirituale. E ancora una volta Fucá ha dimostrato di possedere una qualità preziosa: la capacità di cambiare linguaggio senza perdere la propria identità interpretativa. Dal classicismo di Beethoven al colore di Ravel, dal romanticismo tormentato di Chopin alla verticalità spirituale di Bach-Busoni, il giovane pianista ha attraversato mondi musicali differenti mantenendo sempre un controllo rigoroso e, al tempo stesso, una sensibilità personale.

Il pubblico conquista la musica

Il pubblico ha seguito il concerto con attenzione crescente, lasciandosi progressivamente conquistare da un’esecuzione che ha saputo alternare forza e delicatezza, impeto e raccoglimento, precisione e abbandono. Alla fine, gli applausi hanno restituito con immediatezza la misura dell’apprezzamento suscitato dalla performance. Non soltanto il riconoscimento per una prova tecnicamente impegnativa, ma la risposta emotiva a una serata nella quale la musica è riuscita realmente a creare un dialogo tra il giovane interprete e la platea. E proprio il pubblico, attraverso il silenzio concentrato dell’ascolto e il calore della risposta finale, è stato parte integrante di questo incontro.

L’A.GI.Mus. e il sostegno ai giovani talenti

Particolarmente soddisfatto il direttore artistico dell’A.Gi.Mus, il maestro Andrea Brissa – artefice di una stagione concertistica di altissimo livello, molto partecipata e molto apprezzata –, che ha sottolineato il valore, sociale e non soltanto musicale, di poter ospitare giovani musicisti di così elevata preparazione professionale, offrendo loro un palcoscenico nella propria città. È un aspetto che merita di essere evidenziato. Perché sostenere un giovane talento significa molto più che organizzare un concerto. Significa riconoscere che una comunità può diventare luogo di ritorno, non soltanto luogo da cui partire. Significa creare occasioni affinché chi ha studiato, lavorato, sacrificato tempo ed energie per costruire una propria identità artistica possa tornare a confrontarsi con il pubblico della propria terra.

L’A.GI.Mus. svolge, in questo senso, un ruolo culturale prezioso. La sua attività non si limita alla programmazione di eventi musicali, ma contribuisce alla costruzione di un tessuto culturale nel quale la musica possa incontrare il territorio, i giovani, le nuove generazioni di interpreti e un pubblico sempre più consapevole. E il concerto del maestro Fucá ha confermato ancora una volta il valore di una proposta culturale capace di coniugare qualità artistica, attenzione ai giovani talenti e radicamento nel territorio, in una serata nella quale il pianoforte è diventato strumento di racconto, di memoria e di emozione autentica.

Tags: andrea fucàconcerto andrea fucàVibo
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