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Home SOCIETÀ

Il teatro che svela l’invisibile: da Tropea al Piemonte, una rete contro i disturbi alimentari dei giovani

Con il testo "Chiara, la ragazza che rubò Dio", la Società Dante Alighieri unisce cultura e sanità per dare voce alle fragilità dei giovani e superare il silenzio

Di Redazione
23 Agosto 2026
In SOCIETÀ
Titti Rando Alessandro La Noce

Titti Rando e Alessandro La Noce

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Il teatro per raccontare ciò che spesso non riusciamo a vedere. È da questa idea che prende forma “Chiara, la ragazza che rubò Dio”, nuovo testo teatrale scritto da Alessandro La Noce, sociologo, autore e presidente per il Piemonte dell’Associazione Sociologi Italiani, destinato alla Residenza Villa Giulietta di Borgo San Dalmazzo, realtà dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

L’iniziativa nasce e cresce grazie alla Società Dante Alighieri – Comitato di Tropea, presieduta da Titti Rando, che da mesi porta avanti in Calabria un percorso di sensibilizzazione sui disturbi alimentari e, più in generale, sulle fragilità che attraversano il mondo giovanile.

Da Tropea l’incontro che unisce Piemonte e Calabria

A creare le condizioni per questo nuovo incontro tra territori e competenze è stata proprio Titti Rando, che ha messo in contatto Alessandro La Noce e Tullio Marini, dando avvio a un dialogo destinato a trasformarsi in una nuova progettualità.

Da questo confronto, fortemente voluto e promosso dalla presidente della Dante di Tropea, è maturata l’idea di intrecciare l’esperienza culturale e teatrale di La Noce con il lavoro sviluppato nell’ambito dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in un percorso che incontra anche la straordinaria esperienza della professoressa Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta tra le massime esperte italiane del settore, da anni impegnata nella cura, nella ricerca e nella formazione.

Prende così forma un ponte tra Piemonte e Calabria, nato dalla capacità della Dante di Tropea di mettere in relazione persone, professionalità e realtà differenti: da una parte il teatro, la cultura e la scuola; dall’altra le competenze di chi quotidianamente affronta le fragilità connesse ai disturbi alimentari. Un’alleanza che parte dalla parola e dall’ascolto per raggiungere soprattutto i più giovani, prima che il disagio diventi silenzio.

Chiara, la ragazza di cui tutti parlano

Il progetto non vuole trasformare il teatro in terapia, né raccontare semplicemente “l’anoressia”. Vuole piuttosto interrogare il pubblico su corpo, identità, famiglia, controllo, libertà, giudizio e bisogno di essere ascoltati.

Chiara ha diciotto anni e fugge da una vita che altri sembrano avere già scritto per lei. Intorno a lei tutti parlano, tutti cercano una spiegazione. Quasi nessuno, però, le domanda davvero come stia. Da qui nasce la domanda centrale dello spettacolo: non soltanto “che cosa ha Chiara?”, ma “che cosa non siamo riusciti a vedere di Chiara?”. Una differenza sostanziale, perché sposta lo sguardo dal comportamento alla persona e dalla spiegazione immediata alla relazione con il mondo che la circonda.

La Dante di Tropea: cultura e parola contro il silenzio

La Società Dante Alighieri di Tropea patrocinerà l’iniziativa e il testo di La Noce, confermando una sensibilità che, sotto la guida di Titti Rando, ha già portato il Comitato a costruire legami tra cultura, scuola, territorio e tematiche sociali.

La Dante non assume un ruolo sanitario. Porta ciò che appartiene alla sua vocazione: la lingua, la cultura, l’educazione e la forza della parola, capace di rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto.

Perché quella dei disturbi alimentari è certamente una questione di salute, ma riguarda anche il linguaggio: ciò che diciamo per giudicare, ciò che non riusciamo a pronunciare e ciò che, qualche volta, non sappiamo ascoltare.

Un legame con la Calabria che viene da lontano

Per Alessandro La Noce il rapporto con il territorio calabrese non nasce oggi. Il progetto teatrale “PortAPPorta”, nato da un’idea della stilista internazionale Regina Schrecker, scritto e diretto da La Noce, ha già creato una significativa sinergia con la Calabria e con numerose scuole, facendo della scena un luogo d’incontro tra i grandi temi della cultura e le domande delle nuove generazioni.

Un rapporto destinato ora a consolidarsi, coinvolgendo Regina Schrecker, la Dante di Tropea, istituti scolastici, educatori, realtà culturali e professionisti, in una rete capace di avvicinare luoghi geograficamente lontani attorno a una medesima responsabilità: accorgersi dei giovani prima che una difficoltà impari a nascondersi.

Da Chiara a San Francesco, nel segno del teatro

Il patrocinio della Dante di Tropea al testo di La Noce si inserisce in una collaborazione culturale più ampia. Il Comitato ha infatti scelto di sostenere anche uno speciale lavoro teatrale dell’autore dedicato a San Francesco d’Assisi, scritto in occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo.

Due opere profondamente differenti, accomunate però dalla volontà di utilizzare la scena e la scrittura per interrogare il presente, mettere in comunicazione generazioni diverse e restituire alla cultura la sua capacità di avvicinarsi alle grandi domande dell’uomo.

Dal palcoscenico al territorio: un percorso che continua

“Chiara, la ragazza che rubò Dio” non si esaurisce con la rappresentazione teatrale. Lo spettacolo costituisce infatti il primo momento di un percorso più ampio, pensato per proseguire attraverso il dialogo con il pubblico, i laboratori, l’informazione e la costruzione di una rete sul territorio.

Alla messa in scena potranno affiancarsi conversazioni con gli spettatori, attività dedicate alla parola e all’identità, appuntamenti con studenti, famiglie, insegnanti ed educatori e occasioni informative realizzate insieme ai professionisti competenti. L’obiettivo è costruire una formula capace di entrare nelle scuole, nei teatri, nei centri culturali, nei comuni e nei luoghi di aggregazione giovanile, contribuendo a ridurre lo stigma, contrastare i luoghi comuni e favorire il riconoscimento precoce dei segnali di disagio.

imparare a fare domande migliori

Perché il teatro, da solo, non cura un disturbo alimentare. Ma può fare qualcosa di straordinariamente importante: farci fermare, ascoltare, riconoscere una sofferenza, mettere in crisi un giudizio troppo facile e ricordarci che dietro ogni comportamento c’è sempre una persona. Forse il vero problema, allora, non è soltanto capire perché Chiara sia scappata. È domandarsi quante volte qualcuno cominci ad allontanarsi da noi senza che ce ne accorgiamo.

“Chiara, la ragazza che rubò Dio” parte da qui. Non dalla pretesa di avere tutte le risposte, ma dalla necessità, molto più urgente, di imparare a fare domande migliori. E magari permettere a qualcuno, seduto in platea, di pensare: “Forse stanno parlando anche di me”.

Tags: Alessandro La NoceSocietà Dante AlighieriTeatroTitti Rando
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