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Home SANITÀ

Sanità vibonese: la Cgil denuncia «carenze di personale» e «mancanza di risposte dall’Asp»

In conferenza stampa, il sindacato ha evidenziato «il grave deficit di infermieri, oss e tecnici», auspicando «un immediato incontro con i commissari»

Di Ivan Fiorillo
16 Luglio 2025
In SANITÀ
Sanità vibonese: la Cgil denuncia «carenze di personale» e «mancanza di risposte dall’Asp»

Da sinistra Luciano Contartese, Enzo Scalese, Franco Grillo e Tiziana Bagnato

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Fabbisogno di personale, carenze ordinarie e straordinarie e mancati confronti con i commissari antimafia. Questo il quadro della sanità locale dipinto stamattina in una conferenza stampa presso la sede della Cgil di Vibo Valentia, evento che ha voluto fare il punto sulla «critica situazione dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo». La conferenza è stata moderata da Tiziana Bagnato (responsabile ufficio stampa Cgil Calabria), con gli interventi di Enzo Scalese (segretario generale Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo), Franco Grillo e Luciano Contartese (segretari della Funzione pubblica dello stesso sindacato locale).

«Ospedale in alto mare» e «carenze strutturali»

Franco Grillo ha aperto i lavori ribadendo l’impegno pluriennale della Cgil per l’offerta sanitaria vibonese, sottolineando come la realizzazione del nuovo ospedale sia «ancora in alto mare» e come la situazione a Vibo sia «particolarmente complessa». Pur schierandosi dalla parte dei commissari antimafia nella lotta all’illegalità e preannunciando la costituzione di parte civile in eventuali processi, Grillo ha evidenziato «la persistenza di numerosi disservizi».

Franco Grillo, segretario Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo

Il problema principale, secondo il sindacato, è «la carenza di personale, non solo a Vibo ma in tutta la regione». Grillo ha smentito la «disinformazione» riguardo al calcolo del fabbisogno basato su un nuovo algoritmo Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), affermando che «la carenza di offerta è direttamente collegata alla mancanza di personale». Il segretario ha informato di aver «interessato la nostra categoria regionale e la confederazione regionale per capire con certezza quale sia l’algoritmo utilizzato per il calcolo del fabbisogno personale», immaginando che venga utilizzato «a macchia di leopardo, in maniera diversa in base alle necessità».

Ha dichiarato infatti che «ci sono tanti soldi, ma non capiamo come vengano spesi», aggiungendo che la precarietà e la poca attrattività dei bandi «scoraggiano la partecipazione del personale qualificato», lasciando la provincia «sola in un momento delicato». La situazione è aggravata dal fatto che in estate l’utenza si decuplica, «rendendo la mancanza di personale ancora più critica».

Infine Grillo ha lamentato di aver «chiesto un incontro ai commissari straordinari per capire le azioni messe in campo al fine di riportare la legalità nell’Asp, ma ciò non è ancora avvenuto». Per il sindacato «non si può fare ciò senza escludere gli attori principali», ragion per cui la Cgil chiede loro nuovamente di «tener conto dell’invito».

Fabbisogno del personale: una contestazione sui numeri

Luciano Contartese ha approfondito il nodo del fabbisogno del personale, facendo riferimento a una riunione in Asp del 3 luglio che avrebbe mostrato come la sanità calabrese sia «in tilt». Contartese ha contestato l’interpretazione del dca (decreto commissario ad acta) 192 del 2019, che la Regione Calabria «ha adottato per calcolare il fabbisogno», e che sarebbe alla base dei «presunti esuberi di personale». La Cgil denuncia che il metodo utilizzato «non calcola il fabbisogno minimale», portando a una «sottostima drammatica».

Luciano Contartese, segretario Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo

Mancano «80 infermieri a Vibo, il 40% in meno del necessario», ha affermato Contartese, specificando che le carenze riguardano anche «40-50 oss, 19 profili tecnici e almeno una decina di amministrativi». A livello regionale, il deficit complessivo sarebbe di 2.000 infermieri, e «mancano nel complesso tra le 3.000 e le 5.000 figure professionali, inclusi i medici». Un calcolo, quello degli infermieri, oltremodo rilevante, poiché «da esso, in proporzione, si calcola dopo tutto il resto del personale», compresi amministrativi e funzionari. «Questa carenza – ha spiegato – compromette la possibilità di mantenere i servizi, con primari costretti a richiamare personale appena smontato dal turno o a chiamare figure in straordinario, situazioni che vanno contro la legge».

Inoltre, ha sottolineato «la mancanza di decreti attuativi per l’algoritmo di Agenas» e una presunta «errata storicizzazione dei tetti di spesa», rendendo «inutili» le delibere di precariato a soli 3 mesi. Contartese ha anche evidenziato che i fabbisogni «dovrebbero essere triennali, non annuali», e che l’attuale fabbisogno non è ancora stato reso noto a luglio, «in violazione delle norme».

Fronte comune per la legalità e il diritto alla salute

Enzo Scalese ha lanciato un appello per un «fronte comune» che coinvolga tutte le parti interessate. Ha ribadito il diritto della Cgil, in quanto «organizzazione fortemente rappresentata nell’Asp», di intervenire. Scalese ha affermato che, pur partendo loro da Vibo, «situazioni analoghe si riscontrano in molte altre Asp della regione». Ha sottolineato che la gestione della sanità «non può essere trattata come ordinaria» e che, riguardo alla legalità, la Cgil «sarà la prima a voler conoscere e si costituirà parte civile, dando voce agli operatori».

Enzo Scalese, segretario generale Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo

Scalese ha dunque dichiarato che «ormai la sanità è un diritto negato ai calabresi», annunciando che la Cgil porterà le proprie valutazioni tecniche ai commissari («qualcuno dovrà dimostrare se sbagliamo»), e auspica un confronto anche con il commissario regionale ad acta alla Sanità, Roberto Occhiuto. Ha avvertito che, in assenza di risposte, la Cgil metterà in campo proprie iniziative a tutela degli operatori, in quanto «se la sanità non funziona, qualcuno deve sopperire a un sistema che dovrebbe essere pubblico». E pur riconoscendo «l’importanza dei presìdi di vigilanza», Scalese ha insistito che «gli operatori devono essere messi in condizione di lavorare serenamente a beneficio della comunità». Il segretario generale ha terminato con una puntualizzazione sulle «responsabilità che hanno portato al commissariamento, per le quali bisognerà rispondere in futuro».

«Mancanza di consapevolezza»

Franco Grillo ha lamentato poi la mancata partecipazione della popolazione e la «coscienza popolare non matura, anche tra i sindaci», nonostante la Cgil abbia «continuato a tenere i riflettori puntati su Vibo, coinvolgendo anche la propria direzione nazionale». Ha collegato la situazione di Vibo a quella della “Dulbecco” di Catanzaro, suggerendo che «simili problematiche organizzative (non necessariamente di malaffare) potrebbero replicarsi». Grillo ha così ricordato che «i commissari antimafia di Vibo rispondono al Ministero degli Interni, e non al commissario regionale alla Sanità».

Contartese ha quindi ripreso il concetto del tetto di spesa, ipotizzando sia stato «storicizzato malissimo» e affermando che «non può essere invocato come vincolo non sforabile per giustificare la negazione di un diritto fondamentale come la salute; non è un danno erariale».

Da sinistra Luciano Contartese, Enzo Scalese e Franco Grillo

Le voci degli operatori: reparti a rischio

In conclusione, si è dato spazio alle voci degli operatori, che hanno confermato il quadro drammatico. Un operatore Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) di Vibo ha denunciato che «a causa delle ferie del personale interi reparti diminuiranno i posti letto», citando il caso «già attuale del reparto di Neurologia, eccellenza che ha dovuto operare riduzioni per mancanza di infermieri».

Un infermiere della Cot (Centrale operativa territoriale) di Nicotera ha avvertito che «tali strutture territoriali, sebbene possano aiutare gli ospedali a respirare, avranno una falla senza un numero adeguato di personale». Infine, un’infermiera di Serra San Bruno ha testimoniato le difficoltà di chi deve raggiungere l’ospedale da zone remote (fino a 50 minuti di viaggio) e la necessità di «lavorare senza riposare, con straordinari estenuanti, pur di non ridurre i posti letto e mantenere i servizi essenziali».

Il messaggio lanciato ai cittadini, rimarcato da Enzo Scalese, è non fraintendibile: «Tutti dobbiamo impegnarci in questa lotta per il bene di Vibo e il futuro della nostra sanità, nessuno se ne tiri indietro».

Tags: ASP Vibo ValentiaCGIL Vibo ValentiaVibo Valentia
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