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Home POLITICA

Sanità vibonese, l’affondo di Rifondazione Comunista: «Sistema piegato alle consorterie»

Dopo lo scioglimento dell’Asp per infiltrazioni mafiose e le polemiche sul dibattito pubblico, Murabito e Perrone attaccano: «Non parteciperemo alla recita»

Di Redazione
1 Aprile 2026
In POLITICA
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Torna a salire la tensione attorno alla sanità vibonese, già segnata dallo scioglimento dell’Azienda sanitaria provinciale disposto nel 2024 per infiltrazioni della criminalità organizzata e oggi al centro di un acceso confronto sulle prospettive del sistema sanitario locale.

In questo contesto intervengono Marcella Murabito, segretaria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Vibo Valentia, e Angelica Perrone, responsabile sanità del partito in Calabria, con una presa di posizione netta e fortemente critica.

Uno scioglimento che certifica il problema

Il riferimento è al D.P.R. del 30 settembre 2024, che ha sancito, per la seconda volta in quattordici anni, lo scioglimento dell’Asp vibonese per infiltrazioni mafiose.

Nella premessa del provvedimento si legge: «Considerato che dall’esito di approfonditi accertamenti sono emerse forme della criminalità organizzata di ingerenza nell’amministrazione dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia».

Un passaggio che restituisce, secondo le due esponenti, una fotografia grave e consolidata, destinata a restare sotto osservazione fino alla conclusione del procedimento prevista per aprile.

«Un sistema totalmente asservito»

Le indagini delineano un quadro ritenuto totalmente asservito alle consorterie locali, capace di incidere su appalti, forniture, assunzioni e incarichi.

«Un meccanismo – si legge nella nota – che infiltra le strutture private convenzionate, con l’attiva collaborazione dei cosiddetti “colletti bianchi”, avvocati, dirigenti, funzionari e rappresentanti politici locali».

L’impegno nelle mobilitazioni

Murabito e Perrone rivendicano la presenza del partito nelle mobilitazioni territoriali: «Siamo convinti che contro lo strapotere dei poteri forti servano innanzitutto una presa di coscienza e una pretesa ferma di legalità e difesa del bene comune».

Una partecipazione, spiegano, mantenuta volutamente discreta per evitare di politicizzare una battaglia ritenuta collettiva.

La critica: «Una deriva pericolosa»

Il giudizio sulle iniziative più recenti è però severo. «Ci troviamo di fronte all’ennesima deriva: un consesso che pretende di discutere di salute pubblica invitando al tavolo proprio chi quella sanità l’ha smantellata pezzo dopo pezzo», affermano.

E aggiungono: «Affermare che la sanità non ha colore politico non è solo una falsità, è una sciocchezza ideologica che serve a coprire responsabilità precise».

Sanità e politica, un legame inevitabile

Al centro della presa di posizione c’è un punto chiaro: la sanità è una scelta politica.

«Ha un colore chi lotta per una sanità pubblica, universale e gratuita; ne ha uno opposto chi dirotta i fondi dei contribuenti verso il privato o verso altre priorità», sottolineano.

«Un minestrone che svuota la lotta»

Le critiche si estendono anche ad altre forze politiche: «È incomprensibile pensare di salvare il servizio pubblico dialogando con i massimi esponenti della sanità privata. Questa non è unità: è un “minestrone” che svuota di senso anni di mobilitazioni».

La scelta di non partecipare

Da qui la decisione di non aderire a iniziative ritenute ambigue: «Non siamo disposti a partecipare a una messinscena che riabilita i responsabili del disastro calabrese».

E ancora: «Non accorreremo, pietosi e indignati, al letto del moribondo insieme a chi ne ha decretato la morte».

La linea resta la piazza

Infine, la prospettiva: «La nostra lotta continuerà nelle piazze, tra chi non può permettersi la clinica a pagamento e tra i lavoratori che resistono al precariato».

Con una conclusione netta: «Non confonderemo mai il diritto alla cura con il mercato della malattia».

Tags: AspRifondazione comunistaSanità
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