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Home FOOD & WINE

Il miracolo del grano Rosìa a Maierato: la rinascita dell’antico cereale della Piana degli Scrisi

Ma la terra del "contadino filosofo" Antonio Griffo sul piede di guerra. La nuova battaglia contro il mega impianto solare che minaccia la biodiversità

Di Carmensissi Malferà
18 Luglio 2026
In FOOD & WINE
Antonio Griffo coltivazione grano Rosìa
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C’è un filo d’oro che lega il futuro dell’agricoltura sostenibile alle radici più profonde del nostro passato. Quel filo oggi ha un nome preciso: grano antico Rosìa. Con un decreto ufficiale del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) del 6 giugno 2026, lo storico cereale tenero coltivato nella Piana degli Scrisi, nel comune di Maierato, è stato formalmente iscritto nel registro nazionale delle “Varietà da Conservazione”. Un traguardo storico e uno scudo legale e promozionale per un prodotto che ha rischiato l’estinzione.

Il canto antico della Piana degli Scrisi

Oggi vi portiamo alla sua riscoperta insieme ad uno dei “contadini custodi”, grazie al quale la sementa non si è perduta, ma sta creando una vera e propria rinascita della Piana maieratana. Il vento che soffia qui non è il fruscìo basso, rigido e uniforme delle coltivazioni industriali moderne.

È un canto antico, un respiro profondo che muove fusti alti e fieri, quasi a voler tocccare il cielo. Antonio Griffo lo conosce bene. Lo ascolta ogni mattina all’alba, prima ancora di avviare il trattore o di prendere in mano la zappa. Per lui, che divide la sua esistenza tra la terra da coltivare e le storie da scrivere, quel campo non è solo un appezzamento agricolo: è un archivio vivente. C’è stato un tempo in cui il Rosìa stava per scomparire.

Mentre il mondo correva verso rese altissime, pesticidi e spighe nane create in laboratorio, i chicchi dorati di Maierato venivano lentamente dimenticati. Sembravano destinati all’estinzione, proprio come le antiche storie contadine che nessuno aveva più tempo di ascoltare.

La scelta degli agricoltori custodi

Ma Antonio non è tipo da lasciare che il passato venga cancellato senza lottare. Insieme a un manipolo di caparbi “agricoltori custodi“, ha fatto una scelta temeraria e contraria. Ha preso in mano quei semi sopravvissuti, ruvidi, allungati e scuri e li ha restituiti alle colline fertili della sua Calabria.

Mentre il grano cresceva, sfidando il sole cocente e la siccità con la sua innata rusticità, Antonio faceva la stessa cosa con la penna. Sulla carta prendeva vita la stessa resistenza che osservava nei campi: storie di uomini e donne tenaci, radicati alla loro terra, capaci di fare ombra alle avversità proprio come il Rosìa fa ombra alle erbe infestanti, soffocandole senza bisogno di chimica. La scrittura di Antonio e il suo grano si somigliano. Nessuno dei due ha bisogno di artifici. Il Rosìa non si piega alle logiche dell’industria, produce meno, è vero, ma regala un glutine “gentile”.

Le proprietà del grano Rosìa

Il grano antico Rosìa si distingue per rusticità ed ecocompatibilità: è una pianta forte, alta fino a un metro e mezzo, capace di resistere naturalmente a parassiti e sbalzi climatici anche su terreni difficili. Grazie alla molitura tradizionale a pietra, la sua farina conserva straordinarie proprietà nutraceutiche come l’alta digeribilità, grazie a un glutine meno aggressivo, che riduce il rischio di intolleranze, non portando a problemi di disbiosi intestinale (pur non essendo idoneo per i celiaci). Ha ricchezza nutrizionale, perché abbondante di fibre, sali minerali, antiossidanti e aromi naturali di erba e paglia.

Essendo una farina a bassa forza, è ideale per la panificazione tradizionale a lievitazione naturale, la biscotteria e i dolci della tradizione. Mentre giriamo per i campi osservando gli altri contadini che trebbiano sotto il sole cocente, Antonio ci racconta del Rosìa che lui pianta a marzo per averlo bello pulito dalle infestanti, e dopo 150 giorni il grano è maturo per la trebbiatura. Passeggiando per il suo campo orgoglioso, ci narra che la sua sementa arriva dai suoi antenati, “certificata” anche da un documento notarile del suo avo Giulio Griffo nel 1752.

Radici storiche e legami familiari

Trovato in una specie di dichiarazione dei redditi dell’epoca, grazie alle ricerche di uno storico locale, Antonio è riuscito a risalire a questo dato, molto importante per lui e anche per la comunità, attestando la tipicità del grano Rosìa e anche la sua storicità per la piana degli Scrisi. Antonio coltiva da quando la mamma lo portava con sè nella “naca”, un rapporto il suo con la terra ancestrale e indissolubile.

Grandi esempi che gli hanno trasmesso questo amore viscerale sono stati nonno Antonio e nonna Diana. E’ lei che gli insegnò a leggere le nuvole a dicembre, per fare le previsioni meteo per l’anno entrante, per regolare le varie fasi di semina e raccolta, e che in tutti questi anni bene o male ci ha azzeccato al 90%.

La doppia vita del contadino filosofo

Prima di dedicarsi completamente all’agricoltura e aprire la sua azienda agricola 45 anni fa, Antonio è stato un liceale, frequentando il seminario a Lamezia, che lasciò per la tristezza dello zio prete, perché la vocazione non arrivò mai. Per la sua immensa curiosità e voglia sempre viva di imparare si appassionò di elettronica e acustica diplomandosi in diversi campi. Ma lui che la mattina lavorava come tecnico elettronico e del suono per i grandi complessi canori come i Nomadi e cantanti come Marcella Bella e altri, la sera tornava sempre a casa per lavorare la sua terra.

La sua terra e la sua famiglia, sempre al primo posto, dopo Dio! Gli otto ettari, gli stessi di suo padre, oggi grazie ai suoi studi e sperimentazioni, rendono molto di più rispetto a quando era bambino che vide costretto il padre ad emigrare in Canada per mantenere la famiglia. Antonio è un contadino filosofo, molto loquace, da Catullo passa ad Omero, a citarti Dante e a parlare di stelle.

I segreti di una produzione di qualità

Quando chiediamo il segreto di un buon raccolto ci guarda col suo sorriso sornione e dice: «La cosa più importante è far riposare bene il terreno e tenerlo pulito, grazie alle pause sono riuscito a produrre tanto. Capisco che sarà un buon raccolto quando il grano si “alletta”, mio nonno diceva che quando lo fa, il grano è di ottima qualità e potrebbe portare 25 quintali all’ettaro. Ma la mia media va dai 15 ai 20 per ettaro all’anno. Oltre al Rosìa piantavamo altri grani come il Maiorca, Frascineto e Abbondanza, un’ottima resa aveva il Terranova, ormai per colpa dei cinghiali ci ho rinunciato, e pianto solo il Rosìa e coltivo degli ortaggi. Non mi interessa fare numero, ma qualità. E’ un insegnamento che mi porto dietro da mio nonno e che ripaga sempre. Io sono il contadino filosofo, alunno fervente della saggezza contadina semplice, che vive la terra e la custodisce nel rispetto della natura e del Creatore. I miei figli si sono laureati tutti e tre e non hanno voluto sapere di continuare la tradizione di famiglia, ma io confido in mio nipote».

Evoluzione tecnologica e antiche usanze

In passato i contadini mietevano, le donne legavano i covoni e il grano veniva fatto stagionare all’ombra nell’aia. Era una grande festa! La trebbiatura avveniva da fermo a metà luglio e a metà agosto il raccolto era già nei magazzini. Oggi il lavoro manuale è stato sostituito da enormi trebbiatrici guidate da un solo operatore che svolge il tutto. Ma grazie ai “contadini custodi” ogni anno rivivono le antiche usanze per un giorno sugli Scrisi tra festa e dimostrazioni.

La minaccia dell’impianto fotovoltaico

In questi giorni è trapelata la notizia della costruzione di un mega impianto fotovoltaico su questi terreni fertili, assurdo, ma vero. I contadini custodi sono già sul piede di guerra, e stavolta hanno bisogno dell’aiuto di tutti, non si può lasciare che un posto così ameno, dove cresce il grano antico Rosìa, che tutela la biodiversità e la nostra buona salute, venga distrutto. Antonio è un combattente nato, ma spera e si affida a Dio, quel Dio che lo ha già salvato tante volte. Oggi, camminando in mezzo a quelle spighe dorate diventate ufficialmente “Varietà da Conservazione“, Antonio sorride. Sa di aver contribuito ad un piccolo miracolo. Ha salvato una semente e con essa un pezzo di identità della sua gente.

Perché in fondo, che stringa tra le dita un pugno di terra o una penna, la missione di Antonio è sempre la stessa: nutrire, i corpi e l’anima. E dimostrare che le radici più antiche, se curate con amore, sanno ancora dare i frutti più belli anche in questa Calabria amara, ma bellissima.

Tags: Antonio GriffoGrano RosìaMaierato
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