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Home CRONACA

Bancarotta fraudolenta in Calabria: arrestati tre imprenditori

Attraverso un meccanismo ben organizzato, ricostruito dalla Guardia di finanza, avrebbero distratto somme al fisco per ben 730mila euro

Di Redazione
14 Aprile 2026
In CRONACA
Una pattuglia della guardia di finanza
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Operazione della Guardia di Finanza in Calabria: nella mattinata odierna, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Crotone hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti imprenditori operanti nel settore del commercio all’ingrosso delle carni.

Le accuse: bancarotta fraudolenta e debiti per oltre 730 mila euro

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal procuratore Domenico Guarascio, riguarda tre imprenditori (i cui nomi non sono stati resi noti, ndr) ritenuti responsabili della bancarotta fraudolenta di tre società.

Secondo quanto emerso dalle indagini, le aziende sarebbero state condotte al dissesto attraverso un sistematico depauperamento delle risorse finanziarie e la distrazione dei beni aziendali. Tra il 2016 e il 2024, sarebbero stati accumulati debiti erariali superiori a 730 mila euro.

Due imprenditori sono stati destinatari della custodia cautelare in carcere, mentre per un terzo sono stati disposti gli arresti domiciliari. Parallelamente, le Fiamme Gialle hanno eseguito il sequestro delle quote societarie e di sei società ritenute “di comodo”, con sede a Rocca di Neto. Queste strutture societarie sarebbero state utilizzate come strumenti per proseguire le attività illecite, eludendo il fisco e danneggiando i creditori.

Un sistema illecito ben organizzato

Le indagini hanno evidenziato un sistema ben organizzato. I tre imprenditori avrebbero gestito diverse società come un’unica entità economica, seguendo una strategia mirata alla sistematica evasione fiscale e all’elusione degli obblighi previdenziali.

I profitti derivanti dall’attività imprenditoriale venivano sottratti alle casse aziendali e destinati a scopi personali, mentre le società venivano progressivamente svuotate di risorse.

Per ostacolare eventuali azioni legali, gli indagati avrebbero inoltre utilizzato prestanome come amministratori di diritto. Rendendo così più difficile il recupero dei crediti da parte dei soggetti danneggiati.

Fallimenti a effetto domino

Il meccanismo illecito si sarebbe concluso con il fallimento a catena delle società coinvolte. Le aziende, una dopo l’altra, sarebbero state lasciate prive di beni, senza dipendenti e con ingenti debiti verso l’erario, configurandosi come vere e proprie “scatole vuote”.

L’operazione si inserisce nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del processo, nel pieno contraddittorio con la difesa.

L’attività investigativa conferma l’impegno della Guardia di Finanza e della Procura nel contrasto ai reati fallimentari. Ciò a tutela degli imprenditori onesti e del corretto funzionamento del mercato.

Tags: BancarottaCrotoneGuardia di finanza
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