Borgo antico, luminoso, popolato. Ha tante storie da raccontare con le sue località: “A Piazza”, “A Statua”, “U Petrario”. E le prime case: quella “di don Cesari”, “du Cani Masculu”, “di masciu Conu”, “di “’Ntoni Pugliese”. E poi c’erano: “l’eremita”, che viveva nei pressi della chiesa e “ u Teologu”, proprietario dell’unica bottega alimentare. Santa Maria, oltre al cemento, ha l’anima: conserva voci, soprannomi, racconti di famiglie, di fede, mette insieme il novecento, ci restituisce uno spaccato.
Chi vi scrive su Santa Maria ha sempre ascoltato narrazioni: la pasta cucinata sulla legna con l’acqua del mare, la parlata delle mogli dei pescatori che venivano da fuori con i bambini, le notti calde con i materassi a terra, nelle case della chiesa, affittare per poche lire, la curiosità per le prime ville, le corse in una spiaggia desolata, che terminava dove iniziava la vegetazione, le messe la domenica disturbate dal rumore delle onde.

E, ancora, i viaggi trainati dall’asilo, chilometri lenti, profumati. I bagnanti erano tutti spilingesi. I pescatori venivano da Gioia Tauro e da Bagnara, definiti questi ultimi “i bagnaroti”. Le mogli dei pescatori portavano, ancora nel dopoguerra, gli abiti tipici che le contraddistinguevano: gonna ampia e arricciata e il fazzoletto in testa. I pesci migliori venivano mandati alla stazione, trasportati in testa nelle ceste. La sera marinai e bagnanti recitavano il Santo Rosario. Nelle foto d’epoca si vede una spiaggia lunga e spaziosa. Le casette appaiono piccole e addossate, dallo stile molto essenziale e si scorgono quasi sempre le barche.
Questa era Santa Maria. Un romanzo verista, che arriva agli anni sessanta, perché successivamente vi è stato una esplosione di cemento.

La chiesa
Una devozione mariana legata alla piccola chiesa, curata in passato dai Padri Gesuiti del Collegio di Tropea, divenuta chiesa campestre e dedicata a Maria Santissima di Loreto nel XVIII secolo. Come si legge sul portale della Pro Loco di Capo Vaticano: «La chiesetta subì danni a causa del terremoto del 1783 e venne eretta una croce votiva con la data del 1784 a circa 100 metri di distanza, di fronte al mare. Quel punto costituì il limite del percorso della processione nel giorno della festa, Lunedì dell’Angelo».
Sotto la dominazione francese si costruì un fortilizio militare, ma nel 1915 «dopo la sconfitta dei francesi nella battaglia di Sant’Eufemia, gli abitanti distrussero il forte e ricostruirono la chiesa, aumentandone la lunghezza e l’altezza. In quella occasione fu istituita la festa della Galilea». È santuario diocesano dal 1974.

Il borgo oggi
Oggi Santa Maria è un borgo che mantiene la sua unicità solo in piazzetta. Gli anni del boom hanno devastato la vegetazione, cementificando ogni centimetro e intonacando l’identità storico naturalistica del luogo. È una località di mare, più urbana rispetto alle altre limitrofe, ma senza un piano. L’esigua vegetazione si concentra in località Fortino dove compare la scultura di Bruno Pelaia, realizzata negli anni settanta. Magistrato morto durante una immersione nelle acque antistanti. Possiamo, tuttavia, immaginare, annusando le vecchie foto, come si vivesse in estate a Santa Maria prima della metà degli anni settanta: con la semplicità del dopoguerra e un desiderio velato di leggerezza. Un modo grezzo di vivere il mare, lontano dai rumori odierni, come Brancaleone ne “Il Carcere” di Pavese.























