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Home RITRATTI

Dalle radici del Vibonese alle vette delle Dolomiti: il successo dello chef Fiorenzo Camillò

Svolge il ruolo di Executive Chef in un hotel a quattro stelle. Presentato l’amuse-bouche ispirato al “pane cu cuccu”

Di Pasquale Scordamaglia
22 Febbraio 2026
In RITRATTI
Dalle radici del Vibonese alle vette delle Dolomiti: il successo dello chef Fiorenzo Camillò
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A soli 28 anni, lo chef vibonese Fiorenzo Camillò corona un ulteriore e importante traguardo della sua carriera. Originario della comunità di Stefanaconi e già conosciuto nel mondo della cucina stellata, Camillò lavora sulle Dolomiti,in Val Gardena, e svolge il ruolo di Executive Chef in un hotel a quattro stelle.

Proprio in questa location, lo chef è entrato in perfetta sintonia con un altro grande nome della cucina stellata: Michele Cobuzzi, executive chef de L’Anima di Milano (una stella Michelin) e del Vertigo, nonché figura di spicco della cucina italiana contemporanea e componente della cerchia di Enrico Bartolini (Mudec). I due chef, con il prezioso contributo di tutto il personale presente, hanno dato vita ad una cena a quattro mani di altissimo livello.

Rivisitata la tradizionale ricetta del “pani cu cuccu”

Tale esperienza, oltre ad essere intensa, è stata curata in ogni dettaglio e resa possibile anche dal lavoro di sala del maître Simone Cappella e di Michele Santoro, anch’egli originario di Vibo Valentia, maître del Rêve. Un incontro tra brigate, tecniche e visioni, culminato in un dialogo gastronomico di altissimo profilo.

Tra i momenti più emozionanti della cena, in particolare, c’è stata la preparazione di un’idea innovativa e al tempo stesso tradizionale, ma creata da Fiorenzo Camillò anche come un vero e proprio manifesto identitario. Si tratta dell’amuse-bouche, crostino di pane al sambuco che è totalmente ispirato al tradizionale (pani cu cuccu) di Stefanaconi.

Inoltre, il crostino è stato farcito con una sfera di patata dal cuore agrodolce di cipolla di Tropea IGP, accompagnato dal gel al bergamotto di Condofuri e dalla polvere di liquirizia di Rossano. Un piatto che esalta il valore della memoria, del territorio e della tecnica contemporanea.«Portare il “pane cu cuccu” in una cena di questo livello è stato un onore», racconta lo chef Fiorenzo Camillò. Poi aggiunge «È stato il mio modo di far conoscere Stefanaconi, il paese dove sono nato, e di rendere omaggio alla ricetta della mia amata nonna. Le radici non vanno mai dimenticate».

Le altre ricette della cena a 4 mani

Oltre all’amuse-bouche, sono state preparate le seguenti ricette: Waffle croccante con crudo di fassona, maionese al rafano ed erbe fresche; Noisette di maiale con crema verde caraibica; Mandorla di Toritto e “acqua e sale” di barbabietola; Arepa venezuelana con fagioli neri e una ricotta salata affumicata; Riso con patate e cozze; Fegatini di pollo montati al burro d’alpeggio e pan brioche al nero di seppia; Risotto alla nocciola tonda piemontese con cima di rapa, ribes selvatico e chiocciole in cocotte; Salmerino alpino con melata di abete e zuppa setosa al gusto di cavolfiore; Piccione arrosto in due atti; Coccole finali (piccola pasticceria); Iride d’inverno: sfumature di agrumi, cioccolato bianco e vaniglia.

Da Stefanaconi alla cucina internazionale

Stefanaconi, noto anche come il paese del pane, grazie allo chef Fiorenzo Camillò, diventa simbolicamente il punto di partenza di un percorso straordinario, attraversando l’Italia e anche Europa, fino alle più alte vette della cucina internazionale. Partito dalla scuola alberghiera di Vibo, Camillò ha costruito una carrierafatta di tanti sacrifici, studio e passione autentica.

Subito dopo il diploma, le prime esperienze arrivano a Scalea come aiuto cuoco, per poi proseguire a Firenze come capo partita, al fianco dello chef Raimondo Mendolia. Da lì inizia un lungo viaggio professionale che lo porta a confrontarsi con realtà diverse e stimolanti, tra cui Peschiera del Garda a Torino, dove gestisce una bottega di prodotti tipici siciliani, ma anche a Bolzano in una pasticceria.  Dopo queste prime esperienze, arriva la prima esperienza internazionale.

Le esperienze all’estero

La Francia segna una svolta decisiva per lo chef vibonese: inizialmente a Mende come chef di cucina, poi in Belgio, a Péruwelz, sempre nel ruolo di chef. Soprattutto, è il ritorno in Francia, a Menton, sulla Costa Azzurra, a rappresentare uno dei capitoli più prestigiosi: l’ingresso al Mirazur di Mauro Colagreco, ristorante tre stelle Michelin, patrimonio Unesco della cucina francese e più volte inserito nella classifica dei 50 World’s Best Restaurants. Un’esperienza culminata anche con una start-up del ristorante a Strasburgo. Il suo percorso prosegue in Germania, al fianco dello chef Daniel Georgiev, una stella Michelin al ristorante Rasstuben di Haltern am See. Approda poi in Svizzera, tra San Gallo e St. Moritz, dove per tre anni gestisce ristoranti nella perla delle Alpi svizzere.

In merito all’esperienza con lo Chef Cobuzzi, Camillò afferma: «La tensione era palpabile, soprattutto per una brigata chiamata a confrontarsi “face to face” con uno dei nomi più autorevoli del panorama gastronomico nazionale, l’emozione ha lasciato spazio all’orgoglio. Partire da un piccolo paese della Calabria e, arrivare a condividere una cucina stellata con protagonisti assoluti dell’alta ristorazione europea, è la dimostrazione che talento, dedizione e identità possono portare lontano. Un ringraziamento finale – aggiunge – va a chi ha creduto in questo percorso, alle persone che hanno sostenuto ambizioni e sacrifici. Perché, come dimostra questa storia, le stelle possono brillare anche partendo dal pane di casa».

Tags: Cucina StellataFiorenzo CamillòMichele Cobuzzi
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