«Non può esserci sviluppo, crescita economica né futuro per la Calabria e il Paese senza il pieno riconoscimento del lavoro delle donne e politiche capaci di rimuovere le disuguaglianze», afferma la segretaria della Cgil Calabria, Celeste Logiacco, a pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna, sottolineando come la condizione femminile nella regione rimanga fortemente penalizzata.
Disuguaglianze salariali e precarietà
«Non possiamo accettare che ci siano ancora donne retribuite meno dei colleghi maschi, perché il nostro lavoro non vale meno di quello degli uomini», prosegue Logiacco.
La segretaria denuncia inoltre come molte donne subiscano molestie sul lavoro, spesso non denunciate a causa della precarietà o della paura del giudizio sociale.
«La condizione occupazionale delle donne in Calabria è tra le più critiche d’Europa: solo il 33,1% tra i 16 e i 64 anni risulta occupata, molte con contratti temporanei, part-time involontario e salari inferiori rispetto agli uomini». Tra le più vulnerabili ci sono le giovani con bassa istruzione e le donne straniere impiegate in agricoltura, alberghi, ristorazione e servizi alle famiglie.
Logiacco sottolinea l’impegno della Cgil a contrastare sfruttamento, caporalato e violenze soprattutto verso le donne migranti, spesso invisibili alla società e alle istituzioni.
Conciliazione lavoro-famiglia e servizi insufficienti
Un ulteriore ostacolo è la difficoltà di conciliamento tra lavoro e responsabilità familiari. «I servizi di supporto alla genitorialità e all’assistenza agli anziani sono insufficienti o poco accessibili, costringendo molte donne a scegliere tra cura della famiglia e lavoro», spiega Logiacco.
Questa situazione limita autonomia economica, previdenza e crescita complessiva della regione, aggravando le disuguaglianze di genere.
Maternità, stereotipi e povertà femminile
La maternità resta un fattore di discriminazione lavorativa, sia nella fase di assunzione sia nell’avanzamento di carriera. A ciò si sommano stereotipi culturali che assegnano alle donne la responsabilità principale del lavoro domestico e di cura.
«Tali stereotipi limitano le opportunità professionali: le donne passano da lavoratrici povere a pensionate poverissime, spesso sole ed emarginate», chiarisce la segretaria.
Allo stesso tempo, aumenta la precarietà, la discontinuità lavorativa e il lavoro povero, mentre si alza l’età pensionabile e si tagliano fondi per lavori usuranti e precoci.
Le proposte della Cgil Calabria
«La libertà e la piena emancipazione delle donne passano dal lavoro stabile, tutelato ed equamente retribuito, dal rafforzamento del welfare pubblico e dei servizi di cura, dal cambiamento culturale che superi stereotipi e ruoli di genere e dal riconoscimento del diritto di cittadinanza per tutte e tutti», conclude la segretaria Celeste Logiacco, lanciando un appello alle istituzioni e alla società per un impegno concreto a favore della parità di genere.

























