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Home AMBIENTE

Fotovoltaico Piana degli Scrisi a Maierato, presa di posizione della Preta: «No in quest’area»

Il progetto interessa 73 ettari di superficie agricola. L'archeologa: «Le energie rinnovabili sono necessarie, ma non possono compromettere il patrimonio storico, archeologico e paesaggistico»

Di Redazione
15 Luglio 2026
In AMBIENTE
preta-piana scrisi
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«La transizione energetica rappresenta una sfida imprescindibile del nostro tempo e lo sviluppo delle fonti rinnovabili costituisce un obiettivo condivisibile. Tuttavia, la sostenibilità non può essere perseguita a discapito del paesaggio storico, del patrimonio archeologico e dell’identità dei territori». Ad affermarlo è Mariangela Preta, nota archeologa vibonese, in merito alla vicenda che riguarda l’installazione di un mega impianto fotovoltaico sull’altopiano degli Scrisi, a Maierato.

«Il progetto di realizzazione di un grande impianto fotovoltaico nella Piana degli Scrisi, nel territorio di Maierato – scrive la professionista sui social – desta profonde preoccupazioni sotto il profilo paesaggistico, culturale e storico. Secondo quanto riportato, l’intervento interesserebbe circa 73 ettari di superficie agricola, in un contesto caratterizzato da una storica vocazione cerealicola e dalla recente tutela ministeriale del grano antico Rosìa, elemento identitario di questa parte della Calabria».

La posizione dell’archeologa

L’archeologa, ha espresso netta contrarietà alla realizzazione dell’impianto in quest’area.

«Non si tratta di una posizione contraria alle energie rinnovabili – precisa – bensì della convinzione che esse debbano essere pianificate secondo criteri di compatibilità territoriale, privilegiando aree industriali dismesse, cave esaurite, coperture di edifici e superfici già compromesse, evitando invece di consumare paesaggi agricoli di straordinario valore storico».

Il discorso si allarga poi al suo campo di competenza: «L’area degli Scrisi – sottolinea Preta – si inserisce, infatti, nel sistema territoriale gravitante attorno a Rocca Angitola, uno dei più importanti siti archeologici medievali della Calabria, interessato da decenni di studi scientifici e sottoposto a tutela archeologica. Rocca Angitola rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la ricostruzione della storia dell’insediamento medievale calabrese e costituisce un bene culturale di assoluto rilievo».

E ancora: «Il valore di questi luoghi non è dato esclusivamente dalle emergenze archeologiche puntualmente individuate, ma anche dal contesto paesaggistico nel quale esse sono inserite. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio riconosce infatti il paesaggio quale espressione dell’identità storica delle comunità, risultato della continua interazione tra uomo e natura».

Per Mariangela Preta, le problematicità non sarebbero solo ambientali: «La Piana degli Scrisi – evidenzia – costituisce uno degli ultimi esempi ancora leggibili di paesaggio agrario storico del comprensorio dell’Angitola: campi coltivati, sistemi poderali, colture tradizionali e relazioni visive con il rilievo di Rocca Angitola raccontano una continuità d’uso del territorio che attraversa i secoli. Alterare in maniera radicale questo equilibrio significa compromettere non soltanto la percezione del paesaggio, ma anche il valore culturale che esso conserva».

Le criticità normative

Accanto agli aspetti paesaggistici emerge anche una riflessione sul piano normativo.

«Negli ultimi anni – si legge sempre sul post della donna – la legislazione regionale e nazionale ha favorito una significativa accelerazione delle procedure autorizzative per gli impianti da fonti rinnovabili. Tale indirizzo, pur comprensibile nell’ottica della transizione energetica, evidenzia oggi un vulnus normativo quando viene applicato indistintamente alle aree agricole di maggiore pregio storico e paesaggistico. Manca, infatti, una disciplina sufficientemente selettiva capace di distinguere tra aree agricole ordinarie e paesaggi rurali storici, nei quali il valore culturale rappresenta un elemento da preservare al pari del patrimonio monumentale. La tutela non dovrebbe intervenire esclusivamente in presenza di un vincolo puntuale, ma dovrebbe considerare anche il valore complessivo del paesaggio storico, la presenza di siti archeologici limitrofi, la permanenza delle colture tradizionali e l’identità agricola consolidata nel tempo».

La richiesta di rivalutazione del progetto

La sfida della sostenibilità richiede un approccio equilibrato. «Non possiamo difendere il clima sacrificando quei paesaggi che raccontano la nostra storia», ha rimarcato l’archeologa.

«Per queste ragioni – ha proseguito – ritengo che il progetto debba essere attentamente rivalutato, attraverso una più approfondita analisi degli impatti cumulativi sul paesaggio, sul patrimonio archeologico e sul sistema agricolo tradizionale dell’Angitola. La Calabria possiede un patrimonio culturale e paesaggistico unico. La vera innovazione consiste nel coniugare produzione energetica e tutela dei luoghi, non nel mettere le due esigenze in contrapposizione».

Da qui, e in conclusione, la presa di posizione è netta: «Come archeologa, ritengo che la Piana degli Scrisi rappresenti uno di quei territori nei quali la conservazione del paesaggio storico debba prevalere sulla realizzazione di un impianto industriale di tali dimensioni, perché il patrimonio culturale non è una risorsa rinnovabile: una volta compromesso, non potrà più essere restituito alle future generazioni».

Tags: MaieratoMariangela PretaPiana degli Scrisi
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