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Home AMBIENTE

Rifondazione Comunista Calabria: «Il sistema dei consorzi privati sulla plastica ha fallito»

La federazione calabrese denuncia il collasso della filiera del riciclo, punta il dito contro COREPLA e chiede una gestione pubblica dei rifiuti con il modello del vuoto a rendere

Di Redazione
6 Agosto 2026
In AMBIENTE
Gregorio Greco rifiuti

Gregorio Greco (Prc) e imballaggi di plastica

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«La gravissima crisi che in questi giorni sta colpendo la filiera nazionale del riciclo, con la sospensione del ritiro degli imballaggi in plastica in numerosi comuni della Puglia (come Brindisi e Galatina) e della Sicilia, è il segnale definitivo del fallimento di un modello economico. Quello che i sindaci presentano ipocritamente come un “disservizio temporaneo” è il collasso strutturale di un sistema fondato sul profitto. Dobbiamo dire chiaramente come stanno le cose: nelle piattaforme private di stoccaggio e selezione i materiali si accumulano e non vengono più ritirati perché i consorzi di filiera, a partire da Corepla, hanno chiuso i rubinetti del ritiro. La ragione è puramente economica e speculativa: alle aziende sul mercato conviene utilizzare la plastica vergine piuttosto che quella riciclata, perché la prima costa molto di meno. Di conseguenza, la plastica riciclata non ha più sbocchi commerciali, il consorzio privato blocca i ritiri e scarica l’emergenza sui Comuni e sui cittadini che pure differenziano con cura».

A sostenerlo, in una nota, è Gregorio Greco, responsabile Ambiente Partito Rifondazione Comunista Calabria.

Il mito del riciclo perfetto

«Dobbiamo smascherare il mito del “riciclo perfetto al 100%” – si legge ancora – che è solo una gigantesca operazione di greenwashing. Anche quando separiamo correttamente i rifiuti in casa, una quantità enorme di imballaggi finisce direttamente nei termovalorizzatori e negli inceneritori. Questo accade perché i materiali sporchi, i frammenti non selezionabili o le plastiche accoppiate non hanno alcun valore commerciale per i consorzi di filiera. Inoltre, la plastica non è un materiale eterno: dopo appena tre cicli di recupero, il polimero si degrada irreversibilmente, si rovina e perde le sue proprietà chimiche, trasformandosi in un rifiuto inutilizzabile che finisce inevitabilmente bruciato o interrato».

L’allarme sui roghi negli impianti

Rifondazione Comunista Calabria esprime «forte preoccupazione per le ripercussioni che questa paralisi sta già avendo a macchia d’olio su tutto il Sud Italia, Calabria compresa. Il mito del “riciclo perfetto” è crollato sotto il peso di magazzini stracolmi. A pensar male si fa peccato – continua Greco – ma la spaventosa e “strana” sequenza di oltre 27 roghi avvenuti nei fine settimana presso le piattaforme di stoccaggio e trattamento dei rifiuti in tutta Italia, l’ultimo dei quali ha colpito proprio la Calabria a Palmi il 9 luglio, unito ai casi di Vicopisano e Francavilla Fontana, solleva interrogativi inquietanti. Quando i consorzi come COREPLA non ritirano perché la plastica riciclata è fuori mercato, i capannoni delle piattaforme private si saturano; i rifiuti accumulati diventano un costo insostenibile e le fiamme della domenica non possono diventare l’ammortizzatore economico e ambientale di una gestione opaca. Esigiamo controlli serrati e la totale pubblicizzazione della gestione della filiera dei rifiuti».

Le proposte per uscire dall’emergenza

Poi proseguendo: «Come usciamo da questa situazione? La soluzione non è trovare nuove discariche o bruciare i rifiuti nei termovalorizzatori, ma bloccare la produzione del rifiuto alla radice con misure radicali. Introduzione del “Ritiro Uno contro Uno” (Vuoto a rendere con cauzione): Per azzerare l’emergenza immediata, dobbiamo incentivare il ritiro obbligatorio prendendo esempio da modelli europei avanzati. In paesi come la Germania, grazie al sistema del vuoto a rendere cauzionato (Pfand), per strada non si vede una sola bottiglia di plastica. Ogni cittadino ha un incentivo economico diretto a riportare l’imballaggio nei supermercati, dove appositi macchinari lo ritirano emettendo un buono spesa».

Da qui, pertanto, la richiesta di una «legge nazionale che estenda questo principio a tutte le grandi catene di distribuzione: chi immette e vende la plastica deve avere l’obbligo di ritirarla, togliendo questo immenso peso economico dai bilanci dei Comuni e dalle tasche dei cittadini. Una riconversione industriale e lo stop totale al monouso: il passo successivo – si fa notare – deve essere l’eliminazione totale della plastica usa e getta dalla produzione. La vera svolta ecologista consiste nel finanziare la transizione delle aziende verso la produzione esclusiva di contenitori biodegradabili e compostabili, o l’uso di materiali realmente riciclabili all’infinito come il vetro e l’alluminio».

Infine, una «tariffazione puntuale ed ecotasse: chi produce imballaggi non riciclabili o non biodegradabili deve pagare tasse penalizzanti per azzerare il vantaggio economico della plastica vergine, mentre vanno incentivati i negozi alla spina e i sistemi di distribuzione locale a filiera corta».

L’appello finale

Per Greco, in conclusione, «la Terra non è una merce e la gestione dei rifiuti non può essere lasciata alle regole speculative del libero mercato e dei consorzi privati. Rifondazione Comunista Calabria chiama alla mobilitazione i movimenti ambientalisti, i sindacati e i cittadini per pretendere una gestione totalmente pubblica, trasparente e orientata alla reale riduzione dei rifiuti, per il bene della nostra salute e del nostro territorio».

Tags: Gregorio Grecopartito rifondazione comunista calabriaPlastica
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