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Home SANITÀ

Il caso Veneto dei medici stranieri senza titolo riconosciuto: la Piperno (Smi-Vibo) lancia l’allarme

L’appello della dottoressa del 118, delegata del Sindacato dei medici italiani, contro un sistema che non affronta «la carenza di organico ed esclude i medici italiani»

Di Pasquale Scordamaglia
4 Agosto 2025
In SANITÀ
Il caso Veneto dei medici stranieri senza titolo riconosciuto: la Piperno (Smi-Vibo) lancia l’allarme

Alessia Piperno

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Ha sollevato non poche polemiche, anche a livello nazionale, il recente annuncio che è stato dato dall’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, relativo alla volontà di reclutare temporaneamente dei medici stranieri, ma che possiedono un titolo estero che non è riconosciuto. Una misura, questa, che è stata ritenuta rischiosa e fallimentare, al fine di poter fronteggiare la carenza di organico sanitario.

In tal senso, non si è fatta attendere anche la reazione di dissenso della dottoressa Alessia Piperno, rappresentante vibonese del Sindacato dei medici italiani. Esprimendo un’attenta riflessione, in una prospettiva di valorizzazione e di inclusione dei medici italiani, la delegata provinciale del Smi mette in evidenza una serie di anomalie che svantaggiano spesso i medici e gli operatori sanitari italiani, prendendo in esame anche la situazione attuale dell’ospedale di Vibo.

In un comunicato, diffuso via social, la Piperno dichiara con preoccupazione: «Ora possiamo davvero dichiarare il fallimento più totale, gettiamo la spugna ed arrendiamoci. Diamo il via libera al personale medico estero con titolo non riconosciuto, a copertura della carenza di organico. A questo punto niente ha più valore, la decisione di intraprendere questa carriera e prepararsi l’anno prima per i test di ingresso, 6 anni di studio intenso, esami da studiare (e sostenere per via orale e non con quiz a risposta multipla), tesi di laurea, abilitazione, concorso per la specializzazione, congressi e corsi Ecm obbligatori per continuare a tenerci aggiornati, ma aggiornati su cosa? Così si continua a ridicolizzare la nostra figura professionale. A breve andrà bene un anno di esercitazione sull’allegro chirurgo per acquisire il titolo. A quanto pare laurearsi in Italia non conviene, per noi è tutto più difficile, complicato, burocraticamente a volte devastante».

Il rischio di una sanita medicalmente desertificata

Continuando a tenere alto l’allarme su più problematiche, Alessia Piperno si sofferma anche sull’inserimento dei medici cubani in Calabria e afferma: «La sanità sta crollando ed un punto cruciale è il territorio che si sta medicalmente desertificando. Avete chiamato medici cubani (che dalle ultime notizie apparse sulle testate giornalistiche appaiono quasi come una tratta di schiavi, 1.200 euro al mese a fronte di 4.700 circa) per coprire la carenza di organico e li avete chiusi tutti in ospedale. Il risultato è che solo il 118 di Vibo Valentia negli ultimi mesi perde 5 medici e ci sono reparti ospedalieri con 8 posti letto e 9 medici di cui 4 cubani. L’ultima pensata poi è davvero geniale, arruolare delle ambulanze per 5 anni e con personale laico, ma altamente formato dalla Regione. Perciò, dopo i medici cubani – sottolinea il medico – aggiungiamo quelli di tutto il mondo, basta che vengono (nel frattempo i medici italiani avranno tempo per i corsi di aggiornamento). Ora la Regione riesce ad equiparare un laico che partecipa ad un corso intensivo ad un infermiere (con laurea annessa, ma credo che a questo punto anche il titolo di studio conti poco, basta che lavori) e ad un autista soccorritore (al quale però si chiedono corsi, stracorsi e concorsi), che insieme al medico vanno a formare la necessaria, specie in un territorio come il nostro, triade del soccorso».

Proposte per agevolare e per gratificare il personale sanitario

Alessia Piperno avanza anche delle valide e concrete proposte, tutte finalizzate ad avviare una seria azione che prevenga la carenza di organico nella sanità pubblica. A tal proposito, lancia un accorato appello e sottolinea: «Piuttosto di anni di specializzazione in emergenza-urgenza, in questo momento delicato, date ai medici italiani la possibilità di formarsi con un corso intensivo di un anno post-laurea. Rendete il territorio appetibile ed il personale lo troverete. Date ai medici di guardia medica postazioni e contratti “decenti”. Il personale laico, ma sempre altamente formato, mettetelo in turno con loro, in modo che la notte non restino soli, magari potrebbero sentirsi anche più “protetti”, potrebbe essere un modo per esporli a meno rischi. Date al personale sanitario italiano il merito dovuto, lo stesso che ci siamo guadagnati dopo anni di studi, di titoli, di concorsi, di congressi, di crediti Ecm ai quali voi stessi ci avete e continuate ad obbligarci. Se troppi lasciano il pubblico per il privato iniziate a farvi due domande, sempre se non è proprio questo lo scopo».

Tags: Alessia PipernoSanità calabrese
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