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Home SOCIETÀ

Crux Gloria a Vibo Valentia: quando la musica diventa preghiera e il suono si fa luce

Il Coro Polifonico del Conservatorio “F. Torrefranca” trasforma il Duomo in un luogo di meditazione e bellezza collettiva

Di Michele Petullà
1 Aprile 2026
In SOCIETÀ
duomo vibo concerto
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Nel cuore antico e vibrante di Vibo Valentia, là dove la pietra custodisce secoli di fede e di silenzi, il respiro della musica ha incontrato quello dell’eternità. Il Duomo cittadino, solenne e raccolto come una grande arca di memoria, ha accolto il concerto Crux Gloria, un evento che non si è limitato a essere esecuzione musicale, ma si è fatto esperienza, attraversamento, soglia, meditazione, elevazione spirituale.

Una vera e propria architettura sonora

Protagonista di questa intensa vigilia della Pasqua è stato il Coro Polifonico del Conservatorio “F. Torrefranca“, eccellenza formativa e artistica del territorio – e non solo – capace ancora una volta di dimostrare come la disciplina del canto possa diventare linguaggio dell’anima. Sotto la guida attenta, rigorosa e profondamente ispirata del maestro Gianfranco Cambareri, i cantori hanno offerto non semplicemente un concerto, ma una vera e propria architettura sonora, costruita con precisione e passione, capace di attraversare i secoli e parlare al presente.

Fin dalle prime note, il pubblico – numeroso, attento, quasi sospeso – ha percepito che ciò che stava accadendo era qualcosa di raro: non una successione di brani, ma un viaggio interiore. Le voci, limpide e potenti, si sono levate come colonne invisibili, riempiendo le navate del Duomo, accarezzando gli archi, insinuandosi tra le luci soffuse, fino a salire verso l’alto, dove il suono smette di essere materia e diventa invocazione.

Il repertorio eseguito

Il programma, denso e impegnativo, ha tracciato un itinerario nella storia della musica sacra, mettendo in dialogo epoche e sensibilità diverse. Dal lirismo struggente di Media Vita di Michael McGlynn alla solennità di Pace Domine e Adoro te devote di Domenico Bartolucci, dalla purezza rinascimentale di Pueri Hebraeorum di Giovanni Pierluigi da Palestrina fino alla luminosa contemporaneità di Ubi Caritas et Amor di Morten Lauridsen. E ancora: la profondità mistica del Crucifixusdi Antonio Lotti, la devozione vibrante di Crux Fidelis di Giuseppe Liberto, la delicatezza di Adoramus te, Christe di Quirino Gasparini e la regalità sonora del Regina Coeli di Tomás Luis de Victoria. Un repertorio che esige non solo tecnica, ma consapevolezza, ascolto reciproco, capacità di farsi strumento. E il Coro ha risposto con una prova di altissimo livello: intonazione impeccabile, dinamiche cesellate, fraseggi curati con sensibilità quasi pittorica. Ogni voce, pur nella sua individualità, si è dissolta nel tutto, diventando parte di un organismo vivo, pulsante, capace di emozionare e di elevare.

Le meditazioni di monsignor Maniago

In questo dialogo tra suono e spirito, si sono inserite le meditazioni di mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, parole profonde e misurate che hanno accompagnato l’ascolto, aprendo varchi di riflessione sul mistero pasquale. Non semplici interventi, ma tessere di un mosaico più ampio, in cui musica e parola si sono intrecciate per restituire il senso ultimo del percorso: nella Croce, la Gloria; nella sofferenza, la promessa della salvezza.

A rendere ancora più significativa la serata, anche la presenza di figure rappresentative della vita culturale del Conservatorio: la responsabile dell’Ufficio stampa e comunicazione, Sarah Sibiriu, e la professoressa Chiara Macrì, docente dello stesso Istituto. Proprio quest’ultima, nel suo breve ma intenso intervento finale, ha saputo raccogliere il senso profondo dell’esperienza vissuta, esprimendo con parole essenziali e vibranti tutta la sua emozione e una sincera gratitudine per la bellezza del concerto, restituendo voce a quel sentimento condiviso che spesso sfugge al linguaggio ordinario.

E poi, il silenzio. Quel silenzio pieno che segue la bellezza autentica. Un istante sospeso, prima che il Duomo si riempisse di un applauso lungo, caldo, quasi liberatorio. Una standing ovation sincera, vibrante, che non era solo riconoscimento artistico, ma gratitudine. Gratitudine per un’esperienza che ha toccato corde profonde, spesso dimenticate nella frenesia quotidiana.

L’intervento di don Pasquale Rosano

A suggellare questo momento di grazia collettiva, sono giunte le parole del parroco, don Pasquale Rosano, che non si sono limitate a un semplice ringraziamento formale, ma hanno assunto il tono caldo e autentico di una testimonianza vissuta. Con voce partecipe, quasi velata da una commozione trattenuta, don Pasquale ha restituito al pubblico il senso più profondo della serata: una comunità che, attraverso la musica, si ritrova, si riconosce e si rialza. Parole semplici, ma dense, come accade quando ciò che si è vissuto supera la necessità di essere spiegato. Le sue parole hanno avuto il passo lento e solenne della gratitudine vera, quella che nasce non dall’abitudine, ma dallo stupore. Ha ringraziato il Coro e il maestro Cambareri non solo per l’eccellenza artistica dimostrata, ma per aver saputo trasformare il Duomo in uno spazio vivo, attraversato da una presenza che non si vede ma si avverte. Nel suo breve e conciso intervento, si è avvertita una grande consapevolezza: quella di chi sa che eventi come questo non sono episodi isolati, ma semi. Semi gettati nel cuore della comunità, capaci di generare bellezza, riflessione, appartenenza.

Un evento che va oltre il perimetro artistico

Crux Gloria è stato, in definitiva, molto più di un concerto. È stato un atto di fede collettivo, un gesto artistico capace di restituire senso al tempo dell’attesa pasquale. Un invito a fermarsi, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare. Perché ci sono momenti in cui la musica non intrattiene, ma trasforma. E, per una sera, tra le navate del Duomo di Vibo Valentia, il suono si è fatto luce, e la luce – silenziosamente – è diventata preghiera.

In un tempo storico segnato da frammentazioni, velocità e smarrimenti, eventi come Crux Gloria assumono un significato che va ben oltre il perimetro artistico. Essi diventano presidio di umanità, spazio condiviso in cui la comunità ritrova se stessa, riconoscendosi in valori che uniscono: la bellezza, la memoria, la spiritualità. Per Vibo Valentia, questo concerto rappresenta non solo un’eccellenza culturale, ma un segno vivo di coesione sociale e di profondità interiore, un momento in cui la musica sacra torna ad essere linguaggio universale capace di educare, elevare e custodire l’anima collettiva.

Tags: Conservatorio Fausto TorrefrancaCrux GloriaDuomo
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