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Home FOOD & WINE

Dall’Abruzzo a Francavilla Angitola: Giovanni Benvenuto e il suo Zibibbo salvato dall’estinzione

Da sogno "assurdo" a trionfo internazionale: come la viticoltura biologica di Cantine Benvenuto sta conquistando i sommelier di Manhattan e Tokyo

Di Carmensissi Malferà
1 Agosto 2026
In FOOD & WINE
Cantone Benvenuto
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Ci sono terre che ti chiamano con un sussurro antico, che resiste al tempo e al rumore del mondo. Chi ha il coraggio di fermarsi e ascoltare quel richiamo, scopre che la terra non è solo terra: è carne, è memoria, è il sangue di chi ci ha preceduto.

A Francavilla Angitola, dove le colline verdi si digradano nel blu cobalto del Golfo di Sant’Eufemia e verso il lago Angitola, il vento trasporta un profumo che strazia e consola.

Sa di sale, di ginestre selvatiche e di zagara. Oggi vi portiamo a scoprire la storia di un’antica uva millenaria salvata da un grande e caparbio sognatore, nato lontano da qui, ma con lo sguardo rivolto al futuro e i piedi ben piantati nella terra dei suoi nonni.

Il profilo di Giovanni Celeste Benvenuto

Giovanni Celeste Benvenuto è un giovane meraviglioso, di profonda fede, molto legato alla sua famiglia e a quei sani valori di una volta, capace di infondere una speranza contagiosa in chiunque lo ascolti parlare. Cresciuto in Abruzzo tra la casa natia a Tagliacozzo e il convitto della scuola agraria di Scerni, Giovanni tornava ogni estate con la famiglia in Calabria alla casa dei nonni paterni. È tra quei filari curati da mani sapienti che si è innamorato dell’uva Zibibbo, delle “merendelle” e del profumo penetrante delle zagare.

L’eredità del padre e il silenzio dei filari

Il piccolo Giovanni passava le giornate estive in campagna osservando papà Marco darsi da fare. Mani che accarezzavano le viti con delicatezza, insegnandogli i segreti della potatura, quando le sue dita erano ancora troppo minute persino per stringere l’impugnatura di quelle forbici così grandi. Amore passato da padre in figlio, per la terra, le coltivazioni e per la Calabria. Quando il nonno Iconio ha chiuso gli occhi per sempre, il silenzio è calato su quei filari destinati all’abbandono.

La scelta rivoluzionaria e il ritorno alle radici

Erano gli anni in cui i giovani calabresi partivano per cercare un futuro altrove, lasciando le campagne alla loro solitudine. Ma Giovanni, non poteva permettere che il ricordo della sua famiglia e di quell’uva venissero cancellate dalle erbacce. Quindi, già giovanissimo, ha fatto la scelta più rivoluzionaria, dolorosa e bellissima che un ragazzo possa fare: ha lasciato la sua famiglia in Abruzzo ed è tornato in Calabria.

Si è caricato sulle spalle la terra del nonno, come si fa con una persona amata che ha bisogno di cure. Studiava Agraria all’Università di Reggio Calabria e con la zappa in mano e la schiena spezzata dal lavoro, impastava i suoi sogni con la terra e sperimentava.

La nascita di Cantine Benvenuto

L’intuizione di Giovanni aveva il sapore di una preghiera: salvare l’antica uva Zibibbo, portata dai Fenici secoli prima. Un’uva quasi dimenticata, che col microclima ventilato e con suolo di disfacimento granitico rosso, ricco di minerali, ferro e molibdeno di Pizzo e Francavilla, assumeva una nota marina e una freschezza quasi poetica. Voleva vinificarla in purezza, secco, senza trucchi. E la terra, riconoscendo il tocco d’amore di quel ragazzo, ha risposto.

Con una viticoltura “eroica” e un rispetto quasi religioso per l’ambiente (la cantina lavora rigorosamente in regime biologico), il miracolo si è compiuto. Senza fretta, senza scorciatoie industriali, trattando ogni grappolo come una reliquia, Giovanni ha iniziato a produrre il “suo” vino. A 19 anni ha fondato la sua azienda. Non l’ha chiamata con nomi altisonanti: l’ha chiamata Cantine Benvenuto. Un tributo alla sua famiglia.

Il trionfo dello Zibibbo nel mondo

Il primo sorso spiazza: al naso esplodono la zagara, il gelsomino e gli agrumi; al palato arrivano una freschezza affilata e una scia salina che riportano dritto sulla riva del mare. Il colore è giallo paglierino con riflessi verdolini. Dopo oltre dieci anni di lotte estenuanti contro la burocrazia, contro lo scetticismo e contro le difficoltà, nel 2013 l’uva “Zibibbo”, grazie a Giovanni, entra finalmente nel Disciplinare IGP per la vinificazione in Calabria. Quello che tutti definivano “il sogno assurdo di un ragazzino”, perché la Calabria era terra per rossi strutturati, è diventato un trionfo mondiale.

Quel vino “impossibile” e “difficile” da vinificare, per cui Giovanni si è tanto battuto, ha conquistato i palati dei sommelier del mondo, finendo nei calici dei ristoranti di Manhattan e Tokyo, citato dal New York Times tra i 10 vini migliori bianchi d’Italia e dalle guide più prestigiose come Gambero Rosso, Slow Wine e dalla rivista britannica Decanter. Proprio in questi giorni è arrivato l’ennesimo sigillo a una carriera mossa dal cuore: la prestigiosa Corona di Vinibuoni d’Italia 2027, per il suo Zibibbo Orange, il massimo riconoscimento della guida del Touring Club Italiano assegnato ai vini di eccellenza espressione dei grandi vitigni autoctoni.

L’autenticità e l’umiltà di Giovanni

Oggi le Cantine Benvenuto sono un punto di riferimento nazionale, ma la vera forza di Giovanni risiede nel non aver mai perso l’umiltà. Infatti, se vi capita di salire fino a Francavilla e varcare la soglia di quella cantina, capirete che i premi e le copertine patinate non hanno scalfito di un millimetro la sua anima. Tra i serbatoi d’acciaio non ci sono fredde strategie di marketing: c’è la sua vita, c’è la sua grande famiglia, con le vocine allegre dei suoi bimbi… e c’è il suo cuore.

La filosofia e i vitigni antichi

«Benvenuto non è un marchio – dice il nostro interlocutore -. È la nostra promessa. Io non voglio solo clienti che comprino una bottiglia. Voglio persone che entrino qui e si sentano a casa, che sentano il calore di questa terra. Potrei produrre molto di più, ma se facessi grandi numeri… poi chi si fermerebbe a salutare e ad abbracciare le persone che arrivano? Imparai a vinificare guardando mio padre, che vicino casa a Tagliacozzo aveva una campagna dove coltivava per la famiglia. Non mi ha insegnato solo a fare il vino. Mi ha insegnato ad ascoltare la vite. Oggi qui a Francavilla con l’aiuto di papà, mio fratello Antonello e mia zia Anna, produciamo oltre a Zibibbo, Greco Nero, Magliocco Canino, Calabrese e Malvasia Bianca. Tutti vitigni antichi importati dai Fenici o Greci».

Le fasi della produzione artigianale

Visitando la cantina ci spiega le fasi della produzione di come nasce il suo vino Zibibbo: «La raccolta è manuale, da metà settembre a fine ottobre, in piccole cassette all’alba. L’uva arriva nell’area di lavorazione esterna dove viene selezionata su nastro trasportatore, diraspata e pigiata. Come per le altre uve bianche va già in pressa, il mosto liquido va nei serbatoi in acciaio e fermenta a temperatura controllata a massimo 16 gradi. Dopo 15 giorni le fecce si depositano sul fondo e il vino viene preso dall’alto, per riposare ancora fino a febbraio-marzo per far decantare le fecce fini. Un ultimo mese di riposo e poi finalmente è pronto e si imbottiglia».

L’unicità dello Zibibbo secco

Se dici “Zibibbo”, la mente di chiunque vola a Pantelleria, ai passiti dolci e liquorosi. Qui, invece Giovanni ha dato vita ad un vino secco, ottimo da bere durante i pasti, soprattutto di pesce, formaggi e carni bianche. Per nulla stucchevole, grazie al microclima ventilato tra il mare e le Serre e al terreno particolare, sui 300 metri d’altezza, che non lo fa diventare troppo dolce. Terreni pieni di minerali che vanno da Francavilla, Pizzo, Longobardi e Zambrone.

Una storia di riscatto per la Calabria

L’obiettivo è fare in modo che chiunque stappi una sua bottiglia a Milano, Berlino o New York, sorseggi un pezzo di Calabria e provi il desiderio di mettersi in viaggio per andare a visitarla. Guardando oggi i vigneti che si affacciano sul mare, si comprende che la scommessa è stata vinta su tutti i fronti. Giovanni che da piccolo voleva fare l’archeologo, scavando nel passato, poi ha capito che il passato andava coltivato, non disseppellito.

Giovanni Celeste Benvenuto non ha soltanto salvato la terra di suo nonno e un vitigno dall’estinzione: ha regalato alla Calabria una storia di riscatto, dimostrando che quando un uomo crede con tutto se stesso nelle proprie radici, con l’aiuto di Dio, anche il vento più ostinato impara a soffiare a suo favore. Benvenuto nelle sue terre. Benvenuto nella sua cantina. Benvenuto nella sua anima bella. Benvenuto, nella nostra Calabria straordinaria.

Tags: Francavilla AngitolaGiovanni BenvenutoZibibbo
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