Il cicaleggio vigoroso e intermittente, un’aria calda ma che si muove lentamente, nell’ora che anticipa il crepuscolo. Ci siamo addentrati in una pineta antica, oggi purtroppo abbandonata, ma custode di epoche, storie e umano divenire. L’altalena rotta che ha visto sorridere tanti bambini è un emblema di una Calabria che, spesso, rende invisibili le bellezze, trasformandole persino in crepe. La pineta di Monteporo è un polmone verde, nel senso letterale del termine: vibra, respira, ripulisce il visitatore, lo alleggerisce. È un luogo decisamente unico, un tempo gremito in estate, brulicante di voci, corse. Una pineta sopra i 700 metri di altezza tra due comuni, Spilinga e Ioppolo: una fila di alberi saggi, profondi.

Di fronte un santuario mariano e all’angolo, sotto i lunghissimi alberi, un gruppetto sempre presente di curiosi anziani: parlano lenti e si guardano pigramente intorno. Un cane, nel mentre ci inoltriamo, si ristora bevendo da una meravigliosa fontana in pietra. Per decenni la pineta è stata la roccaforte di picnic, pranzi sportivi, di uno spaccato estivo.

Il santuario: fede e tradizione
Il Santuario della Vergine del Monte Carmelo, collocato di fronte al bosco, possiede una storia affascinante, che attrae molti fedeli, soprattutto nel mese di luglio. Le domeniche d’estate a Monteporo sono sempre state una festa perdurante, la celebrazione di una vitalità prorompente. Il luogo fu costruito in seguito a una apparizione mariana a frate Carmelo Falduti, nato il 5 ottobre 1845 e morto il 7 maggio 1930, su un terreno donato dalla famiglia Miceli di Spilinga. La chiesa è stata benedetta nel maggio del 1880 e dedicata a San Pasquale. Successivamente, la struttura è stata ampliata, e il primo luglio del 1894 il santuario, con il campanile dedicato alla Madonna del Carmine, è stato inaugurato. Il 23 ottobre del 1924 fu benedetto il campanile.

L’opera di don Mottola
Il santuario conobbe una stagione importante grazie all’opera del beato Francesco Mottola, il quale si occupò della cura del verde e fece della struttura la sede estiva del seminario. Nel 1975 la cura spirituale è stata affidata alle Oblate del Sacro Cuore, fondate dal beato. Nel 2011 sono iniziati i lavori di restauro del santuario, che oggi si presenta completamente ristrutturato, nonostante l’antica veste fosse meravigliosa ed eloquente, capace di comunicare una sottile intimità. È un luogo magico, mistico, sensuale, rivitalizzante e viscerale, perché gli alberi, quando hanno tanto vissuto, sanno comunicare.



























