In Calabria l’economia sociale è riconosciuta come leva di benessere e sviluppo sostenibile, ma fatica ancora a tradursi in strategie aziendali concrete. Secondo il Primo rapporto sull’economia sociale e la cooperazione, realizzato da Bcc Mediocrati e Confcooperative Calabria con la collaborazione scientifica di Demoskopika, oltre sette imprese su dieci riconoscono l’impatto positivo di questo modello, mentre quasi una su tre dichiara di conoscerne già i principi di base.
Il dato, però, si scontra con la realtà: solo sei imprese su dieci riescono a trasformare questi valori in scelte strutturate, evidenziando un ritardo culturale e operativo.
Il ruolo delle cooperative
A trainare il sistema sono le cooperative, che mostrano livelli di adesione e consapevolezza nettamente superiori rispetto alle imprese profit. Un vantaggio che riguarda sia il piano culturale sia quello organizzativo, confermando il ruolo storico del movimento cooperativo come avanguardia dell’economia sociale nella regione.
Persona e lavoro al centro, ma a macchia di leopardo
«Al centro dell’agire imprenditoriale emergono la persona, il lavoro e la sostenibilità ambientale», rileva lo studio. Tuttavia, la loro applicazione resta disomogenea.
La transizione ecologica procede lentamente e la governance inclusiva non è ancora una pratica diffusa. Ancora più critico il dato sul benessere organizzativo: solo un’impresa su quattro ha attivato misure strutturate di welfare aziendale.
Parità di genere ancora fragile
Debole anche il fronte della parità di genere, in particolare nei consigli di amministrazione. La presenza femminile resta limitata e caratterizzata da forti differenze settoriali e territoriali, segno di un cambiamento che in Calabria procede a passi lenti.
L’indice Isec: adesione discreta, ma pesa la fragilità
L’Indice di sviluppo dell’economia sociale e civile (Isec) restituisce una fotografia chiara: 46 punti su 100. Un’adesione complessivamente discreta, con la governance come punto di forza e la misurazione dell’impatto come principale area di fragilità.
«Sullo sfondo», avverte l’analisi, permane un clima di «fiducia prudente e moderato pessimismo» che continua a frenare investimenti e crescita, rafforzando l’urgenza di trasformare il potenziale espresso in cambiamento strutturale.
La sfida calabrese
Il quadro che emerge è quello di una Calabria consapevole ma incompiuta, dove i valori dell’economia sociale sono ormai riconosciuti, ma non ancora pienamente agiti. Una distanza che rischia di diventare strutturale se non accompagnata da politiche di supporto, formazione manageriale e incentivi mirati.

























