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Home VISTI DAL COMUNE

La riforma della Corte dei Conti come antidoto alla «cosiddetta “paura della firma”»

Di Domenico Libero Scuglia
26 Aprile 2026
In VISTI DAL COMUNE
Riforma Corte dei Conti
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La riforma della Corte dei Conti, approvata definitivamente dal Senato, ha suscitato un acceso dibattito politico e istituzionale, viziato in parte purtroppo da logiche di schieramento delle forze politiche così rischiando di far perdere di vista contenuti ed effetti delle modifiche normative introdotte.

L’associazione dei Magistrati della Corte dei Conti ritiene che «si tratta di una scelta che inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito».

La relazione illustrativa del disegno legge individua nella riforma l’antidoto alla «cosiddetta “paura della firma” che affligge il funzionamento della pubblica amministrazione italiana. Occorre quindi – si legge – intervenire per attribuire alla Corte dei Conti un nuovo ruolo di supporto agli amministratori pubblici, affinché questi possano trovare in via preventiva una concreta assistenza e non debbano più rischiare di incorrere in processi per danno erariale che troppo spesso si concludono con l’assoluzione determinata dall’infondatezza delle accuse; tali processi hanno ripercussioni negative sulle carriere e alimentano, a livello generale, il circuito della “paura”».

Per effetto della riforma la responsabilità in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti e alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali. La prova del dolo richiede la dimostrazione della volontà dell’evento dannoso.

Viene introdotta una definizione di colpa grave intesa come «violazione manifesta delle norme di diritto applicabili e il travisamento del fatto. Al riguardo si tiene conto, in particolare, del grado di chiarezza e precisione delle norme violate nonché dell’inescusabilità e della gravità dell’inosservanza. Non costituisce colpa grave la violazione o l’omissione determinata dal riferimento a indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti».

Il risarcimento non potrà superare il 30% del danno accertato e non potrà eccedere il doppio della retribuzione annua del responsabile, fissando quindi un tetto massimo per le condanne. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso indipendentemente dal momento in cui l’amministrazione o la Corte dei Conti ne siano venuti a conoscenza. Viene introdotto uno «scudo» per i titolari di organi politici la cui buona fede si presume, fatti salvi i casi di dolo, quando gli atti adottati nell’esercizio delle proprie competenze, sono proposti, vistati o sottoscritti dai responsabili degli uffici tecnici, amministrativi o contabili.

Si attribuisce alle sezioni regionali della Corte una nuova competenza consultiva, per rendere, su richiesta delle autonomie territoriali, pareri in materie di contabilità pubblica la conformità ai quali esclude, se dovessero ravvisarsi profili di responsabilità amministrativa, la gravità della colpa.

I pareri vanno resi entro il termine perentorio di trenta giorni dalla richiesta trascorso il quale lo stesso si intende reso in senso conforme a quanto prospettato dall’amministrazione richiedente. Solo il tempo potrà confermare la bontà delle nuove disposizioni rispetto agli obiettivi perseguiti.

Vanno segnalati alcuni aspetti. Il tema dell’insindacabilità delle scelte discrezionali delle amministrazioni è centrale, è già vigente, tuttavia ha rappresentato una delle maggiori criticità allorché spesso, nelle contestazioni per presunte responsabilità avviate dalla Corte, si entra nel merito delle scelte, tra possibilità diverse e legittime, operate da amministratori e funzionari, allorché la discrezionalità dovrebbe rappresentare uno degli elementi caratterizzanti della Pubblica Amministrazione, fermo il principio di legalità.

Lo stesso legislatore della riforma odierna, nella valutazione della colpa grave, richiama il «grado di chiarezza e precisione delle norme violate». Qual è il parametro per definire la «chiarezza»? Ecco l’altro aspetto centrale. Norme poco chiare, spesso contraddittorie e di difficile interpretazione, sono la vera causa della «lentezza» delle decisioni, spesso favorendo la prevalenza della forma sulla sostanza e un esercizio sterile del «potere», correlato al ruolo, per protagonismo o semplicemente per sottrarsi a responsabilità.

Gli organi politici, se si conformano ai pareri tecnici, amministrativi e contabili di dirigenti e funzionari, non rispondono di colpa grave. Per tutti, ecco l’esimente, già contenuta nel Codice dei Contratti nella definizione all’art. 2 del principio della fiducia: non vi è colpa grave se ci si uniforma agli indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti. Dunque priorità e centralità dei pareri e della giurisprudenza prevalente.

E la discrezionalità amministrativa? La fiducia nei funzionari pubblici? L’esigenza di tempestività, efficacia ed efficienza?

Tags: Corte dei ContiRiformaSenato della Repubblica
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