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Home SVILUPPO

A Ricadi il Forum Tropea-Capo Vaticano, Papillo: «Col marchio territoriale siamo una voce sola»

Il presidente del Gal Terre Vibonesi illustra lo strumento che può cambiare le regole del gioco per l’intera provincia: riconoscimento ministeriale, rete unificata sotto un’unica identità tra mare, entroterra e montagna

Di Redazione
15 Marzo 2026
In SVILUPPO
Il presidente del Gal Vitaliano Papillo

Il presidente del Gal Vitaliano Papillo

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C’è uno strumento concreto, già riconosciuto dal Ministero, che può trasformare l’intera provincia di Vibo Valentia da somma di eccellenze scollegate a sistema integrato competitivo sui mercati nazionali e internazionali. Si chiama marchio territoriale di qualità, e il Gal Terre Vibonesi lo ha portato al centro del dibattito del Forum delle Attività Economiche svoltosi all’Hotel Villaggio Stromboli di Santa Domenica di Ricadi.

A illustrarne la portata è stato il presidente Vitaliano Papillo, davanti a una platea che comprendeva sindaci, imprenditori, consorzi di tutela, associazioni di categoria e operatori turistici del Vibonese.

Cos’è e cosa può fare

Il marchio territoriale di qualità non è un logo. È un sistema di appartenenza: chi lo adotta si riconosce in standard condivisi di qualità e servizio, entra in una rete certificata e accede a una narrazione comune del territorio. Significa che l’albergatore di Tropea, il produttore di Pecorino del Monte Poro, il ristoratore di Capo Vaticano, il vigneron delle colline di Brattirò e l’operatore culturale dell’entroterra parlano con una voce sola. Mare, montagna ed entroterra finalmente uniti in un’unica proposta identitaria, in un’epoca in cui il turista non cerca più la singola destinazione ma l’esperienza integrata.

Il valore del riconoscimento ministeriale

Il marchio ha già ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero. Ma c’è un elemento che lo rende unico: i disciplinari — cioè le regole che definiscono chi può farne parte e con quali standard — sono stati lasciati aperti.

«Di solito quando il Ministero riconosce un marchio chiude tutto — ha spiegato Papillo —. Con noi non è successo, e questo è l’elemento più importante». Significa che le regole del gioco le scrive il territorio stesso: albergatori, ristoratori, produttori, operatori culturali, custodi dell’entroterra e della montagna. Un’opportunità che non si ripete.

Una rete che esiste già

«Il marchio non è uno strumento del Gal – ha detto Papillo -. È di ognuno di voi». Non è retorica: dentro il GAL Terre Vibonesi siedono già tutti i principali attori del territorio provinciale. Il marchio non crea una rete dal nulla, la rende visibile e la potenzia.

«Abbiamo tante eccellenze – ha riconosciuto il presidente -, ma sono tutte scollegate. Il marchio le collega, le ordina, le racconta».

I numeri che danno credibilità

Il GAL non arriva al Forum a mani vuote. Circa 7 milioni di euro di fondi europei già impegnati sull’intero territorio provinciale, quasi 100 start-up finanziate. «I soldi della comunità europea non sempre tornano sul territorio — ha osservato Papillo —. Qui è stato possibile perché c’è una sinergia reale. Ora dobbiamo essere ancora più bravi a legarci».

La sfida: distretto turistico e obiettivi condivisi

Papillo ha chiesto a Confindustria Vibo Valentia di rilanciare il distretto turistico, con il presidente Rocco Colacchio come motore. «Marchio e distretto non sono strumenti separati, devono essere collegati». E ha chiuso con un appello diretto alla platea: «Fissiamoci degli obiettivi prima del prossimo forum. Pochi, ma chiari. È qui che si gioca davvero la partita».

Tags: Gal Terre VibonesiVitaliano Papillo
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