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Parghelia, Italia Nostra sempre a difesa del “Muro della Pigna”: «È l’ultima cornice storica del Santuario»

L’associazione chiede alla Commissione regionale per il Patrimonio culturale di tutelare l’identità storica del paese

Di Redazione
25 Ottobre 2026
In PRIMO PIANO
Una immagine del cosiddetto “Muro della Pigna”

Una immagine del cosiddetto “Muro della Pigna”

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La sezione vibonese di “Italia Nostra” torna a tenere i riflettori puntati su Parghelia e sulla sua identità storica. In particolare, dopo lo stop della Soprintendenza del Ministero della Cultura, in merito alla cementificazione delle storiche scalinate e dei cordoni in granito, rimane aperta la questione sul futuro dell’antico “Muro della Pigna” e sul rischio di un eventuale intervento di demolizione.

Un’ipotesi a cui “Italia Nostra” si oppone nettamente, ma in primis il sodalizio fa anche una premessa su alcuni passaggi della storia di Parghelia.

«Parghelia, dopo il terremoto del 1905, che la distrusse quasi totalmente, – spiega in una nota l’associazione – rinacque nella sua struttura urbana a partire dall’anno 1926, quando si iniziò a dare attuazione al progetto urbano, redatto dall’architetto Alberto Bedarida ed approvato dall’amministrazione comunale, allora guidata dal giovane e capace sindaco Bonaventura Meligrana, che tanto si era impegnato, affinché la popolazione potesse finalmente superare la difficile situazione post-terremoto in cui versava».

Ancora: «Per effetto di quel progetto urbano, ispirato a principi di architettura razionalista – prosegue Italia Nostra – Parghelia rinacque con una mirabile orditura geometrica di marciapiedi e di scalinate, con scalini, cordoli, caditoie e sottogradi in granito. Granito lavorato a mano dalle maestranze locali ed estratto dalle cave della stessa Parghelia, le stesse cave che risalivamo all’antichissima epoca romana. Granito dalle pezzature di straordinaria dimensione e dagli straordinari effetti cromatici: dall’ocra con venature rosate al grigio luminoso con calde sfumature di giallo-ocra. Granito tanto abilmente posto in opera da risultare “perfetto” anche dopo 100 anni».

A Parghelia la Soprintendenza frena i lavori nel centro storico
A Parghelia la Soprintendenza frena i lavori nel centro storico

La valutazione negativa del progetto di riqualificazione

La sezione provinciale di “Italia Nostra” fa riferimento poi al progetto di riqualificazione del corso principale di Parghelia, presentato nel 2025 dall’amministrazione comunale Landro.

Secondo l’associazione, infatti, «la progettazione è stata affidata a progettisti tanto superpagati quanto ignari della storia e della identità dei luoghi di intervento, animati solo dall’ansia di primeggiare per originalità e creatività, ma senza rispetto della creatività altrui, già attuatasi nei secoli ed avente valore storico e culturale».

Per i firmatari del testo, «i cordoli, i sottogradi, le caditoie, trattati come meri elementi lapidei senza valore, furono trasformati in mere strisce decorative, calate in un uniforme strato di cemento per portare allo stesso livello corso e marciapiedi, secondo un banale deja vu di altre realtà urbane che si sono ritrovate cancellate storia e memoria collettiva. E così quella orditura geometrica e simmetrica (di scalinate e di marciapiedi con i cordoli di granito), bene immateriale oltre che materiale, ne risultò gravemente alterata e cancellata proprio nel suo innesto centrale con il corso principale».

“Italia Nostra” ricorda anche alcune iniziative pubbliche, alcune promosse dal sindaco Antonio Landro e altre dal gruppo consiliare “Guardare al Futuro”. “Italia Nostra” partecipò a quelle iniziative e manifestò il suo “no” al progetto, unitamente ad esperti come Lonetti, Campennì e Meligrana.

Le alterazioni riscontrate nel progetto

«E così – fa notare il sodalizio – il sindaco chiese ai progettisti di cambiarlo, ma i progettisti lo fecero solo apparentemente o solo a parole. Nei fatti progettuali quella orditura simmetrica e geometrica di granito, ne risultò ugualmente cancellata o gravemente alterata. Ciò perché furono mantenuti: l’innalzamento del piano del corso all’altezza del Santuario della Madonna di Portosalvo, di Piazza Europa e di Piazza Ruffa e della Chiesa di Sant’Andrea; la pari cementificazione dei cordoli, ridotti a meri elementi decorativi e per di più traforati in 112 punti per l’innesto dei paletti dissuasori, in corrispondenza di quelle “tre nuove piazze”; la voce di capitolato tecnico che avrebbe “autorizzato” la ditta appaltatrice a svellere tutti gli altri cordoli con i denti della ruspa e a ricollocarli solo se fosse ancora stato possibile (nella sostanza, se non si fossero rotti sotto l’azione meccanica)».

Ai suddetti elementi, secondo “Italia Nostra”, si aggiungono: «L’alterazione dell’impianto dello stesso sagrato del Santuario della Madonna di Portosalvo (l’unico grande edificio sopravvissuto miracolosamente intatto al terremoto dell’anno 1905); la previsione di una pavimentazione, delle piazze e dei marciapiedi, ad effetto pixel e con mattonelle dai cromatismi (nero, grigio chiaro e grigio scuro) che nulla avevano ad armonizzarsi con i cromatismi luminosi e tipici del granito di Parghelia e quelli dello stesso Santuario; la demolizione dello storico e identitario “Muro della Pigna”».

Nel luglio 2026, a fronte di una mancata variazione del progetto iniziale, la sezione vibonese di “Italia Nostra” ha interpellato formalmente la Soprintendenza, mentre il 29 settembre è arrivato il provvedimento ufficiale che è stato firmato dal responsabile unico del procedimento Rita Cicero, dall’architetto Roberta Filocamo e dal direttore generale Fabrizio Magani. Quel documento, di fatto, ha imposto il divieto assoluto di alterare o distruggere l’orditura dei cordoli e delle scalinate in granito, introducendo rigide prescrizioni di tutela.

Quale futuro per il “Muro della Pigna”?

In merito al “Muro della Pigna”, “Italia Nostra” sottolinea: «La Soprintendenza, pur sospendendone la demolizione, ha demandato la decisione finale alla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Calabria, presieduto dall’architetto Stefania Argenti. “Italia Nostra”, dunque, è intervenuta nuovamente l’11 ottobre scorso, anche in questa ulteriore fase del procedimento con una propria nota. In essa sono state rilevate le fallacie logiche e messi in evidenza gli errori giuridici, contenuti nel parere provvisorio della Sabap per la provincia di Vibo Valentia, che ne ha proposto la demolizione, avallando l’istanza dell’amministrazione comunale, che ha perfino negato che quel muro avesse più di 70 anni».

Italia Nostra, inoltre, attraverso l’aiuto del professore Francesco Campennì e degli apporti consultivi degli studiosi Francesca Marturano, Rosario Chimirri e Francesco Cuteri, ha rimarcato l’altissimo valore storico, culturale ed identitario del “Muro della Pigna” e l’epoca della sua costruzione (XVII sec., non meno comunque di 200 anni fa).

Aspettando il verdetto conclusivo della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Calabria, l’associazione aggiunge infine: «E’ stato, quindi, chiesto alla Commissione che l’identità di Parghelia abbia un lieto (e necessitato) fine, anche in relazione al “Muro della Pigna”. Ciò sia come bene culturale ex lege meritevole di tutela diretta, sia come bene meritevole di tutela indiretta».

L’auspicio è di evitare la demolizione, proteggendo quella che è «l’ultima cornice storica» del Santuario della Madonna di Portosalvo.

Tags: Italia Nostramuro della pignaParghelia
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