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Home AMBIENTE

Liquirizia di Calabria, dagli scarti nasce un nuovo materiale per il packaging alimentare

La collaborazione tra Liquirgam e la startup deeptech Alkelux punta a trasformare un residuo di lavorazione in un additivo antimicrobico per gli imballaggi

Di Redazione
14 Ottobre 2026
In AMBIENTE
Dagli scarti di lavorazione della Liquirizia di Calabria Dop nasce un nuovo materiale per il packaging grazie alla startup della Sardegna Alkalux e la sinergia con Liquirgam
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Dagli scarti della liquirizia calabrese a una nuova materia prima per l’industria del packaging alimentare. È l’obiettivo della collaborazione tra Liquirgam, produttore di Liquirizia di Calabria DOP biologica nella Piana di Sibari, e Alkelux, startup deeptech con sede a Sassari, impegnata nello sviluppo di un additivo antimicrobico ottenuto proprio dai residui della lavorazione delle radici.

Il progetto punta a trasformare un materiale che oggi comporta costi di stoccaggio e smaltimento in una risorsa da utilizzare nella produzione di imballaggi alimentari. Un percorso che mette in relazione due territori del Mezzogiorno e mira a creare una filiera capace di valorizzare gli scarti agricoli attraverso nuove applicazioni industriali.

Corigliano-Rossano, 50 tonnellate di scarti di liquirizia ogni anno

La lavorazione della Liquirizia di Calabria DOP genera residui che non vengono impiegati nell’estrazione del succo destinato ai settori gastronomico, dolciario, erboristico, farmaceutico e nutraceutico. Per le aziende produttrici, questi scarti rappresentano una voce di costo legata alla gestione, allo stoccaggio e allo smaltimento.

Nello stabilimento Liquirgam di Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, si producono circa 50 tonnellate di residui all’anno, con quantitativi che possono variare in base alle condizioni meteorologiche e all’andamento delle lavorazioni.

È proprio da questo materiale che prende forma l’intesa con Alkelux. L’azienda calabrese, attiva dal 2000 nella produzione, lavorazione e commercializzazione di Liquirizia di Calabria DOP biologica, fornirà alla startup gli scarti delle radici, che saranno utilizzati per ricavare nanoparticelle a base carboniosa.

Queste particelle vengono impiegate come additivo antimicrobico e possono essere incorporate direttamente nelle plastiche o nella polpa di cellulosa durante la produzione degli imballaggi alimentari.

Dallo scarto agricolo all’additivo per gli imballaggi

La collaborazione non si limita alla fornitura della materia prima. Le due aziende hanno avviato un percorso di sperimentazione con l’obiettivo di costruire una filiera stabile, capace di collegare il recupero dei residui in Calabria alla trasformazione industriale in Sardegna.

Per Matteo Poddighe, amministratore delegato e fondatore di Alkelux, la disponibilità costante della materia prima è un elemento essenziale per passare dalla sperimentazione alla produzione su scala industriale.

«Per chi sviluppa nuovi materiali la tecnologia è solo metà del lavoro. L’altra metà consiste in una materia prima disponibile con continuità, tracciabile e a un costo che regga su scala industriale e con Liquirgam stiamo costruendo proprio questo. Nel Mezzogiorno ci sono molti scarti agricoli che oggi non hanno un mercato: trasformarli in input per l’industria significa portare lavoro qualificato dove le materie prime sono già presenti», commenta Poddighe.

Il progetto punta quindi a coniugare innovazione tecnologica ed economia circolare, individuando un impiego industriale per un residuo che altrimenti richiederebbe costi di gestione.

Il progetto: dall’impianto pilota di Sassari a quello industriale in Calabria

Attualmente i quantitativi di scarti conferiti ad Alkelux sono nell’ordine delle decine di chilogrammi all’anno, coerentemente con una produzione ancora su scala di laboratorio.

Il prossimo passaggio sarà la realizzazione di un impianto pilota a Sassari, progettato per trattare oltre 20 tonnellate di residui all’anno. La capacità prevista consentirebbe di assorbire una quota significativa degli scarti generati nello stabilimento calabrese.

In una fase successiva, il progetto prevede la costruzione di un impianto industriale in Calabria, nelle vicinanze degli stabilimenti di lavorazione della liquirizia. L’obiettivo è recuperare il residuo direttamente nel luogo in cui viene prodotto, riducendo i costi di stoccaggio e smaltimento per le aziende della filiera.

La prospettiva è quella di affiancare alla tradizionale produzione della liquirizia un nuovo segmento industriale dedicato ai materiali per il packaging, mantenendo sul territorio una parte maggiore del valore generato dalla trasformazione della materia prima.

Liquirgam: «Il valore resterà sul territorio»

Per Liquirgam, il progetto rappresenta una possibilità di ampliare le applicazioni della liquirizia oltre i mercati in cui è già presente e di ridurre l’impatto economico della gestione dei residui.

«Per un’azienda come la nostra la radice è tutto, e quello che resta dopo l’estrazione del succo è sempre stato qualcosa da stoccare e smaltire, con tutti i costi che ne comporta la gestione dello scarto. Vederlo diventare la base di un materiale per l’industria dell’imballaggio ci dice che la liquirizia di Calabria può avere un futuro anche fuori dai settori già menzionati. Il fatto che l’impianto nascerà qui, accanto a noi, garantisce che il valore resterà sul territorio», afferma Andrea Sposato, responsabile dell’ufficio marketing di Liquirgam.

Il progetto tra Calabria e Sardegna punta così a dare una nuova destinazione agli scarti agricoli, trasformandoli in una possibile risorsa per l’industria dei materiali. La sfida sarà passare dalla sperimentazione a una filiera produttiva stabile, coniugando disponibilità della materia prima, sostenibilità economica e sviluppo industriale nei territori del Mezzogiorno.

Tags: AmbienteInnovazioneLiquirizia di Calabria
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